• L’attività dei genitori nel 2017, con il Bullo via da Palazzo Chigi, ha registrato un calo. Difficile che abbiano pagato la casa nuova.
  • Luigi Dagostino arrestato perché mandò carte false ai pm. Mentre era indagato per autoriciclaggio, l’ex socio di babbo Tiziano consegnò verbali tarocchi in Procura. Poi sono scattate le manette.

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Resta ancora un mistero la provenienza dei 400.000 euro spalmati su quattro assegni circolari del Banco di Napoli e utilizzati il 13 giugno scorso da Matteo Renzi e dalla moglie Agnese Landini per pagare la caparra per la nuova villa di via Tacca 2 a Firenze. L’ex premier non ha spiegato da dove provengano quei soldi, dopo che a gennaio aveva dichiarato di avere sul conto solo 15.850 euro.

Di certo l’ex premier non sembra avere problemi economici nonostante abbia da pagare diversi mutui (per un totale di circa 4.250 euro al mese) e sfoggi un tenore di vita elevatissimo. Abbiamo già raccontato che a giugno ha utilizzato un jet privato per raggiungere Washington e ha recentemente risposto in diretta alle domande di Lucia Annunziata spaparanzato nel giardino del suo buen retiro estivo, l’hotel Villa Roma Imperiale di Forte dei Marmi: un posto che, in questa stagione, costa per due adulti e tre adolescenti (Matteo ha tre figli) circa 2.800 euro a notte. L’albergo appartiene alla famiglia Maestrelli; uno degli eredi, Riccardo, con il governo Renzi è stato nominato consigliere d’amministrazione di Cassa depositi e prestiti immobiliare; Maestrelli jr è anche un finanziatore ufficiale dell’ex presidente del Consiglio.

Ma da dove arrivano i soldi necessari per vivere in tanto lusso e, soprattutto, per pagare la caparra, dovendo mantenere pure tre ragazzi? Certo lo stipendio da senatore non è male: si aggira sui 5.300 euro netti a cui bisogna aggiungere 3.500 euro di diaria, ma non è sufficiente a spiegare l’improvvisa opulenza.

È vero che restano in piedi le fondazioni del renzismo, da Eyu a Open (mentre Noi link è in disarmo), però, è difficile credere che con esse vengano pagati gli sfizi del leader. Il denaro utilizzato per la caparra proviene allora dai risparmi dei genitori di Matteo, Tiziano e Laura, che dal 2013, con il figlio presidente del Consiglio, hanno visto crescere i propri affari in maniera esponenziale, tanto che il fatturato è passato dal 2013 al 2016 da 1,9 milioni a 7,278?

In realtà non sembra essere l’anno giusto per questo investimento. Infatti nel 2017, in concomitanza con l’addio a Palazzo Chigi di Matteo e l’esplosione della vicenda Consip, il fatturato dell’azienda di famiglia, la Eventi 6, è calato di ben 1 milione di euro, fermandosi a 6.209.998 euro. I costi per servizi sono scesi più o meno della stessa cifra, così da pareggiare la perdita di fatturato. A livello di investimenti immobiliari viene citato un fabbricato civile del valore di 924.000 euro, molto probabilmente si tratta degli appartamenti contenuti nella vecchia sede di Rignano sull’Arno, ricomprata nel 2016 grazie a un mutuo chirografario da 1,3 milioni contratto con il Monte dei Paschi di Siena (nel rogito si legge che magazzino, ufficio e 5 appartamenti sono stati acquistati al prezzo di 1.325.000 euro). Nel bilancio 2017 viene indicato un ulteriore investimento del valore di circa 240.000 euro, sul quale, però, non vengono forniti ulteriori dettagli. Va segnalato che nel 2017 ci sono state diverse ristrutturazioni e variazioni di destinazioni d’uso che hanno portato alla creazione di tre uffici e di una grande abitazione di 10 vani. Il costo per il personale della Eventi 6 è stato di 118.000 euro, 10.000 in più dell’anno precedente. L’utile è migliorato passando da 114.765 euro a 135.298.

La famiglia, nel bilancio approvato nell’assemblea del 30 aprile 2018, ultimo giorno utile per espletare la pratica, in mezzo al ponte dell’1 maggio, ha denunciato la possibile causa del calo del fatturato: giornali e tv. Nella nota integrativa si legge: «La società ha resistito grazie agli investimenti degli anni precedenti, nonostante il reiterato attacco mediatico verso alcuni membri della famiglia (Tiziano, Laura e anche Matteo? ndr), che si è esteso nel disegno premeditato di minare la credibilità dell’azienda, sebbene la stessa operi sul mercato da quasi 35 anni ed abbia un ottimo rating bancario». Più o meno gli stessi concetti erano stati espressi nel penultimo bilancio, quello del 2016, dove veniva denunciata «la grande campagna mediatica falsa, avversa e talvolta denigratoria nei confronti del responsabile commerciale Tiziano Renzi – il quale aveva avuto intuizioni importanti legate alla promozione ed allo sviluppo di mall di lusso, che sono naufragate, nonostante un business plan di assoluto interesse». Peccato che secondo la Procura di Firenze alcuni di quei progetti mai realizzati sarebbero stati veicoli per incassare centinaia di migliaia di euro dall’immobiliarista Luigi Dagostino, probabilmente in cambio di un’attività di lobbying. La stessa, che secondo la Procura di Napoli e i carabinieri del Noe avrebbero dovuto consentire a Tiziano Renzi di incassare 30.000 euro al mese dall’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, finito sotto inchiesta per corruzione. Nel bilancio 2016 i Renzi sottolinearono anche che «trent’anni di rapporti positivi e corretti con i clienti – hanno consentito non solo di limitare le perdite, ma di conseguire un fatturato che sta tornando verso i livelli del 2008 – prima, per intendersi, che un familiare in politica creasse oggettive limitazioni di contesto (…)».

Ma se le inchieste mediatiche e giudiziarie non avevano danneggiato il bilancio del 2016, hanno invece guastato quello del 2017. Nelle considerazioni finali firmate dalla Bovoli c’è, però, anche spazio per uno spiraglio di luce: «Per il 2018 l’obiettivo dell’impresa è quello di continuare ad essere una società di riferimento per il settore, cercando di ampliare il numero dei clienti e dei servizi offerti». In attesa del rilancio, l’utile è stato destinato «interamente a riserva straordinaria». Quindi quei soldi non sono stati investiti per la nuova casa di Matteo. Per scoprire da dove vengano i 400.000 euro, quindi, bisognerà bussare a un’altra porta.


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