Per quanto tempo ancora il Quirinale potrà restare immobile senza mettere a rischio la fiducia degli italiani nella prima istituzione repubblicana? Per quanto tempo ancora Sergio Mattarella potrà coltivare il suo imbarazzato silenzio senza alimentare il sospetto che stia coltivando una sua propria ambizione? Sono interrogativi che chiunque abbia a cuore la legalità dovrebbe porre.
Mentre i cittadini subiscono un trattamento da sudditi, con il radicarsi dell’abolizione della prescrizione, si fanno sempre più insistenti le voci su un accordo tra Pd e M5s per la rielezione di Mattarella, vero garante del governo giallorosso. Questo intreccio tra prescrizione e rielezione giustificherebbe anche il silenzio del Pd sulla legge sciagurata del Guardasigilli. Il Pd infatti aveva annunciato proposte che però non si sono viste e ha finito per mettersi in rotta di collisione con Matteo Renzi, che continua a minacciare di votare contro insieme a Forza Italia. A confermare che c’è un lavorio sotto traccia per far ingoiare agli italiani la morte della civiltà giuridica sta l’inazione di Andrea Orlando, attuale vicesegretario del Pd, che da ministro della Giustizia aveva fatto una legge sul tema. Sappiamo che Mattarella si è appellato alla Costituzione materiale per giustificare la nascita del peggiore governo che l’Italia abbia mai avuto e i dati economici, a tacer d’altro, stanno lì a dimostrarlo. Ma Mattarella davanti a quell’obbrobrio giuridico partorito da Alfonso Bonafede sulla prescrizione non ha mosso un dito. Perché? Ci sia consentito di osservare che lo Stato è un male necessario – come ci insegna John Locke, massimo filosofo liberale – che si giustifica solo per l’esercizio della giustizia sottratta al monarca e per la difesa. Ed è in virtù di queste prerogative riconosciute allo Stato che si giustificano le tasse. Mattarella ha detto: «L’evasione fiscale è indecente». Vero, presidente. Ma cosa c’è di decente in uno Stato che considera i cittadini imputabili a vita perché non è in grado di amministrare la giustizia? Lo ha chiaramente ammesso il primo presidente della Cassazione, Giovanni Mammone, che ha anche evidenziato come i ricorsi dei richiedenti asilo di fatto paralizzino la suprema Corte. Lo hanno sottolineato tutti i procuratori generali delle corti d’Appello e converrà ricordare che lo stato dell’amministrazione della giustizia è comatoso. Basta osservare due fatti. Ormai gran parte del contenzioso civile è in mano ai Got (giudice onorario di tribunale), la cui terzietà è in alcuni casi discutibile. Basta infatti essere avvocato in una provincia diversa per esercitare la funzione giudicante. Ebbene, l’Italia ha province che si toccano e la terzietà discutibile ha generato un abnorme aumento di ricorsi in Appello in sede civile. Ciò che vale per i Got vale anche per i viceprocuratori onorari chiamati a esercitare l’accusa. Gran parte della giustizia italiana è in mano a non magistrati! È ancora tollerabile che i penalisti di Milano contestino apertamente un membro del Csm, quel Piercamillo Davigo ispiratore della legge che abolisce la prescrizione e con essa qualsiasi traccia di civiltà giuridica nel Paese, senza che il presidente del Csm nulla dica? È sostenibile che il procuratore generale di Milano, Roberto Alfonso, dica che «la sospensione della prescrizione non servirà ad accelerare i tempi del processo, semmai li ritarderà e presenta rischi di incostituzionalità», senza che il primo garante della Costituzione nulla dica? Il capo dello Stato, da presidente del Csm, alla deflagrazione del caso Palamara disse che si doveva voltare pagina, che avrebbe vigilato e che «indipendenza e totale autonomia dell’ordine giudiziario sono principi basilari ed elementi irrinunciabili per la Repubblica, la loro affermazione è contenuta nella Costituzione, ma il suo presidio risiede nella coscienza dei nostri cittadini e questo va riconquistato». Chiediamo: è non sapendo più nulla sulle inchieste che riguardano Luca Palamara e il suo intreccio di relazioni per condizionare le nomine ai vertici delle Procure ed è considerando i cittadini imputati a vita che si riconquista quella fiducia? È ben strano che il presidente nulla dica di norme che deprimono tre principi fondamentali della Costituzione: il diritto inviolabile alla difesa (24), la presunzione d’innocenza (27) e il giusto processo (111)? Lo sa il nostro presidente che con i soldi dei cittadini si pagano oltre 42 milioni all’anno di risarcimenti per ingiusta detenzione, avendo peraltro lo Stato posto con arroganza un limite al massimo risarcimento?
Ebbene il silenzio di Mattarella diventa imbarazzante nel momento in cui si scopre che Giuseppe Conte, evidentemente per assicurarsi la permanenza a palazzo, con Nicola Zingaretti e con il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ora capo delegazione M5s al governo, stanno lavorando all’ipotesi di un Mattarella bis. Il precedente c’è ed è il prolungamento della presidenza di Giorgio Napolitano. L’ipotesi di una rielezione di Mattarella è orchestrata – secondo le voci di palazzo – dal segretario generale del Quirinale, Ugo Zampetti. L’operazione Mattarella bis avrebbe il compito di stoppare le ambizioni di Romano Prodi che imbarazzano il Pd, di allontanare la tentazione Mario Draghi, invisa ai grillini, ma soprattutto consentirebbe di sterilizzare gli effetti del voto dei grandi elettori inviati dalle Regioni, mettendo fuorigioco del tutto la Lega e il centrodestra. Magari anticipando i tempi con dimissioni lampo di Mattarella e una sua rapida rielezione.
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