«One day», il riomanzo di David Nicholls diventa serie tv su Netflix
«One day» (Netflix)

La piattaforma streaming ha deciso di fare una serie televisiva, disponibile online da giovedì 8 febbraio. Lo show, intitolato come i predecessori One Day, non ha l’ambizione di raccontare l’amore senza età, il rincorrersi di due anime predestinate e la tragedia – universalmente percepita come tale – di separazioni e allontanamenti.

One Day, in Italia tradotto con Un Giorno, è stato un best-seller per ragazzini e sognatori, per gli eterni romantici, certi che il destino vinca sempre sul libero arbitrio. Il romanzo, scritto da David Nicholls, è stato pubblicato nel 2009 e, due anni più tardi, con Anne Hathaway e Jim Sturgess protagonisti, ha debuttato al cinema: un film senza infamia e senza lode, caratterizzato forse dal tentativo di rendere più universale quell’amore post-liceale.

One Day, così come Hollywood lo ha rimasticato, ha rappresentato un tentativo di crescita. Un tentativo che Netflix, invece, ha deciso di rinnegare. La piattaforma streaming, di quel romanzo e di quel film, ha deciso di fare una serie televisiva, disponibile online da giovedì 8 febbraio. Lo show, intitolato come i predecessori One Day, non ha l’ambizione di raccontare l’amore senza età, il rincorrersi di due anime predestinate e la tragedia – universalmente percepita come tale – di separazioni e allontanamenti. Al contrario, la serie televisiva sembra essere stata costruita con lo scopo di parlare ad un solo pubblico, ad un solo segmento: ai ragazzi delle prime esperienze, la testa ancora piena di bei sogni. One Day è la risposta internazionale a Tre Metri Sopra Il Cielo, una storia di formazione in cui il bisogno di credere nel mito platonico della mela sia più forte di ogni cinismo.

Emma e Dexter sono due ventenni, quando si incontrano la prima volta. È sera, una festa di laurea, fuori l’estate del 1988. Si parlano, lei capitola, lui abbozza, cede e, la mattina dopo, ritratta. Non avrebbero avuto la grande storia che Emma sognava, ma sarebbero rimasti amici. Amici da ventenni e dopo, amici adulti, capaci di riporre i propri sentimenti in un angolo ben custodito del cervello, lasciando alla razionalità il compito di dirimere la relazione umana. Emma è l’amica onnipresente, giudice severo ma lucido degli intrallazzi di Dexter, delle sue pessime abitudini, dei suoi spigoli. Non aspetta e non s’aspetta niente. Vive, e la sua vita sembra essere indissolubilmente legata a quella di Dexter. E ad ogni litigio segue la pace, ad ogni addio un incontro inaspettato.

One Day, come il libro e il film prima di lei, si muove lungo l’arco di decenni, concedendo tempo e spazio ai suoi protagonisti, seguendoli ogni anno, sempre lo stesso giorno. È il 15 luglio, la data della festa che fu. La data che torna, di capitolo in capitolo, di episodio in episodio. La serie televisiva, con Ambika Mod (This Is Going to Hurt) e Leo Woodal (The White Lotus) ad impersonare Emma e Dexter, procede come il libro, ma i protagonisti sono giovani, giovanissimi, la loro relazione raccontata come quella di due adolescenti. One Day, nell’interpretazione che ne ha dato Netflix, è un invito a credere che esista un disegno già scritto, un disegno non sempre sensato o felice. Ed è, perciò, un invito a parlare, ad ascoltarsi, a non lasciare che timori e paure frenino i desideri individuali.

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