Criminalizzano le discoteche e chiudono gli occhi sui centri profughi
Il governo scatenato contro i locali in cui ci si assembra. Ma l’esecutivo è il primo responsabile del caos negli hotspot.


Beh, sì: stare tutti ammassati dentro una discoteca non va bene. Con l’epidemia in circolazione si rischia di beccarsi il coronavirus e di diffonderlo una volta tornati a casa. Proprio ciò che è successo in Sardegna dove la gente, dopo mesi di lockdown, si è ammassata per concedersi una vacanza e, tra un aperitivo e una serata in pista, ha finito per dimenticarsi del distanziamento sociale, delle mascherine chirurgiche, dei guanti in lattice e del gel disinfettante. Risultato, al rientro dalle ferie si è registrato un aumento di contagiati, soprattutto fra i giovani, ma anche in famiglia.Comportamenti irresponsabili li ha definiti il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, un 5 stelle doc. Il quale non si è fatto scappare l’occasione di mettere il dito nella piaga del Billionaire, la discoteca alla moda di proprietà di Flavio Briatore. Nel locale si sono registrati oltre una cinquantina di infetti e lo stesso imprenditore è finito in ospedale. Siccome già gli sfottò al riccone contagiato non sembravano sufficienti (fra l’altro quasi tutte le congratulazioni per la malattia sono arrivate da personcine per bene, che in genere accusano gli altri d’essere intolleranti e per tale ragione vorrebbero introdurre il reato d’odio a carico della parte politica avversa, ovviamente di centrodestra), a Sileri è venuta anche la brillante idea di chiedere l’intervento della Procura. Il pretesto sarebbero alcuni nominativi di frequentatori del Billionaire che, al primo controllo, sarebbero risultati falsi. Bisogna indagare, ha suggerito il viceministro grillino. Già, visto che ancora non abbiamo capito chi abbia tergiversato nel momento di massima allerta, ritardando l’istituzione della zona rossa, visto che nessun pm ha ancora ficcato il naso nei mancati approvvigionamenti di mascherine in molte regioni d’Italia tranne che in Lombardia, e nessuno tra gli inquirenti ha ancora trovato il tempo di occuparsi delle strane società che si sono candidate a gestire l’emergenza, perché non andare a scavare tra i frequentatori delle discoteche per scoprire se sono in regola, se hanno rispettato le norme e, soprattutto, se hanno fornito le generalità e – perché no? – anche la dichiarazione dei redditi? Fosse mai che, tra un controllo e l’altro, non si scopra anche qualche evasore fiscale e, volesse il cielo, pure qualche latitante. Sì, Sileri sollecita un’indagine approfondita, affinché niente sfugga all’occhio della magistratura. Al posto suo, oltre agli infermieri per fare il tampone ai dipendenti, al Billionaire manderemmo anche i Nas e gli ispettori dell’Agenzia delle entrate, affinché nulla risulti impunito.

Tuttavia, vorremmo approfittare della solerzia del viceministro pentastellato per suggerirgli di allargare il proprio campo di azione. Perché fermarsi solo alle discoteche e in particolare a quelle della Sardegna di proprietà dei milionari? A essere densamente frequentate non sono solo le balere in cui per mangiare o per bere un bicchiere di vino si deve accendere un mutuo. Ci sono altri locali che, pur senza avere starlette e musica a gogò, hanno analoghi problemi. Ci permettiamo infatti di segnalare a Sileri che in diversi centri di accoglienza per migranti si sono registrati decine e decine di contagi. È successo a Treviso, dove il virus ha colpito decine di ospiti. È accaduto in Sicilia e in Calabria. Dunque, il viceministro grillino dovrebbe sollecitare indagini della magistratura anche lì, per scoprire come sia stato possibile che nessuno abbia vigilato sui centri di accoglienza. Anzi, ci spingiamo a chiedere di più. Sileri dovrebbe appoggiare la richiesta del governatore della Trinacria, il quale vorrebbe chiudere gli ostelli per evitare la diffusione dei contagi. Nello Musumeci ha chiesto proprio al governo di cui Sileri fa parte di intervenire e di trasportare altrove gli immigrati, in quando il distanziamento sociale richiesto dalla normativa non è garantito. Ma a quanto pare l’esecutivo si oppone, non contestando i dati del presidente siciliano in materia di diffusione del virus, ma obiettando sulle competenze. E il Tar sembra dargli ragione.

Al di là di chi debba decidere o meno, se Palazzo Chigi o Palazzo dei Normanni, a noi però una cosa sembra semplice semplice ed è la seguente: se per ragioni di distanziamento sociale è sconsigliabile tenere aperte le discoteche e in generale i luoghi in cui le persone si affollano, altrettanto devono essere vietati i centri di accoglienza. Essendo luoghi in cui le persone sono costrette a vivere a stretto contatto, per di più nei luoghi comuni come mense e bagni senza alcuna garanzia delle condizioni igieniche, i primi a essere colpiti da misure precauzionali dovrebbero proprio essere i posti deputati ad ospitare i migranti. Insomma, ci siamo capiti. Se Sileri vuole andare a caccia di illeciti fa prima a rivolgersi a un indirizzo vicino a casa sua: Palazzo Chigi. Tradotto: invece di prendervela con chi gestisce le discoteche, prendetevela con le cooperative che lucrano sui migranti costringendoli dentro stamberghe che il distanziamento sociale non lo hanno mai conosciuto.

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