Israele «non consentirà l’ingresso di carburante a Gaza», ha dichiarato Benjamin Netanyahu nel suo discorso alla nazione prima dell’inizio dello shabbat, il sabato santo. ll capo degli aiuti di emergenza delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, in una riunione a New York aveva lasciato intendere che c’erano stati «alcuni progressi» nei negoziati in corso, ma le parole del primo ministro israeliano hanno smentito categoricamente aperture sul fronte rifornimenti.
L’Idf ieri ha diffuso la registrazione di una telefonata con un funzionario sanitario della Striscia di Gaza, che ammette che Hamas accumula enormi riserve di carburante sotto l’ospedale Al Shifa e le utilizza per le sue attività terroristiche. Nella registrazione, si sente dire che ci sono tra mezzo milione e un milione di litri di gasolio destinati alla popolazione civile, immagazzinati sotto l’ospedale con altre finalità. Già in una telefonata intercettata mercoledì, un comandante terrorista alludeva ripetutamente al fatto che Hamas utilizza le scorte dell’ospedale «operando come un governo per il bene del Paese». Niente carburante e niente tregua, il premier Netanyahu è stato chiaro: «Non accetteremo una pausa umanitaria fino a quando gli ostaggi non saranno stati restituiti».
«Sono 17 le persone fra cittadini italiani, doppi cittadini italopalestinesi e familiari palestinesi che abbiamo messo in sicurezza», annunciava venerdì il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, riferendo di altre dieci persone evacuate: «Sono sette italopalestinesi più i loro familiari. Tra loro due giovani donne incinte. Stanno bene e in viaggio per Il Cairo».
Il numero di israeliani e altri civili tenuti in ostaggio da Hamas è sceso a 241, secondo il portavoce dell’Idf, il contrammiraglio Daniel Hagari. Dal 7 ottobre sono stati 1.400 gli israeliani assassinati, inclusi 339 soldati. L’ultimo aggiornamento fornito dalle autorità sanitarie palestinesi controllate da Hamas riporta 9.227 vittime a Gaza, i bambini uccisi sarebbero 3.826.
L’Istituto francese di Gaza è stato colpito da un attacco aereo israeliano, ma non sono stati segnalati feriti tra il personale. Parigi ha chiesto a Gerusalemme di avere maggiori informazioni sulla dinamica del raid. La sede dell’agenzia France Presse nella Striscia è stata colpita e danneggiata in un bombardamento, come Afp ha segnalato su X. Per fortuna, gli otto giornalisti erano già stati trasferiti in altri uffici più a Sud di Gaza. Un portavoce dell’esercito israeliano ha negato responsabilità dell’Idf: «Non c’è stato alcun attacco dell’esercito israeliano all’edificio» dell’agenzia France Presse. Il report, ha aggiunto il portavoce dell’Idf, «è stato controllato più volte». Nel frattempo, sulla vicenda si è espresso anche Emmanuel Macron: «La lotta contro il terrorismo non significa attacco indiscriminato contro le popolazioni civili», ha dichiarato il presidente francese.
Dello stesso tenore sono le dichiarazioni di Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’Oms, che si è detto «scioccato dalle notizie di attacchi alle ambulanze che evacuano i pazienti vicino all’ospedale Al Shifa a Gaza, che hanno provocato morti, feriti e danni».
Al Jazeera riferiva di almeno quindici morti e decine di feriti. Dovevano trasportare pazienti gravemente feriti fuori dalla Striscia, attraverso il valico di Rafah, per farsi curare altrove. «Abbiamo informato la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa, abbiamo informato il mondo intero, che quelle vittime erano in fila in quelle ambulanze», ha detto all’emittente Ashraf al Qudra, portavoce del ministero della Sanità palestinese controllato da Hamas. Da parte sua, l’esercito ha fatto sapere di aver colpito «un’ambulanza identificata dalle forze armate come usata da una cellula terroristica di Hamas in prossimità della loro posizione nella zona di battaglia». Secondo il portavoce dell’Idf, nell’attacco «sono stati uccisi diversi operativi». L’esercito israeliano ha spiegato che «il metodo delle operazioni di Hamas è di trasferire operativi del terrore e armi nelle ambulanze», per poi ribadire che quella «è una zona di guerra»
Le sirene d’allarme hanno suonato in diverse città del Sud di Israele. Un razzo, lanciato da Gaza è caduto venerdì sul terreno di un asilo di Sderot, distante un chilometro dal confine. Non si registrano feriti, ma l’immobile ha subito danni. Mentre l’offensiva di terra avanza, circa 260 soldati dell’Idf rimasti feriti sono stati evacuati dalla Striscia dall’Unità di ricerca e salvataggio. Operazione effettuata in collaborazione tra squadre mediche e di elicotteri dell’aeronautica militare, sotto il fuoco continuo di Hamas.
Il ministro della Difesa, Yoav Gallant, afferma che le truppe stanno avanzando «secondo il piano» e gli attacchi contro i terroristi di Hamas non potranno che aumentare. Le forze di difesa israeliane hanno annunciato di aver ucciso «numerosi terroristi», dopo aver identificato una «cellula» che usciva da un tunnel a Gaza e un aereo l’ha colpita. Venerdì sera, un carro armato dell’Idf ha colpito due lanciatori anticarro e un avamposto di Hezbollah in Libano, nella zona frontaliera a ridosso di Yiftach. Nelle ultime settimane, Hezbollah non ha mai smesso di lanciare missili contro le postazioni dell’esercito di Netanyahu e le città lungo il confine. L’Onu si è detta «seriamente preoccupata» perché Israele starebbe rimpatriando nella Striscia di Gaza migliaia di lavoratori transfrontalieri palestinesi tramite il valico di Kerem Shalom. Sul fronte aiuti, le Nazioni Unite hanno lanciato un appello per raccogliere 1,2 miliardi di dollari di aiuti urgenti per 2,7 milioni di palestinesi della Striscia e in Cisgiordania.
Gli sfollati sono quasi 1,5 milioni, pari a circa il 70% della popolazione. Il 12 ottobre erano stati chiesti 294 milioni di dollari ma la situazione «è diventata sempre più disperata», ha dichiarato l’Ocha. Il Giappone fornirà 65 milioni di dollari in aiuti umanitari aggiuntivi ai palestinesi, ha annunciato il ministro degli Esteri Yoko Kamikawa.
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