A Milano sono quasi 3.000 le occupazioni consolidate su un patrimonio di 47.000 alloggi popolari gestiti dall’Aler. Nel 2023 sono stati effettuati 237 sgomberi in flagranza, cioè quando a fronte di una segnalazione gli occupanti abusivi vengono immediatamente allontanati. Bastano questi numeri per capire la gravità della situazione. L’Aler, il più grande ente di edilizia residenziale pubblica in Italia, ha una rotazione di circa 1.200 alloggi che vengono disdettati e quindi sistemati per essere riassegnati. Spesso durante la fase di ristrutturazione questi appartamenti, vengono occupati, spiega il presidente dell’istituto dell’edilizia residenziale pubblica, Angelo Sala. «Il meccanismo è collaudato, si mandano avanti minori o donne che dichiarano di essere incinte e si diventa intoccabili». Per avere un’idea di come le organizzazioni della malavita che gestiscono le occupazioni, controllano in modo massiccio il territorio, Sala fa l’esempio di via Bolla dove a novembre scorso è stata sgomberata una palazzina con 156 alloggi di cui 90 abitati abusivamente. «C’erano 56 famiglie, tutte rom. Un’intera comunità si era impossessata di un immobile pubblico. Quando sono stati a suo tempo sgomberati i campi rom, ad alcuni di loro erano stati assegnati dal Comune alloggi di Aler. Negli anni, alcuni di questi hanno fatto da sentinelle, in questo modo appena si liberava qualche appartamento chiamavano altri connazionali e occupavano». Il responsabile sicurezza dell’Aler, Mirko Talamona spiega che «ci sono vere e proprie bande organizzate che prendono i locali e chiedono agli occupanti il pagamento di una sorta di affitto, se la permanenza è provvisoria, da 200 a 300 euro mensili in media, ma anche di più in base alla tipologia dell’alloggio e al quartiere, oppure vendono proprio l’alloggio e in questo caso si va da mille a 3.000 euro».
Presidente Sala le occupazioni sono quindi in mano a clan?
«Spetta agli investigatori dirlo. Noi abbiamo testimonianze di alcuni episodi dalle quali emerge che chi sfonda le porte non è chi ci andrà ad abitare. Sono persone organizzate con attrezzature da scasso che dopo consegnano l’alloggio quasi sempre a una donna con bambini, o incinta o con anziano o disabile. Ed emerge questo passaggio a fronte di consegna di denaro. Qualche anno fa a San Siro, dove ci sono 5.500 alloggi di cui 900 occupati abusivamente soprattutto da africani, nel corso di indagini sono stati arrestati 5 egiziani che secondo gli inquirenti gestivano il racket degli inquilini abusivi. Ebbene si è passati da 5-6 occupazioni al giorno a zero. È la dimostrazione che esistono strutture organizzate».
Quindi la natura delle occupazioni è cambiata nel tempo?
«Mentre nel passato gli occupanti erano coloro che erano in attesa nella graduatoria per la regolare assegnazione di un alloggio popolare, ma con un punteggio tale da avere poche possibilità di accedere a una casa, oggi tutti i nuovi nuclei abusivi non hanno mai presentato una domanda regolare. Sanno che ci sono queste organizzazioni pronte ad approfittare e sfruttare la loro condizione di bisogno, delle specie di agenzie immobiliari delle occupazioni».
Ma come mai non si procede subito allo sgombero?
«La legge mette paletti precisi che le organizzazioni malavitose conoscono bene e sanno aggirare. Se c’è una situazione di fragilità, nessuno può essere allontanato. Chi arriva sa dove deve andare e quali sono le condizioni per evitare lo sgombero. C’è qualcuno che li istruisce».
Questo servizio ha un costo.
«Certo. Noi indirettamente abbiamo saputo che le organizzazioni si fanno pagare da 500 a 3.000 euro in base alla tipologia e all’ubicazione dell’alloggio. Come gli scafisti che fissano un prezzo per le traversate. Poi accade che spesso chi occupa, subaffitta. Di giorno c’è una donna con un minore e di notte subentrano un paio di famiglie. Non abbiamo la possibilità di intervenire».
Significa tolleranza zero?
«Esattamente. C’è un buonismo e un permissivismo dilagante. È un fenomeno che interessa tutte le grandi città. Come vicepresidente di Federcasa che riunisce gli enti dell’edilizia popolare, sento dai colleghi di altre Regioni le stesse preoccupazioni e dinamiche. Sono saltate tutte le regole. Ci sono situazioni di abusivismo che vanno avanti da oltre vent’anni perché ad ogni tentativo di sgombero, subentrano nuove problematiche spesso riconducibili alla presenza strumentale di casi di fragilità e tutto si blocca».
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