L’Australia indagherà sull’extramortalità
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Via libera del Senato a ulteriori accertamenti sui decessi in eccesso registrati dalla pandemia, arrivati al 10,9% nel 2022 e al 9,1% nei primi tre mesi del 2023. Qui, invece, il tema resta un tabù accantonato dalle istituzioni, malgrado numeri e studi eloquenti.


Ancora una volta la lezione arriva da un luogo piuttosto inaspettato, ovvero l’Australia. Già alla fine di febbraio la suprema Corte dello Stato del Queensland aveva prodotto una storica sentenza che stabiliva l’illegalità dell’obbligo vaccinale, definendolo senza mezzi termini una «violazione dei diritti umani». Una decisione che risultava ancora più stupefacente considerando che in Australia durante la pandemia furono attive alcune delle misure più severe del mondo. A quanto pare, però, le sorprese non sono del tutto terminate. Giorni fa, infatti, il senato australiano ha votato a maggioranza (seppur molto risicata: 31 voti favorevoli e 30 contrari) una mozione riguardante un argomento che dalle nostre parti è ancora un tabù fra i più spaventosi: la mortalità in eccesso.

Si tratta di un successo personale di un senatore dello Stato di Victoria, Ralph Babet dello United Australia Party. Babet aveva già presentato tre analoghe mozioni: due nel marzo del 2023 e una all’inizio di febbraio, ma tutte erano state respinte. L’ultima, presentata qualche settimana fa, è stata invece accolta. Approvando il testo, il Senato australiano concorda sull’esistenza di un «preoccupante» eccesso di mortalità rilevato negli anni 2021 e 2022, e sulla «necessità di svolgere ulteriori indagini» al fine di scoprire che cosa lo abbia causato.

Stando ai dati riportati dai media locali, le morti in eccesso hanno iniziato ad aumentare in Australia nel 2021, raggiungendo un picco nel 2022 e continuando nel 2023. I rapporti sull’eccesso di mortalità dell’Australian Bureau of Statistics (Abs) dall’inizio del periodo pandemico fino al primo trimestre del 2023 mostrano che l’eccesso di mortalità ha raggiunto il picco a 10,9% nel 2022, scendendo al 9,1% nel primo trimestre del 2023.

Il senatore Babet ha giustamente celebrato la vittoria in aula: «Questa mozione è il simbolo di un cambio di sentimento riguardo a questo problema, e non sono a conoscenza di nessun altro Parlamento al mondo che abbia ammesso che le morti in eccesso siano meritevoli di indagine», ha detto. «Ora che il Senato ha ammesso che esiste un problema, dobbiamo procedere a un’indagine approfondita che fornisca risposte al popolo australiano e metta a tacere qualsiasi speculazione. Non possiamo permettere che l’eccesso di mortalità venga normalizzato».

Babet ha perfettamente ragione. Non esiste altro Parlamento al mondo che abbia riconosciuto la necessità di indagare sulla mortalità in eccesso, a partire dal nostro. Sono almeno due anni che associazioni, medici, ricercatori e pochi mezzi di informazione (tra cui il nostro giornale) segnalano il problema, ma le istituzioni rimangono sorde. Oppure, quando rispondono, lo fanno in maniera superficiale e ideologica. Emblematico a tale proposito il caso dell’associazione Umanità e ragione presieduta dall’avvocato Olga Milanese. Ha pubblicato lo scorso anno un report sulla mortalità in eccesso a cui ha risposto (in sordina) l’Istituto superiore di sanità. Il quale ha nei fatti riconosciuto la validità dei dati, ma ha escluso a priori che i vaccini avessero qualche responsabilità nella faccenda. Secondo l’Iss, in buona sostanza, è più facile che a provocare morti in eccesso siano stati il caldo o gli incidenti stradali.

Umanità e ragione – che si avvale di un gruppo di consulenti medici esperti – ha ribattuto punto per punto, smontando le risposte dell’Iss. Poi, giusto pochi giorni fa, ha pubblicato un secondo report in cui segnala coincidenze inquietanti: la mortalità in eccesso riguarda per lo più la fascia over 50, cioè quella sottoposta all’obbligo vaccinale. In più, i picchi di mortalità si verificano a circa un anno di distanza dai picchi di somministrazione dei sieri. Ce ne sarebbe abbastanza per giustificare un approfondimento, che però le nostre istituzioni sanitarie non sono così ansiose di fare, anzi. E così ci ritroviamo, nel 2024, ad avere un bel po’ di decessi che necessiterebbero di una spiegazione, ma su cui si sorvola serenamente. Seguire l’esempio australiano, a questo punto, sarebbe davvero importante: sarebbe un gesto di rispetto verso i cittadini e verso i morti. Un gesto che, però, nessuno sembra intenzionato a compiere.

E dire che basterebbe poco per risolvere il dilemma e per illuminare ogni angolo d’ombra. Se ne è reso conto pure il senatore australiano David Pocock, uno che certo non si può definire un no vax. Questo politico ha votato a favore della mozione proposta da Babet per un motivo preciso. A suo pare sul Covid circolano troppe «teorie del complotto». Visto che i dati sulla mortalità in eccesso sono, a suo pare, effettivamente misteriosi, egli ritiene che sia giusto indagare per fare piazza pulita dalle «teorie della cospirazione» e per tentare di migliorare l’offerta sanitaria. In sintesi, Pocock è convinto della bontà dei vaccini ma ha interesse a vederci chiaro sui morti in più. Il suo è un atteggiamento ammirevole: convinto della bontà delle sue convinzioni, non esita a metterle alla prova. Un comportamento, questo, che la grandissima parte dei nostri politici evita con cura di tenere. Poiché le loro certezze sono edificate soprattutto sull’ideologia, essi evitano di sottoporle alla verifica dei fatti. Più di tutto temono la verità.

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