Le mani giallorosse su Draghi
La maggioranza uscente cerca un’operazione spericolata: fare un rimpasto cambiando solo l’inquilino di Palazzo Chigi Un rischio per il presidente incaricato, che non può pensare di cambiare le cose tenendosi chi fin qui ha fallito in tutti i campi

Come abbiamo scritto ieri, non abbiamo pregiudizi nei confronti di Mario Draghi. L’ex governatore della Bce è persona competente e sebbene dopo le dimissioni di Giuseppe Conte preferissimo di gran lunga lo scioglimento del Parlamento e nuove elezioni, guardiamo alla scelta di Sergio Mattarella come a un pericolo scongiurato. Ci fosse toccata per la formazione di un esecutivo istituzionale una Marta Cartabia o anche un Enrico Giovannini, come si è sentito dire in questi giorni, certo non saremmo stati allegri. Perciò abbiamo invitato il centrodestra a non storcere preventivamente il naso. Per quanto Draghi non sia scelto dagli italiani, ma incaricato da un presidente che si arroga il diritto di decidere per il nostro bene, non è un trinariciuto di sinistra e nemmeno un cocciuto rigorista, come ha dimostrato quando da Francoforte guidava la Banca centrale europea.

Ciò detto, pur guardando al bicchiere mezzo pieno, e cioè alla scelta di una persona di prestigio per l’incarico di formare il nuovo governo, non possiamo fare a meno di rilevare alcune cose, ovvero che qualcuno spinge il premier designato a rivolgersi, invece che all’intero Parlamento, solo a una parte di esso, in particolare a quella che nell’ultimo anno ha dimostrato la propria incapacità. Può darsi che la nostra sia una percezione sbagliata e che Mario Draghi si stia solo prestando al gioco per non scoprire le proprie carte e le vere intenzioni. Tuttavia, al di là delle sensazioni, in queste ore appare evidente il tentativo di appropriarsi di Draghi per indirizzarlo verso un governo fotocopia del precedente. Zingaretti e compagni non vedono l’ora di rinchiudere l’ex presidente della Bce nella gabbia di matti che ha dato vita al Conte bis. Anzi, fosse per loro, una volta rispedito a casa il giurista di Volturara Appula, continuerebbero la navigazione esattamente da dove era stata interrotta. In pratica, cambiato il comandante, vorrebbero che l’equipaggio della nave rimasse uguale, per continuare a provare ad affondarla come hanno fatto finora. Provate a immaginare: Draghi a Palazzo Chigi e Luigi Di Maio alla Farnesina. Un premier nuovo, con un Guardasigilli vecchio come Alfonso Bonafede. Avremmo un ex governatore con un governo di ex, cioè di politici falliti. Sarebbe come pensare di vincere un gran premio cambiando il pilota, ma mettendo in pista la vettura a cui un altro guidatore ha fuso il motore.

No, nessuna persona di buon senso può credere che basti Draghi per trasformare Nunzia Catalfo in un vero ministro del Lavoro e uno storico del marxismo come Roberto Gualtieri in un economista. Nemmeno è pensabile che sia sufficiente un presidente del Consiglio diverso per rendere Roberto Speranza un esperto di Salute pubblica e Lucia Azzolina una responsabile dell’Istruzione statale. Lo capirebbe anche un bambino e dunque ci auguriamo che lo capiscano anche ai piani alti della politica, dal Colle in giù. Per proteggersi dalla pioggia, non basta sostituire il manico dell’ombrello se questo è pieno di buchi. E il governo di Giuseppe Conte, quanto a competenza e autorevolezza, non aveva buchi, ma voragini.

Se Mario Draghi non vuole fallire e diventare ostaggio della ex maggioranza giallorossa, ha dunque una sola possibilità: allargare la base che lo sostiene, cioè rivolgersi al centrodestra e cercare di fare un esecutivo che non sia di parte. Diversamente, si rischia che quello nascente non sia il Draghi I, ma il Conte terzo senza più Conte o, peggio, con Conte che guida i 5 stelle cercando di sabotare il suo successore. La scena imbarazzante dell’ex presidente del Consiglio che, come un venditore di tarocchi, dietro un tavolino collocato in piazza Colonna intrattiene i giornalisti, è la rappresentazione di ciò che sta accadendo. Né l’ex avvocato del popolo né i grillini, ma a questo punto neppure il Pd, hanno voglia di mollare le poltrone e dunque sono pronti a sostenere un governo Draghi purché sia la fotocopia del governo precedente. Per non perdere l’occasione di mettere le mani sui soldi in arrivo dall’Europa, evidentemente sono pronti a tutto, anche alla finzione di un governo del presidente (della Repubblica) che è invece un governo di impresentabili. In pratica, si tratterebbe di un rimpasto, dove però a essere rimpastato è solo il premier.

Se questa è la prospettiva, c’è da chiedersi perché l’ex governatore della Bce si presti a una simile operazione. Di visibilità certo non ne ha bisogno e per quanto riguarda futuri incarichi, cioè per intenderci un posto al Quirinale, siamo convinti che nessuno, in questo momento, sia in grado di garantire niente. Quindi, così come ieri abbiamo invitato il centrodestra a non chiudere la porta in faccia a Draghi, regalandolo alla sinistra, allo stesso tempo invitiamo il presidente incaricato a non cercare la propria maggioranza solo da una parte. Schierarsi con i compagni non solo non porta fortuna ma, visti i risultati, non aiuta il Paese.

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