E il nostro lavoro chi lo difende?
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Come ogni anno, durante la festa di oggi nessuno si ricorderà di loro. Eppure gli autonomi hanno pagato le conseguenze più gravi del Covid e della guerra.

Lo speciale comprende quattro articoli.

Nella Festa del 1° Maggio solitamente si accendono i riflettori sul lavoro dipendente. Le altre formule di impiego si lasciano ai margini, forse perché percepite come bacino di consensi del centrodestra e forse perché ha ancora radici nel sindacato confederale la convinzione che le piccole imprese, gli artigiani, i commercianti, gli autonomi, i professionisti, siano comunque categorie che sanno come mantenersi al riparo dalla crisi, che abbiano gli anticorpi degli alti redditi per reagire ai periodi più difficili. O forse perché è facile l’equazione, partita Iva uguale evasore.

Per tutte queste ragioni la retorica della Festa del Lavoro invece di abbracciare tutte le categorie, soprattutto delle nuove professioni legate alle moderne tecnologie, sbocco principale dei giovani, invece di essere una Giornata di tutti, ripropone il consueto dualismo tra lavoro dipendente e autonomo. Un dualismo che sconfina nella contrapposizione. Come pure viene riproposta la vecchia immagine dell’azienda che vive nel conflitto tra imprenditore e dipendente laddove, soprattutto nelle piccole imprese, il rapporto è di collaborazione, talvolta di cogestione perché è questo che viene richiesto dalle sfide di una concorrenza sempre più aggressiva. Nel nostro Paese ci sono oltre 8 milioni di partite Iva, 4,8 milioni di lavoro autonomo e libero professionale. Lo scorso anno ne sono state aperte 500.000, secondo l’Osservatorio del ministero dell’Economia. In testa alla classifica quelle professionali con il 19%, seguite da commercio e edilizia, rispettivamente con il 18,3% e l’11%. Rispetto al 2021 c’è stato un calo nell’agricoltura (-31%), nel commercio (-26,6%) e nei servizi d’informazione (-8,5%), mentre si è avuto un aumento nell’istruzione (+24,2%), trasporti (+11,8%) e attività artistiche e sportive (+11,7%).

È un settore molto dinamico ma che ha sofferto notevolmente durante la pandemia e ora continua a pagare il prezzo dei rincari energetici e dell’inflazione. Nel 2020 secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio, hanno chiuso circa 300.000 imprese del commercio non alimentare e dei servizi, di cui circa 240.000 esclusivamente a causa della pandemia, a cui si devono aggiungere anche 200.000 attività professionali sparite dal mercato.

Le aziende sopravvissute alle restrizioni del Covid, ora hanno a che fare con i rincari energetici. Il Rapporto annuale della Confartigianato indica che nel 2022, le piccole e medie imprese hanno pagato 24 miliardi di euro in più rispetto al 2021, a causa del caro bollette. E come ha spiegato Confcommercio, alla prima metà del 2023, almeno 120.000 piccole aziende del terziario sono a rischio, con la perdita di oltre 370.000 posti di lavoro.

Le partite Iva nel 2021, in base ai dati di Unimpresa, hanno aumentato il fatturato di 29,3 miliardi (+20,4%) rispetto all’anno precedente, pari a un giro d’affari di oltre 170 miliardi.

Secondo il rapporto dell’Ocse l’incidenza degli autonomi sul totale dei lavoratori, è pari al 21,8% contro una media europea del 14,5%. In Germania sono l’8,8% e in Francia il 12,6%.

Un altro settore che vive problematiche importanti e che non sarà rappresentato nella giornata di oggi, è l’agricoltura. Nel 2022 le imprese hanno avuto un saldo negativo di -3.363 realtà, schiacciate dal mix dei rincari energetici e del cambiamento climatico. È un comparto centrale nell’economia del Paese. Una impresa su dieci, il 12%, è attiva in agricoltura, che offre opportunità di lavoro a 2 milioni di addetti tra autonomi e dipendenti. Un terzo delle aziende agricole, a causa della siccità, pari al 34%, è costretta a lavorare in una condizione di reddito negativo e il 13% è prossima alla chiusura.

«Dovrebbe essere una Festa dell’inclusione, capace di rappresentare tutto il mondo del lavoro, senza divisioni tra imprenditori e dipendenti. Ragionare con steccati ideologici, parlare di conflittualità tra i due soggetti del lavoro, è un modo vecchio e superato di guardare al mercato. Nelle piccole imprese, che sono la maggioranza dell’economia italiana, si agisce come una squadra. I dipendenti non sono numeri ma asset strategici. Se l’industria italiana ha superato il periodo della pandemia è grazie alla collaborazione tra imprenditori e lavoratori» commenta il presidente di Confapi, Cristian Camisa.

È questo il nuovo modo di festeggiare, nessuno escluso, il 1° Maggio. La Verità ha dato voce a questo mondo, parte importante del Pil del Paese.




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