I numeri e le alleanze dentro l’Europarlamento sono più simili a quelle di una fine legislatura. Invece, i lavori sono appena iniziati e la maggioranza Ursula, che ha approvato la lista dei commissari solo quattro giorni fa e per il rotto della cuffia, si è infranta sulle sigarette. O meglio sul divieto di fumo, compreso quello delle e-cig e dei device che non bruciano. Il Parlamento ha respinto la raccomandazione che chiedeva un giro di vite sui prodotti che emettono aerosol (sigarette elettroniche) nei luoghi pubblici. Il no al testo della «Smoke and aerosol free environments» è stato espresso con 378 voti, a fronte di 152 favorevoli e 26 astenuti. A bocciare – riporta eunews.it – il documento sono stati Socialisti (S&D), Conservatori (Ecr), Verdi e Sovranisti (Pfe). Il risultato finale sancisce una convergenza che si scontra con il dibattito che ha accompagnato il voto sul nuovo Collegio dei commissari. Parte dei Verdi e dei Socialisti non hanno ritenuto opportuno sostenerlo per la presenza di Raffaele Fitto, che a loro detta avrebbe spostato gli equilibri della Commissione troppo a destra. Giovedì sera, però, Verdi e Socialisti hanno rifiutato la posizione del Parlamento su una questione delicata come il fumo e l’hanno fatto insieme alla destra. Un paradosso che si spiega con la posizione del Ppe, il gruppo che ha cercato di mediare il testo sfilando gli articoli più invasivi. Cioè quelli che avrebbero imposto i divieti anche nelle terrazze e nei dehor esterni di bar e ristoranti.
Risultato: gli unici della maggioranza a votare con il pollice alzato sono stati gli eurodeputati del Ppe perché, al momento della conta, i liberali di Renew si sono spaccati (23 favorevoli, 28 contrari e otto astenuti). Nel gioco delle alleanze saltate, i membri di Forza Italia quindi hanno votato insieme al Movimento 5 stelle.
Nel merito della questione, viene da dire: poco male. Ci siamo occupati più volte di questa normativa illiberale. È corretto stabilire prassi che tutelino la salute dei cittadini. Ma qui si tratterebbe di andare oltre. Innanzitutto vietare tutti i tipi di sigaretta significa ignorare i passi avanti portati dalla tecnologia, i risultati di molti Paesi che hanno spinto le sigarette alternative proprio per ridurre la dipendenza dalle bionde tradizionali e certamente più dannose. Per questo motivo Ecr ha posto il veto sul pacchetto, posizione che è uguale e opposta a quella dei Socialisti, che invece giovedì hanno votato no perché a detta loro il testo non era abbastanza illiberale. Il divieto generalizzato, infatti, rientrerebbe nelle manovre più ampie che vedono da tempo l’Ue muoversi come uno Stato etico anche di fronte alle difficoltà pratiche di applicare leggi così vaghe. Ma la questione importante è un’altra. L’insussistenza di una maggioranza Ursula nel breve termine sembra essere un vantaggio per chi ha sempre criticato l’estremismo green o la volontà di trasformare l’Ue in una dependance dell’Oms. Ma nel medio e lungo termine gli svantaggi rischiano di essere superiori e di assistere a un vero e proprio inasprimento dei rapporti all’interno del Trilogo.
Basta vedere cosa rischia di accadere già la prossima settimana in relazione proprio alla risoluzione sullo «Smoke and aerosol free environments». Da un punto di vista pratico, il Parlamento non ha una posizione sulla proposta avanzata a suo tempo dalla Commissione. E nonostante Strasburgo abbia chiesto di non passare agli step successivi, il Consiglio (dei ministri della Salute), riunito il prossimo martedì, affronterà ugualmente il tema. Alla faccia dell’Aula.
E siamo solo all’inizio. Il rischio appunto è che sui dossier principali si veda lo stesso film. Cosa per carità già accaduta nella seconda metà della legislatura precedente. Stavolta la presenza di un commissario di peso come Fitto potrebbe rendere però paradossalmente più difficile il gioco di sponda del governo in sede di Consiglio. Purtroppo questa maggioranza si conferma costruita sulla sabbia dell’opportunismo politico e quindi i dossier restano in secondo piano.
Non è un caso che ieri il segretario del Pd, Elly Schlein, abbia ribadito il sostegno alla Von der Leyen, rimanendo nel vago. «Rilanciamo l’integrazione europea: presidieremo la priorità del Partito socialista europeo e del Pd». Il capodelegazione, Nicola Zingaretti, va in scia: «Non permetteremo mai che la destra governi anche l’Ue. Combattiamo tutti i giorni. E, rispondendo alle polemiche di alcuni dei nostri alleati (Giuseppe Conte, ndr), in noi non c’è alcun cedimento, ma un protagonismo affinché la destra non si impadronisca anche dell’Europa». Insomma, un piano ben preciso. Visto che mancano i voti, Socialisti e Pd faranno ciò che solitamente riesce loro meglio. Esercitare il potere tramite le burocrazie, dinamica che si presta perfettamente agli schemi europei. Come in Italia si continua a invocare la rivolta sociale, a Bruxelles si aumenterà la tensione all’interno delle istituzioni. Commissione e Consiglio con veti incrociati sempre più distanti dal Parlamento. Postura delicata, visto che il Continente è circondato da guerre vere e proprie e da nuove sfide economiche. Il mondo corre veloce e in Europa rischiamo di andar ancor più a rilento.
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