Se non fosse per il numero ancora alto dei morti a causa del coronavirus, i dati forniti ieri dalla Protezione civile sull’andamento dell’epidemia in Italia potrebbero essere salutati positivamente.
«Siamo in un trend discendente, con le curve dei contagiati, dei ricoverati e dei deceduti che hanno uno sfalsamento temporale e che trovano evidenza anche nei dati giornalieri», ha detto ieri il presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, in conferenza stampa.
E infatti l’ultimo bollettino riporta ancora un calo significativo delle persone ricoverate. Per la prima volta dal 20 marzo, i pazienti più gravi sono scesi sotto quota 3.000: in terapia intensiva si trovano 2.936 persone, 143 in meno del giorno precedente. I ricoverati con sintomi sono 26.893, in diminuzione di 750 unità, il calo giornaliero più netto dall’inizio dell’emergenza.
I guariti raggiungono quota 40.164, per un aumento in 24 ore di 2.072 persone, cifra molto positiva rispetto a mercoledì, quando erano stati dichiarati guariti in 962.
L’aumento dei malati (cioè le persone attualmente positive) è stato pari a 1.189 unità (il giorno prima erano stati 1.127) mentre i nuovi contagi rilevati nelle ultime 24 ore sono stati 3.786 (+1.119). Per poter comprendere meglio questi numeri, vanno come sempre considerate le cifre relative ai tamponi processati, che ieri erano pari a 60.999, il numero più alto di sempre, in aumento di ben 17.284 unità rispetto al giorno prima. Il rapporto tra tamponi fatti e casi individuati è di un malato ogni 16,1, il 6,2%, il secondo miglior valore dall’inizio dell’epidemia. Negli ultimi giorni la media è stata dell’8,6%. Complessivamente sono 1.178.403 i tamponi effettuati dall’inizio dell’emergenza, circa 570.000 quelli fatti in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. In totale, gli attualmente positivi al Covid-19 sono 106.607.
I decessi restano alti. In 24 ore sono morte infatti 525 persone (mercoledì le vittime erano state 578), portando il totale delle vittime a 22.170. Cresce come ogni giorno anche il bilancio delle morti tra gli operatori sanitari: due nuovi decessi tra i medici e uno tra i farmacisti, che portano il totale rispettivamente a 127 e a 9 nelle due categorie.
Per quanto riguarda la Lombardia, sono 63.094 i positivi rilevati, con un aumento di 941 nuovi casi, mentre il giorno prima era stato di 827, ma ieri i tamponi processati sono stati 10.706, rispetto ai poco più di 7.000 del giorno precedente. I decessi sono 11.608 con un aumento di 231 vittime, mentre mercoledì erano state 235. Calano di 42 unità i ricoveri in terapia intensiva, ieri 1.032, e soprattutto negli altri reparti, dove sono presenti 11.356 pazienti (-687).
La provincia lombarda con l’aumento più alto di positivi nelle ultime 24 ore è ancora Milano, con 277 nuovi contagi, dei quali 102 in città. A Brescia i nuovi positivi sono 168, a Bergamo 45, a Como 79, a Varese 79, a Monza 54, a Lodi 39, a Pavia 74, a Mantova 36, a Cremona 71, mentre sono solo cinque i nuovi casi a Sondrio e quattro quelli a Lecco.
Il vicepresidente della Regione, Fabrizio Sala, ha spiegato che «ci sono dati migliorativi ma siamo ancora in Fase uno», sottolineando anche che la mobilità è salita al 42% rispetto a un giorno normale, movimenti molto maggiori del 25% dei giorni di Pasqua e Pasquetta. «La mobilità si è sicuramente alzata per l’aumento delle attività produttive, però ricordo l’appello al distanziamento sociale e a rimanere a casa se possiamo», ha aggiunto Sala.
La prudenza è d’obbligo, ma si inizia a guardare al futuro, seppur tutti consapevoli che la ripartenza sarà lenta. Gli italiani attendono con speranza l’estate, che sarà sicuramente diversa dalle precedenti ma, presumibilmente, con le dovute precauzioni, fuori casa.
«Lo dico senza valenza scientifica ma mi auguro, e spero di non sbagliare, che il caldo rallenterà il contagio e renderà il virus meno aggressivo. Mi auguro che chi dice questo abbia ragione e che il 4 maggio, data di termine dei precedenti provvedimenti, si possa ricominciare una ripresa graduale come è stato detto», ha dichiarato il governatore lombardo, Attilio Fontana.
Della stessa linea il presidente del Veneto, Luca Zaia: «Se ci sono i presupposti di natura sanitaria dal mondo scientifico, dal 4 maggio o anche prima si può aprire con tutto. Dobbiamo essere tutti pronti con dispositivi, regole, ovviamente negoziati con il mondo delle parti sociali e quello dei datori di lavoro».
Più cauto invece Gianni Rezza: «È presto per dire come si comporterà questo virus nel periodo estivo, ma qualsiasi cosa si faccia bisognerà rispettare misure di distanziamento», ha chiarito il direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Iss, ipotizzando delle vacanze scaglionate: «Non ci sarà il Ferragosto che c’è sempre stato, ci sarà distanziamento degli ombrelloni. In qualsiasi caso spero gli italiani possano fare le vacanze. Ce lo meritiamo tutti».
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