L’uomo di Figliuolo tifa per l’obbligo
Guido Rasi, consulente del generale, non usa mezzi termini: «Le misure soft non valgono più». Sostiene l’imposizione della profilassi, benché di Az dicesse: «A mia figlia non lo farei».

Corsa sempre più accelerata verso l’obbligo vaccinale. Il protagonista dell’ultima offensiva è Guido Rasi (già direttore Ema, oggi consulente di Francesco Paolo Figliuolo) in un fiammeggiante colloquio con Il Giornale: «Per chi non si vuole immunizzare ed è in grado di infettare gli altri ormai deve scattare l’obbligo», esordisce Rasi, dando l’idea di un’equivalenza tra mancata vaccinazione e contagiosità. Mentre le cronache mostrano che anche i vaccinati, purtroppo, possono risultare contagiati e contagiosi.

Poi arriva l’argomento in apparenza più suggestivo: «Saranno gli indecisi che riempiranno i nostri ospedali da settembre a causa della variante Delta. I nuovi ricoverati per Covid saranno quelli a cui è stato offerto il vaccino ma è stato rifiutato e non possono diventare l’ostacolo alla ripresa della normalità di cure (…) a chi non ha scelta se non curarsi in ospedale».

A un esame più attento, però, c’è davvero da preoccuparsi se si comincia a dire al cittadino che siccome potrebbe forse ammalarsi, allora lo stato decide autoritativamente di imporgli un trattamento sanitario. Nessun paese occidentale ha assunto una decisione del genere: un’opzione simile è stata adottata dal Turkmenistan.

Eppure nulla sembra fermare Rasi: «Le misure soft non valgono più».

E ancora, rilanciando l’equivalenza tra non vaccinato e contagioso: «Vanno usate misure sempre restrittive, per esempio, per chi deve fare presenza sul posto di lavoro. Qui non si tratta più di obbligare la gente a vaccinarsi, qui si offre la libertà di infettare».

Conclusione: «Il green pass è uno strumento di persuasione. Ma se non si verificasse un vero cambio di passo entro due settimane, io sarei favorevole all’obbligo vaccinale nei lavoratori in presenza e nei luoghi in cui si entra in contatto col pubblico: penso a baristi, ristoratori, cassieri».

Non basta nemmeno che a scuola risulti vaccinata una percentuale altissima di insegnanti (85%). Per Rasi «dovrebbe scattare l’obbligo vaccinale il 31 agosto. C’è anche un problema etico: un insegnante che rifiuta il vaccino cosa insegna ai nostri figli? Non è degno di far parte del personale docente».

Inevitabilmente, sui social, è tornata virale un’intervista del 10 giugno dello stesso Rasi alla Stampa, in cui, pur limitandosi al tema dell’opportunità di usare Astra Zeneca per le giovani donne under 40, il professore sembrava molto più cauto: «Oggi come oggi a mio figlio maschio lo farei fare, a mia figlia no, fermo restando che anche immunizzandosi con Az correrebbe meno rischi di quelli comunque rari che si assumono prendendo la pillola».

Resta da chiedersi: se tuttora ci sono 4 milioni di persone over 50 non vaccinate, non sarà colpa pure di toni così aggressivi? La sensazione è che i dubbiosi si stiano chiudendo a riccio anche perché si sentono aggrediti più che coinvolti in un dialogo.

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