Il ministro spagnolo dell’Economia Carlos Cuerpo si è ritirato ieri dalla corsa alla presidenza dell’Eurogruppo, ancora prima del voto, lasciando così strada libera alla rielezione del presidente uscente, l’irlandese Paschal Donohoe. «Dopo intense settimane di contatti con i miei colleghi, di raccolta di sostegno da parte dei miei colleghi ministri delle Finanze dell’Eurogruppo e di conversazioni che si sono protratte fino alla fine di questo fine settimana, siamo giunti alla conclusione di non avere il supporto necessario per procedere con la nostra candidatura», ha ammesso Cuerpo al suo arrivo alla riunione di Bruxelles. Mentre l’irlandese inaugura il suo terzo mandato consecutivo come presidente dei ministri delle Finanze dell’area euro, dunque, il governo socialista spagnolo incassa un’altra sconfitta, non essendo stato capace di raccogliere la fiducia dei colleghi dell’eurozona. Era difficile che 7 ministri del Ppe e due di altri partiti di destra (Italia e Finlandia) votassero per un socialista, eppure un po’ di scontento delle grandi economie europee verso l’operato di Donohoe c’era.
Anziché subire una umiliante sconfitta al voto, il governo spagnolo di Pedro Sánchez ha preferito ritirare la candidatura di Cuerpo. Un altro insuccesso, cui si aggiunge la notizia del taglio di 1,1 miliardi della rata del Pnrr autorizzata da Bruxelles. La Commissione europea ha autorizzato ieri il pagamento della quinta rata di finanziamento al Pnrr spagnolo da 24 miliardi di euro, ma ne ha tagliato una parte per la mancata attuazione di alcune delle «milestones» definite nel piano. Si tratta in particolare della tassa sul gasolio, che il governo non ha ancora voluto attuare, e della riduzione dei lavoratori temporanei, ancora troppo numerosi. Il Partito popolare spagnolo (Pp), guidato da Alberto Núñez Feijóo, ha affermato che «il problema non è che i paesi intorno a noi diffidino di un uomo di Sánchez. Il problema è che la persona respinta è un membro del governo spagnolo, e questo dimostra che il nostro Paese sta pagando le conseguenze del discredito che gli viene inflitto dall’attuale capo dell’esecutivo».
Le due battute d’arresto subite in Europa dal governo spagnolo si sommano al peso degli scandali giudiziari che hanno colpito i suoi esponenti e lo stesso Sánchez. La moglie del capo del governo, Begoña Gómez, è stata indagata lo scorso anno per presunto traffico di influenze e corruzione. Le accuse, in parte cadute, si sono rinnovate pochi mesi fa e Sánchez ha denunciato queste indagini come opera di una macchina del fango azionata dalla destra. Il caso più clamoroso è quello di Santos Cerdán, ex segretario organizzativo del Psoe e figura di spicco del partito, dimessosi il 12 giugno scorso dopo essere stato implicato in un caso di tangenti. Cerdán, considerato il numero tre del Partito socialista spagnolo, è accusato di aver orchestrato un sistema di tangenti. Coinvolto con lui José Luis Ábalos, ex ministro dei Trasporti e predecessore di Cerdán come segretario organizzativo del partito, accusato di aver ricevuto tangenti per l’assegnazione di appalti pubblici, in particolare legati all’acquisto di mascherine durante la pandemia. Nel caso entra anche Koldo García, ex assistente di Ábalos, accusato di aver gestito una rete di corruzione che avrebbe incassato circa 620.000 euro in tangenti da imprese edili tra il 2019 e il 2023.
Ieri poi Ismael Moreno, giudice istruttore del Tribunale Nazionale, ha convocato Isabel Pardo de Vera, ex presidente dell’Adif (ferrovie), e Javier Herrero, ex direttore generale delle Autostrade, a testimoniare come imputati il 21 luglio, dopo essere stati coinvolti nel caso Cerdán. In una intervista radiofonica il ministro per la Trasformazione digitale e segretario generale del Psoe di Madrid, Óscar López, ha difeso a spada tratta Sánchez, attaccando i 38 esponenti storici del Psoe, tra cui ex ministri importanti, che in una lettera aperta avevano chiesto le dimissioni di Sánchez per «restituire l’onore al partito». López li ha definiti «ipocriti» e ha cercato di ridimensionare la portata dello scandalo, sostenendo che Sánchez non è indagato.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >