Le bugie di Renzi e Gualtieri spingono il Mes
Il Rottamatore accusa a sproposito Salvini, che in realtà ha chiesto di emettere più titoli di Stato, di volere una patrimoniale. Roberto Gualtieri continua a millantare fantomatici risparmi chiedendo prestiti all’Europa. Ignoranza o malafede pro Bruxelles?

Alcune regole dovrebbero governare il confronto politico ed essere patrimonio condiviso da tutto il Paese: rappresentare correttamente i fatti e separarli dalle opinioni. Un dibattito maturo, degno di una democrazia avanzata, dovrebbe svolgersi sul pacato e approfondito confronto tra queste ultime.

Purtroppo, le ultime 48 ore di campagna elettorale sono state teatro di un’orgia verbale i cui protagonisti non si sono risparmiati nulla, spaziando dallo stravolgimento dei fatti all’attribuzione di frasi mai dette.

Tutto ruota intorno a un tema fondamentale: come finanziare il maggior deficit di bilancio per 100 miliardi, che il governo si è fatto approvare dal Parlamento? Si emettono titoli di Stato o si utilizzano i prestiti (e i sussidi) del Next generation Eu, del Sure, e del Mes? Il primo strumento non presenta vincoli di destinazione nelle decisioni di spesa; tutti i prestiti che arrivano dalla Ue hanno invece delle chiare condizioni, relative sia alle spese ammissibili sia ai meccanismi di controllo dei conti dello Stato beneficiario. Per quanto riguardo i costi, il tasso del Btp decennale oscilla da circa due mesi intorno all’1% (l’ultima asta ha fatto segnare l’1,1%), ma il tasso del Bot a 12 mesi è da tempo in territorio negativo (ultimo tasso in asta pari a -0,22%). I prestiti della Ue non hanno ancora tassi certi: tutto dipende dai costi di raccolta (oltre a spese e margini caricati) che sosterrà la Commissione che, godendo della tripla A, è ragionevole che oscillino intorno allo zero. La semplice sottrazione dei due tassi equivale a comparare mele con pere, roba da bocciatura in tronco a un esame di finanza base, per i motivi che ripetiamo da mesi. La propaganda politica confonde la scelta relativa a quanto deficit fare e (come farlo in termini di maggiori spese e minori entrate) e la scelta dello strumento finanziario più idoneo per finanziarlo. I prestiti della Ue portano con sé il cavallo di Troia costituito dall’imporre anche le scelte di spesa, al punto tale che, per utilizzarli, si devono mettere a bilancio delle voci aggiuntive di spesa, facendo ulteriormente aumentare il deficit.

Quando l’altro ieri il leader della Lega Matteo Salvini ha provato a esprimere la sua preferenza per il finanziamento eseguito attraverso titoli pubblici affermando che «questi soldi preferisco chiederli, visto che ci sono, ai risparmiatori italiani», è partita una sarabanda mediatica in cui Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri si sono distinti per le evoluzioni più ardite, con il primo sul podio dei vincitori per ampio distacco.

L’intervista al Sole 24 Ore di Renzi di ieri sembra una galleria degli orrori, tanto che c’è da temere che l’ex presidente del Consiglio abbia del tutto dimenticato anche i rudimenti di base del corso di economia politica. Sorvoliamo sull’ingiustificato allarme di un debito/Pil «secondo i suoi calcoli al 170%» e il connesso rischio di default, ma se Renzi chiede perché «Salvini dice di no ai denari europei e preferisce chiederli ai risparmiatori italiani?» e rimarca che «Italia viva è contro qualsiasi idea di patrimoniale o aumento delle tasse sul risparmio: i soldi prendiamoli a Bruxelles, non agli italiani», forse dimentica che la sottoscrizione di titoli di Stato è una cosa normale per i cittadini di un Paese con un elevato risparmio privato. Fa inoltre un’incredibile confusione tra un prestito e una somma da non restituire: da Bruxelles arriveranno prestiti, non regali, e chiedere agli italiani di prestare denaro sottoscrivendo Btp è cosa ben diversa di un prelievo a titolo definitivo come sarebbe un’imposta patrimoniale. Le poche idee, ma confuse, del senatore fiorentino su questa fondamentale differenza erano già state rese note giovedì sera, quando, in collegamento con la trasmissione Piazzapulita, si era lanciato in un appello a favore del Mes chiedendo perché «non si prendono 2.000 euro a famiglia per la sanità»? Per poi balbettare davanti all’obiezione di un attonito Enrico Mentana, quasi a capo chino per la vergogna, che gli ricordava che si trattava comunque di prestiti da restituire.

Gualtieri, da par suo, si è esibito nel solito refrain dei «risparmi per decine di miliardi» per il solo fatto che i prestiti dall’Ue costeranno molto meno all’Italia che finanziarsi sul mercato. Peccato che quei presunti risparmi, comunque improponibili, potrebbero volatilizzarsi se lo spread scendesse sotto 110, come previsto da molti analisti.

Nel periodo marzo-luglio le emissioni nette di titoli di Stato sono state pari a 108 miliardi; nello stesso periodo, la Bce ha eseguito acquisti netti per 109 miliardi. Mancano quindi i titoli per gli investitori, ed è la strada indicata da Salvini. Se Renzi non volesse credergli, lo rimandiamo alle parole del presidente della Consob Paolo Savona che, a giugno 2019 e 2020 ha ribadito che «a fine 2019 le famiglie italiane disponevano di una ricchezza in forma di attività finanziarie, per un ammontare di 4.445 miliardi di euro. Gli italiani sono tutt’altro che cicale, come una distorta pubblicistica tende a sostenere, mentre sono formiche che lavorano per sostenere molte cicale estere […] L’Italia non assorbe flussi di risparmio dall’estero, ma ne cede in quantità superiori al suo debito pubblico». Si tratta dei saldi settoriali: il risparmio privato può finanziare il deficit pubblico, anziché volare verso destinazioni esotiche. Ma Renzi e i suoi sodali ci fanno o ci sono?

Da non perdere

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra
Governo

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra

Mentre il partito del generale continua a crescere (e lui, dopo la Lega, vuole superare anche Forza Italia), tra le opposizioni si fa strada l’incubo della grande alleanza tra le fila degli avversari. Ma toccherà a Giorgia Meloni sciogliere tutti i nodi dell’intesa.