Il giorno dopo i ballottaggi delle elezioni legislative anticipate che hanno premiato l’estrema sinistra e i macronisti loro alleati elettorali, in Francia iniziano a circolare i nomi dei nuovi deputati, e non c’è da stare allegri. Questo perché tra i neo eletti ci sono delle personalità che, già in campagna elettorale, avevano suscitato inquietudine per le loro azioni e dichiarazioni.
La coalizione di sinistra del Nouveau front populaire (Nfp) ha compiuto una vera e propria impresa: quella di fare eleggere uno schedato dai servizi di intelligence interni francesi. Si tratta del ventinovenne «antifa» lionese Raphaël Arnault, che ha battuto la deputata uscente locale del Rassemblement national (Rn). Il neo eletto è un fiché S: tradotto in italiano, significa letteralmente «schedato S» dove, per «S», si intende sicurezza dello Stato. All’origine di questa schedatura c’è l’impegno di Arnault come portavoce de La Jeune Garde, un gruppo di militanti antifascisti nato nel 2018 a Lione che non disdegna l’uso della violenza per «autodifesa popolare». Come faranno i partner di Parigi a fidarsi di un governo eventualmente sostenuto anche da potenziali pericoli per l’ordine pubblico? La Francia resterà un Paese affidabile nella lotta al terrorismo?
Un altro deputato eletto tra le file del Nouveau front populaire ed espressione del partito La France insoumise (Lfi) è Sébastien Delogu che, un mesetto fa, era stato sanzionato per aver sventolato la bandiera palestinese nell’emiciclo. Dopo essere stato rieletto già al primo turno con il 59,67% dei suffragi, Delogu ha scritto su X: «Corro all’Assemblea per riprendere la bandiera palestinese». Qualche giorno fa, il leader Rn, Marine Le Pen aveva attaccato Delogu su Tf1 dicendo che il deputato Lfi-Nfp aveva pubblicato su TikTok (poi cancellato) un video «di un crasso antisemitismo». La sequenza in questione mostrava il candidato franco-israeliano de Les Républicain per i francesi all’estero, Meyer Habib e, successivamente, una pizza surgelata su cui c’era scritto «pizza da forno». Delogu ha annunciato via X l’intenzione di fare causa a Le Pen per diffamazione.
In risposta al comunicato del neo eletto, il noto avvocato e opinionista Gilles-William Goldanel ha pubblicato un post ironico che ha provocato una risposta estremamente volgare del rappresentante Lfi-Nfp. «So che ti piacerebbe accarezzarmi l’inguine» ha scritto su X Delogu rispondendo all’avvocato «ma non sei il mio tipo». Tra i deputati del Nouveau front populaire rieletti figurano anche il ventitreenne Louis Boyard e l’ex giornalista Aymeric Caron, entrambi noti per le loro uscite mediatiche e per la loro virulenza.
Nel 2021, quando era ospite fisso del famoso talk show francese Touche pas à mon poste, Boyard aveva dichiarato candidamente: «Io ho spacciato. In un momento difficile me l’hanno proposto e l’ho fatto, non avevo scelta. Se no come avrei pagato i miei studi?». Oltre a essere noto per varie dichiarazioni antispeciste rilasciate in passato, dopo essere stato eletto al primo turno Aymeric Caron si è trovato al centro di una polemica. Come rivelato dal settimanale Marianne, il deputato avrebbe sostenuto la famiglia di un bambino di 10 anni che ha rivolto minacce a una maestra. I fatti risalgono al marzo scorso quando, dopo essere stato punito per aver fatto a botte con un coetaneo, il ragazzino ha detto all’insegnante: «Giuro sul Corano della Mecca che vengo qui con i miei fratelli per decapitarti».
Le elezioni legislative che, nelle intenzioni di Emmanuel Macron, dovevano favorire un «chiarimento» nell’Assemblea nazionale, hanno portato invece ancora più confusione ma anche un po’ di vecchia politica. Basti pensare che, tra i «nuovi» eletti di sinistra c’è anche l’ex presidente francese François Hollande che, da mesi, scalpitava per tornare in politica.
Tra gli eletti di Renaissance, invece, c’è chi dovrebbe accendere un cero in chiesa, visto che accederà al Parlamento grazie ai voti dei propri acerrimi nemici. È il caso dell’ex premier Élisabeth Borne che ha vinto il ballottaggio grazie al passo indietro fatto, dopo il primo turno, dal suo avversario candidato per Lfi-Nfp. Nella precedente legislatura, La France insoumise si era opposta praticamente a tutto ciò che veniva deciso da Borne, in particolare la riforma pensionistica passata senza dibattito parlamentare. Anche il ministro dell’interno, Gérald Darmanin, che al primo turno aveva ottenuto solo due punti percentuali in più del candiato Rn, è stato eletto grazie ai voti Lfi-Nfp. E dire che, per le sinistre, l’ormai ex titolare del Viminale francese era considerato il male assoluto.
E mentre prende forma la nuova Assemblea nazionale, ieri, il premier uscente Gabriel Attal si è dimesso e sono iniziate le trattative per la formazione di un nuovo governo. L’incertezza regna sovrana. Stéphane Séjourné, ministro degli Esteri uscente ed ex compagno di Attal, ha detto che «è evidente che Jean-Luc Mélenchon e un certo numero di suoi alleati non possono governare la Francia». Sul fronte opposto, il deputato Lfi-Nfp Manuel Bompard ha dichiarato che la sua coalizione «si prepara per governare». Segnali, questi, di un’incertezza e di una potenziale debolezza del futuro esecutivo di Parigi, in coabitazione con Macron.
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