La Germania continua a interpretare l’unico ruolo che conosce e i risultati si vedono. Mentre la maggioranza che sostiene il governo del cancelliere Olaf Scholz trova uno stentato accordo sulla legge di bilancio per il 2025, ecco arrivare i pessimi dati sulla produzione industriale tedesca nel mese di maggio.
Scholz ha discusso per mesi con il ministro dell’Economia, Robert Habeck, dei Verdi e il ministro delle Finanze, Christian Lindner, dei Liberali Democratici (Fdp), fino ad arrivare a un compromesso sul bilancio che a grandi linee è stato illustrato ieri.
«Questo non è affatto un “bilancio di austerità”. Lo dimostra soprattutto il livello degli investimenti. Ci concentriamo sull’istruzione e sulla sicurezza esterna e interna. Alleggeriamo gli oneri dei cittadini e tutto questo nel rispetto del freno all’indebitamento». Queste le dichiarazioni di ieri del ministro Lindner nel presentare il lungo documento contenente 49 misure, per 57 miliardi di euro di investimenti e 23 di sgravi per i cittadini. In effetti, Lindner ha insistito molto perché la regola del freno al debito resti invariata e sia applicata, mentre socialisti e verdi volevano più spazio per spese e investimenti.
Tra le misure si nota un ruolo maggiore della Kfw, la banca statale che investe nell’economia nazionale al di fuori del bilancio federale, oltre a una spinta verso la mobilità elettrica, con sgravi fiscali per l’acquisto di auto elettriche e l’obiettivo di creare una stazione di ricarica pubblica ogni 10-15 km in tutta la Germania. Nell’idea del governo questo dovrebbe muovere anche l’edilizia. Il governo punta a un maggiore utilizzo dei prestiti a tasso agevolato al posto dei sussidi, taglierà la burocrazia nell’edilizia, vuole rafforzare la piazza finanziaria tedesca con semplificazioni e detassazioni. Allungati i bonus fiscali sui costi dell’energia. Dal documento diffuso non è chiaro il dettaglio di come saranno finanziate le misure previste. Da ambienti governativi filtra l’idea che una parte delle risorse sarà trovata risparmiando sui trasferimenti tedeschi al bilancio dell’Unione europea, che saranno ricalcolati sulla base di «stime più realistiche». Qualunque cosa significhi ciò, il senso è che Berlino intende dare meno soldi a Bruxelles, esattamente come sta pensando di fare in Francia il Rassemblement National di Jordan Bardella, ammesso che governi dalla settimana prossima. Curiosa assonanza tra i socialisti tedeschi e la destra francese. Ora la proposta passa al Parlamento, che dovrà approvare il bilancio entro dicembre.
Nel frattempo, però, ieri sono stati diffusi i dati della produzione industriale tedesca, che ha mostrato un pessimo andamento.
La produzione nell’industria a maggio 2024 è scesa del 2,5% rispetto al mese precedente e del 6,7% rispetto al maggio 2023 (dati destagionalizzati e corretti per il calendario). Un dato peggiore delle attese, visto che gli esperti si attendevano addirittura un numero in crescita dello 0,2%.
Invece, la dura realtà piove sul capo del governo tedesco, con numeri impietosi. Un piccolo passo indietro, prima, che serve per sapere cosa succederà nei prossimi mesi: già giovedì il dato sugli ordini manifatturieri aveva fatto segnare un tremendo -8,6% rispetto al maggio 2023 (-1,6% a livello mensile). È il quinto calo consecutivo mensile, che si tradurrà nei prossimi mesi in cali della produzione industriale. È soprattutto la domanda interna a mancare. Anche il fatturato reale nel settore manifatturiero tedesco è in calo, dello 0,6% a livello mensile e di ben il 6% a livello tendenziale.
Ma il numero diffuso ieri dall’Istituto di statistica tedesco (Destatis) è ancora più pesante. Il settore dell’auto ha fatto registrare un -5,2% mese su mese, mentre la produzione di beni strumentali è scesa nel complesso del 4% e quella dei beni intermedi del 2,7%. Le costruzioni hanno fatto registrare un altro calo del 3,3% rispetto ad aprile 2024.
In controtendenza la produzione nei settori industriali ad alta intensità energetica, che è aumentata dello 0,2% a maggio 2024 rispetto ad aprile 2024, e del 2,5% rispetto al maggio 2023. Si tratta però del settore che ha sofferto i cali peggiori, essendo sceso dal 100 del 2021 sino a 78,9 nel dicembre 2023 per risalire poi sino al valore di 85,1 a maggio 2024.
Rispetto a maggio 2023, la produzione nell’industria, escluse energia ed edilizia, a maggio 2024 è diminuita del 7,3%.
Per chi legge La Verità non si tratta di dati sorprendenti, da tempo parliamo della crisi industriale tedesca. I segnali dall’economia reale della Germania sono brutti da mesi. La domanda, come mostra il calo degli ordini nella manifattura, resta debole e senza una ripresa di questa sarà difficile vedere un segno più.
La bozza di bilancio presentata dal governo punta proprio su un rilancio della domanda, da una parte incentivando gli investimenti e snellendo la burocrazia, dall’altra detassando le famiglie. Il punto è che lo sforzo del 2025 è prospettico e non serve a invertire la rotta quest’anno. È possibile che in questo secondo semestre vi sia una timida ripresa dei consumi, legata soprattutto ai rinnovi dei contratti di lavoro che hanno portato a qualche aumento salariale. Ma occorre capire quanto influiranno sulla produzione industriale la politica dei tassi della Banca centrale e la situazione economica internazionale, con la questione Cina sempre presente. Inoltre, la coalizione semaforo da tempo mostra crepe evidenti e la strada parlamentare per l’approvazione del bilancio 2025 è ancora molto lunga. Mentre un’altra delusione per i tedeschi è arrivata anche dagli Europei di calcio, con la Nazionale eliminata dal torneo dalla Spagna.
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