Londra sdogana l’uranio impoverito ma Mosca avverte: «Finirete male»
Annabel Goldie (getty images)
La Corte penale internazionale ipotizzava che usarli fosse un crimine di guerra.

Mentre l’Unione europea si organizza per l’acquisto congiunto di nuove armi da inviare in Ucraina, l’Occidente non smette di rifornire Kiev. In prima linea, fin dall’inizio, Stati Uniti e Regno Unito. Il livello dello scontro si alza e all’indomani dell’emissione del mandato di arresto internazionale per crimini di guerra da parte del tribunale dell’Aia nei confronti di Vladimir Putin, il Regno Unito rivela di voler fornire a Kiev munizioni con uranio impoverito.

La notizia arriva dalla baronessa Annabel Goldie, viceministro della Difesa nel governo Tory di Rishi Sunak, durante un’audizione di secondaria importanza alla Camera non elettiva dei Lord. L’informazione è passata inizialmente sotto silenzio, fino a quando ieri i media ucraini non hanno deciso di rilanciarla.

Non si tratta di armamenti normali: l’uranio impoverito è il materiale che rimane quando la maggior parte della forma altamente radioattiva dell’uranio è stata rimossa dal minerale. I proiettili sono in grado di generare temperature fino a 3.000 °C, penetrando i carri armati e le installazioni in cui è presente l’amianto. Queste armi sono state utilizzate per la prima volta durante la Guerra del Golfo nel 1991, ma poi anche nei Balcani, dove hanno provocato morti e numerose complicazioni nei soldati coinvolti, principalmente tumori. Si parla di almeno 366 militari italiani morti e di 7.500 nostri soldati ammalati dopo le missioni in Bosnia (1995) e in Kosovo (1999). Si sa poco sui civili contaminati nelle zone bombardate, ma nel 2001 Carla Del Ponte, allora a capo del tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, affermò che l’uso di armi all’uranio impoverito da parte della Nato avrebbe potuto essere considerato un crimine di guerra. Da lì in poi non si è andati avanti e questo tipo di armi non è stato bandito, ma il suo utilizzo è considerato quanto meno controverso.

E la reazione russa non si è fatta attendere: «Il Paese sarà costretto a reagire se verranno trasferite munizioni britanniche all’uranio impoverito in Ucraina», ha risposto il presidente russo, Vladimir Putin, al termine dell’incontro ufficiale con il presidente cinese, Xi Jinping. «L’Occidente ha deciso di combattere con la Russia fino all’ultimo ucraino, non a parole, ma con i fatti», ha poi continuato il leader del Cremlino. «Pertanto saremo costretti a reagire quando l’Occidente collettivo comincerà a usare armi con una componente nucleare». Ancora più diretto il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov: «Se la Gran Bretagna dovesse fornire munizioni all’uranio impoverito all’Ucraina, non c’è dubbio che finirà male per Londra. Di queste forniture non ne ho sentito parlare, ma non sarei sorpreso da nulla, perché hanno completamente perso il senso dell’orientamento riguardo alle loro azioni e al modo in cui minano la stabilità strategica in tutto il mondo», ha chiarito. Preoccupata delle conseguenze anche la sua portavoce, Maria Zakharova, secondo la quale questa manovra «ripropone lo scenario jugoslavo», è «lesiva dell’ambiente» e «causerà molte più vittime di quante intenderebbe creare».

Stessa durezza pure da parte del ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu: «Salito un altro gradino, ne rimangono sempre meno». E anche se la dichiarazione congiunta arrivata da Mosca è stata: «Non ci possono essere vincitori in una guerra nucleare e non deve mai essere scatenata», il timore è che il livello della tensione stia diventando sempre più critico in una spirale di escalation che a questo punto nessuno sa fino a dove potrà arrivare.

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