Kiev: «Controffensiva in ritardo». E l’Ue versa altri aiuti da 1,5 miliardi
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  • Gli invasi confermano la lentezza dell’avanzata, mentre Mosca guadagna terreno a Donetsk. Presto a Volodymyr Zelensky altri tank dalla Spagna, oltre al denaro da Bruxelles. Allarme Aiea: «Mine vicino alla centrale di Zaporizhzhia».
  • Francia e Germania contro la proroga del divieto di import chiesta dai Paesi confinanti con l’Ucraina. Il Cremlino ribadisce l’impossibilità di un’intesa e attende i leader africani.

Lo speciale contiene due articoli.

Che la controffensiva ucraina vada a rilento ormai non è più una notizia. Sono gli stessi ucraini ad ammetterlo, ma su ciò che ha causato questa parziale sconfitta c’è ancora molto da dire. Rivista Italiana Difesa, che segue da vicino il conflitto, scrive che molto del ritardo è dovuto all’impreparazione delle unità. Le forze di Kiev, insomma, sono partite quando ancora non erano pronte. Costrette alla partenza forse dalla troppa comunicazione che si era fatta intorno al tema. Troppo poco tempo per impiegare al meglio mezzi di concezione molto diversa, debole supporto aereo, non compensato dal fuoco in profondità dell’artiglieria. E poi le difese russe – scaglionate in profondità, indurite e intervallate da estesi campi minati – affrontate peraltro con pochi veicoli specializzati del Genio. Oryx, il sito web olandese di analisi sulla difesa e l’intelligence, parla di 45 Bradley perduti (non si sa quanti recuperabili, forse una decina) e di undici Leopard 2.

«Secondo nostre fonti sul campo» scrive Rid, «le perdite in realtà sarebbero più alte: una sessantina di Bradley – cifra peraltro compatibile con i 77 Bradley di nuova fornitura annunciati dagli americani dall’inizio della controffensiva – e una ventina di Leopard 2 (il 25% dei Leopard 2 forniti a Kiev). Numeri in ogni caso molto alti, e nel medio-lungo periodo non sostenibili (a meno che le fabbriche in Occidente non vengano poste in regime di guerra… per davvero). Carri e blindati, allo scoperto, sono rimasti vittime dell’artiglieria, dei campi minati e degli elicotteri da combattimento russi, che hanno iniziato ad usare in maniera più sistematica missili controcarro».

Intanto all’inizio di agosto saranno consegnati alle forze armate ucraine gli ultimi quattro carri armati Leopard 2A4 che la Spagna aveva promesso tempo fa al governo di Kiev: i mezzi, informa una nota del ministero della Difesa spagnolo, sono partiti ieri dal porto di Santander su una nave con altro materiale militare e umanitario. Oltre ai tank, sono stati spediti dieci veicoli blindati M-113 per il trasporto delle truppe, dieci camion da carico, un veicolo blindato multiuso e cinque ambulanze, di cui due blindate.

Intanto, ieri la Casa Bianca è tornata sull’attentato con i droni ucraini del giorno precedente: «Per quanto riguarda gli attacchi con i droni a Mosca, siamo stati chiari sul fatto che, in generale, non sosteniamo gli attacchi all’interno della Russia». Dall’Unione europea intanto arriva la sesta tranche di aiuti. Lo annuncia la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen: «Mentre la Russia continua la sua guerra spietata, noi continuiamo a sostenere l’Ucraina. Oggi abbiamo versato altri 1,5 miliardi di euro per contribuire al funzionamento dello Stato e alla riparazione delle infrastrutture. Ne arriveranno altri». E arrivano anche nuove indiscrezioni dal Washington Post, secondo cui i servizi di sicurezza russi avevano avvertito il presidente Vladimir Putin con almeno due o tre giorni di anticipo che il fondatore del gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, stava preparando una possibile ribellione. Nonostante questo, però, il presidente russo non avrebbe fatto nulla. Mentre ieri la Duma ha deciso di innalzare dai 27 ai 30 anni il limite massimo per la chiamata alla leva dei russi.

Passando al campo di battaglia, Mosca avrebbe riconquistato 2 km in 24 ore a Donetsk, e accusa Kiev di aver tentato di attaccare una nave russa nel Mar Nero. Ed è proprio lì che la situazione è sempre più tesa a causa dello stop all’accordo sul grano. I media russi riportano che il traffico di traghetti e barche nella baia di Sebastopoli è stato sospeso. Il Guardian rivela che l’ambasciatrice del Regno Unito presso le Nazioni Unite, Barbara Woodward, ha affermato che la Russia ha piazzato ulteriori mine nel Mar Nero e potrebbe attaccare navi civili. Queste informazioni sono state condivise dal primo ministro britannico Rishi Sunak con l’intelligence ucraina e con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, durante il loro colloquio telefonico di ieri. E di altre mine si parla anche riguardo la centrale nucleare di Zaporizhzhia. In un comunicato viene spiegato infatti che, durante una perlustrazione del 23 luglio scorso, la squadra dell’Aiea ha trovato alcune mine situate in una zona cuscinetto tra le barriere perimetrali interne ed esterne del sito. Gli esperti hanno riferito che si trovavano di fronte all’impianto e non nei reattori come si diceva. «Come ho riferito in precedenza, l’Aiea era a conoscenza del precedente posizionamento di mine al di fuori del perimetro del sito e anche in particolari punti all’interno. La nostra squadra ha fatto presente questa specifica scoperta e gli è stato detto che si tratta di una decisione militare e in un’area controllata», ha affermato il capo dell’Aiea, Rafael Grossi. «Ma avere tali esplosivi sul sito è incoerente con gli standard e le linee guida sulla sicurezza nucleare. Questo crea ulteriore pressione psicologica sul personale dell’impianto». Infine, chiarisce che «la valutazione iniziale basata sulle proprie osservazioni e sui chiarimenti dell’impianto è che qualsiasi detonazione di queste mine non dovrebbe influire sui sistemi di sicurezza e protezione nucleare del sito».

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