La mobilitazione italiana in difesa di Asia Bibi rischia di non sortire effetti. La Farnesina nutre, infatti, poche speranze che la donna, che si trova ancora in Pakistan, possa essere accolta nel nostro Paese. Più probabile, rivelavano ieri pomeriggio fonti del Viminale alla Verità, che la sua destinazione siano i Paesi Bassi, che meglio e più velocemente si sono mossi a livello diplomatico. Poi ieri sera il suo legale, Saif Ul Malook, ha spiegato alla Cnn che una domanda di asilo è stata presentata in Olanda per la donna, suo marito e le figlie. E così le speranze italiane si sono ridotte al lumicino.
Sulla questione era intervenuta la commissione Affari esteri della Camera con una risoluzione «per favorire la protezione» della donna condannata alla pena capitale per blasfemia nel 2010 e assolta dopo otto anni dalla Corte suprema. Per martedì prossimo, invece, è previsto un sit in dalle 14 alle 15 a piazza del Campidoglio a Roma, organizzato dalla fondazione Citizengo e a cui hanno già aderito i gruppi consiliari della Lega e di Fratelli d’Italia per chiedere al sindaco Virginia Raggi di esporre la foto della donna pachistana sulla facciata del Comune in segno di solidarietà per i cristiani perseguitati nel mondo. L’associazione, ha spiegato il direttore Filippo Savarese, «si offre per sostenere tutte le spese necessarie a realizzare e stampare la foto».
Ma con la mossa di ieri sera del legale rischiano di cadere nel vuoto le parole diffuse martedì dal ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, che aveva dichiarato di essere, con la Farnesina, «in sintonia con le istanze espresse da tanti italiani» e di «seguire con massimo impegno e attenzione la situazione della signora Asia Bibi, in stretto collegamento con l’ambasciata d’Italia in Pakistan e mantenendo un costante coordinamento con tutti gli Stati interessati». La nota si chiude affermando la disponibilità della Farnesina a «dare seguito alle determinazioni che il governo potrà assumere». Ma queste non sono arrivate, nonostante l’intento del ministro dell’Interno Matteo Salvini. Così come non sembra essersi mosso in tempo il nostro ambasciatore in Pakistan, Stefano Pontecorvo, bruciato dalla collega olandese Ardi Stoios-Braken, per questo già finita nel mirino degli estremisti islamici.
Attivissima è invece stata l’Olanda, che ha offerto asilo politico temporaneo all’avvocato di Asia Bibi, Saif Ul Malook, fuggito subito dopo la lettura della sentenza di assoluzione. Lo ha annunciato su Twitter il ministro degli Esteri del Paese, Stef Blok. Il legale potrà usufruire del programma Shelter city, destinato ai difensori dei diritti umani, ha spiegato il ministro, sottolineando che «la situazione di Asia Bibi ha la piena attenzione». L’interessato ha negato al quotidiano Pakistan Today di avere chiesto per sé asilo politico all’Olanda. «Sta a loro decidere», ha commentato, aggiungendo di essere ospite di un’organizzazione cristiana olandese. Ieri, intanto, Asia Bibi ha vissuta la sua prima giornata da donna libera dopo anni dietro e sbarre. «Grazie a Dio. Sia lode al Signore. Sono libera», ha detto. Ha rivolto all’Altissimo le sue prime parole appena ha rivisto il cielo fuori dal carcere femminile di Multan, dove è stata reclusa, come ha raccontato Vatican Insider citando fonti vicine alla famiglia.
La donna, imbarcata mercoledì intorno alle 22 su un volo di Stato verso la capitale Islamabad, è stata trasferita in una località segreta e sotto protezione costante. A bordo con lei ci sarebbero stati alcuni funzionari dell’ambasciata dei Paesi Bassi, dove si trova già il suo legale. Finalmente ha potuto riabbracciare suo marito, Ashiq Masih. Si è trattato di un’operazione assai delicata vista l’attenzione suscitata dal caso. Basti pensare che, come riferito a Vatican Insider da fonti giudiziarie in Pakistan, due mesi fa due guardie del penitenziario di Multan sono state arrestate in quanto stavano organizzando l’omicidio della donna.
Secondo la Bbc, in realtà Asia Bibi avrebbe già lasciato il Pakistan diretta verso una destinazione sconosciuta. Ma questa ricostruzione è stata smentita dal portavoce del ministero degli Esteri di Islamabad. «È ancora in Pakistan», ha detto Muhammad Faisal citato dall’Afp. Alle minacce degli islamisti di rivolta contro il governo è poi seguita la doccia fredda del ministero dell’Informazione del Pakistan, Fawad Choudhry, che ha definito «fake news» le notizie sulla liberazione di Asia Bibi. Mohamed Faisal, portavoce del ministero degli Esteri, ha poi spiegato che la donna «è una cittadina libera», ma che «lascerà il Paese solo se la Corte suprema respingerà l’istanza di revisione della sentenza, presentata contro la sua assoluzione». Una dichiarazione che fa gioco al governo di Islamabad per tenere a bada i fondamentalisti che stanno organizzando proteste che si attendono violente.
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