La certificazione verde non è uguale per tutti
Ansa

Non tutti gli italiani sono uguali davanti al green pass. Se siete professori, non vaccinati (le ultime notizie parlano di 200.000 docenti che a oggi non hanno ricevuto né la prima né la seconda dose) non avete motivo di cui preoccuparvi, perché il sindacato ha pensato a voi.

Con un accordo raggiunto dopo una trattativa con il ministro dell’Istruzione, vi verranno messi a disposizione tamponi probabilmente gratuiti che vi consentiranno di accedere in sicurezza alla scuola e di fare normalmente lezione senza perdere un giorno, soprattutto di stipendio. Nel caso invece siate uno studente universitario, anche voi, come l’insegnante che vi fa lezione, non ancora vaccinato, per scelta o per problemi di salute che vi hanno reso impossibile sottoporvi all’immunoprofilassi, beh, devo darvi brutte notizie e comunicarvi che siete nei guai, perché per poter partecipare al normale corso universitario dovrete fare il test anti Covid ogni due giorni e pagarlo di tasca vostra. Siccome poi, nonostante le promesse, in farmacia i tamponi continuano a costare una trentina di euro, questo significa che in un mese spenderete circa 300 euro. Se siete universitari, l’unica consolazione che vi resta è che non siete i soli a essere discriminati, perché intere categorie non rappresentate o difese dal sindacato come i prof si trovano nelle medesime condizioni.

Lasciate perdere i clienti dei ristoranti sprovvisti di green pass che lo possono ottenere previo test e pagamento di 30 euro. Di loro si dirà che mentre insegnare è un lavoro, mangiare è un piacere e, dunque, se uno vuole andare in pizzeria è giusto che paghi, perché non si può pretendere che a farlo sia lo Stato. Che il tampone costi più della pizza è ovviamente ritenuto un dettaglio di nessuna rilevanza, soprattutto da chi dovrebbe occuparsi delle classi più deboli. Ma oltre agli avventori di bar e ristoranti ci sono tanti altri che rischiano un salasso se costretti a esibire ogni due giorni un attestato che garantisca di essere negativi al test Covid. Costoro hanno meno diritti costituzionali dei professori? Soprattutto, godono di un diverso trattamento i vaccinati che non siano docenti? Già, perché a scuola, con i tamponi, si vuole evitare che un positivo entri in classe e contagi gli alunni, perciò si offrono test gratis, in altri luoghi di lavoro. Ma se il prelievo non sarà obbligatorio, chi assicurerà i lavoratori di un ufficio pubblico che non sia una scuola che sono in un ambiente sicuro e Covid free?

Sì, l’accordo raggiunto fra governo e sindacato degli insegnanti, apre un varco di non poco conto, dove alcuni lavoratori sono più uguali di altri e alcuni ambienti più protetti di altri. E certo, nonostante il ministro Bianchi gioisca per il risultato che evita di rimanere a settembre senza 200.000 docenti, non esiste motivo che possa giustificarlo.

Tuttavia, c’è anche un altro aspetto che peserà nei contenziosi che di sicuro si scateneranno con le sospensioni o addirittura il licenziamento dei dipendenti che operano in settori a contatto con il pubblico. Prendete il caso dei sanitari, i quali per non essersi sottoposti al vaccino sono stati rimossi. Da ora in poi potranno appellarsi, chiedendo anche loro di avere tamponi gratis e di continuare a lavorare in corsia anche se non vaccinati, proprio come i professori. E non ci sarà ragione di negare un diritto a un infermiere che è già stato concesso a un maestro.

Ma c’è di più. Introducendo il concetto del tampone gratis per i docenti (o meglio, «mediante accordi con le Aziende sanitarie locali», come spiegano al Miur), il governo introduce anche la possibilità di non vaccinarsi e di avere il certificato vaccinale grazie al tampone gentilmente offerto a spese nostre dal ministro Bianchi. Se il green pass doveva spingere le persone a vaccinarsi, così come dichiarato, l’accordo dell’altro ieri spingerà oltre 200.000 insegnanti a non farlo proprio per via del test a spese dello Stato. Se c’era un modo per fare uno spot ai No vax, beh, l’esecutivo e il sindacato lo hanno trovato. Complimenti a tutti, da Landini a Bianchi. Bel risultato.

P.s.: Che Speranza, Bianchi, Lamorgese e compagnia bella siano un po’ confusi lo dimostra anche la retromarcia di ieri sulle mense. Dopo aver detto che nei ristoranti il green pass era obbligatorio ma nelle tavole calde aziendali no, il governo è stato costretto a correggersi. Da ieri sera anche per mangiare al chiuso nei luoghi di lavoro bisogna esibire il certificato vaccinale o il tampone. Ora ci aspetta il prossimo contrordine compagni per i treni dei pendolari. Quando si dice la confusione al potere…

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