L’allarme clandestini manda a picco Biden. «Narcos e terroristi dietro l’emergenza»
Joe Biden (Ansa)
Pure i dem attaccano le politiche migratorie del presidente che precipita nei sondaggi. E spuntano le cosche messicane.

Ci risiamo. Joe Biden è di nuovo in difficoltà con l’immigrazione clandestina. Nonostante da metà maggio si fosse registrato un calo degli arrivi di immigrati irregolari al confine con il Messico, la situazione è peggiorata nelle ultime settimane. Nella sola domenica sono stati infatti intercettati dalle autorità di frontiera oltre 7.500 clandestini, mentre a luglio i numeri si attestavano a 4.300 unità giornaliere. Il rischio è che si torni ai dati di inizio maggio, quando si registrarono circa 10.000 arrivi al dì.

Particolarmente drammatica appare la situazione in Arizona, dove le strutture di accoglienza risultano stracolme: basti pensare che, la scorsa settimana, gli agenti intercettavano quotidianamente in loco fino a 2.000 persone. E, per evitare il collasso, le autorità hanno cominciato a rilasciare circa 200 migranti al giorno sul territorio statunitense. Nel frattempo, la situazione dei centri di accoglienza sta diventando insostenibile anche a El Paso, in Texas, mentre crescenti preoccupazioni si registrano nella contea di San Diego, in California. Secondo Cbs, il sovraffollamento nei centri ha portato, in alcuni casi, alla separazione dei migranti bambini dai propri genitori. A suscitare scalpore è stato inoltre un video, pubblicato da Fox News, in cui si vede un treno carico di migranti che, partito dalla città messicana di Zacatecas, viaggia verso la frontiera statunitense. Come se non bastasse, questa crisi sta comportando anche dei rischi sul piano della sicurezza nazionale. Nell’attuale anno fiscale americano, sono finora 160 i migranti che, intercettati alla frontiera, risultano presenti nella lista dell’Fbi dedicata ai potenziali terroristi: l’anno scorso erano stati «soltanto» 98. Non solo.

A fine agosto, Nbc News confermò che alcuni migranti uzbeki richiedenti asilo erano stati aiutati ad arrivare alla frontiera statunitense da un trafficante legato all’Isis. Secondo il New York Post, è possibile che, almeno in parte, il recente incremento dei flussi sia causato dai grandi cartelli della droga messicani, che punterebbero così a tenere impegnati gli agenti di frontiera per portare avanti i propri traffici in modo indisturbato. Più in generale, ci troviamo di fronte all’ennesimo fallimento delle politiche migratorie di Biden. Ricordiamo a tal proposito che il precedente anno fiscale americano si è chiuso con il record storico di immigrati irregolari alla frontiera (2,7 milioni di persone intercettate in totale). Neanche a dirlo, i repubblicani sono sul piede di guerra. Lo Speaker della Camera, Kevin McCarthy, ha accusato domenica il presidente di aver «distrutto le nostre frontiere». «Chiedo che tutti i membri del Congresso ricevano un briefing riservato sul caos al nostro confine meridionale. Con l’arresto record di persone sulla lista dei terroristi – compresi alcuni legati all’Isis – tutti gli americani dovrebbero essere profondamente preoccupati che i terroristi possano facilmente entrare nel nostro Paese», ha proseguito lo Speaker.

Ma attenzione: a criticare Biden non è soltanto il Partito repubblicano. Un recente sondaggio, commissionato dall’associazione conservatrice Libre Institute, ha evidenziato che il 65% dei mille elettori ispanici interpellati auspica che Biden faccia di più per mettere in sicurezza la frontiera meridionale. Un’opinione simile è stata espressa anche dal 63% degli ispanici intervistati in un’altra rilevazione, commissionata dall’organizzazione progressista Immigration Hub. Non bisogna poi trascurare che la pressione migratoria si sta facendo sentire in alcune grandi città settentrionali a guida dem, a partire dalla Grande Mela: non a caso, il suo primo cittadino, il democratico Eric Adams, sarebbe attualmente ai ferri corti con il presidente.

D’altronde, nelle scorse settimane, l’amministrazione Biden ha registrato tensioni anche nei suoi rapporti con alcuni governatori dem, come quella dello Stato di New York, Kathy Hochul. L’immigrazione clandestina ha sempre rappresentato una spina nel fianco per l’attuale inquilino della Casa Bianca. Si tratta, in particolare, di un fallimento per Kamala Harris che, nel marzo 2021, era stata incaricata dallo stesso Biden di disinnescare la crisi per via diplomatica con i Paesi del Centro America. D’altronde, il presidente finì in testacoda sul tema migratorio già durante le prime settimane alla Casa Bianca. Se i repubblicani e l’ala di centrodestra del Partito democratico ritengono che Biden sia troppo lassista, la sinistra dem lo accusa invece di scarsa discontinuità rispetto al predecessore.

La sua retorica aperturista in campagna elettorale ha spinto molti disperati a mettersi in viaggio, mentre la sua recente stretta sulle richieste di asilo sembra aver già esaurito il proprio effetto deterrente. Tale comportamento ondivago e irresoluto ha creato solo confusione, scontentando tutti e non riuscendo ad affrontare strutturalmente le cause della crisi.

Non a caso, una rilevazione Gallup di fine agosto ha messo in luce che soltanto il 31% degli americani approva il modo in cui il presidente sta gestendo il dossier migratorio. Nel frattempo, l’inquilino della Casa Bianca continua a sprofondare nel gradimento elettorale. Una recente rilevazione Harvard Caps-Harris lo dà infatti perdente contro vari candidati repubblicani: l’ex presidente, Donald Trump, l’ex ambasciatrice all’Onu, Nikki Haley, e il senatore Tim Scott. Del resto, il presidente è in crescente difficoltà: tra i guai giudiziari del figlio e la stampa amica che sta iniziando a scaricarlo, la sua ricandidatura appare sempre più traballante. E intanto nel Partito democratico c’è chi sta già scaldando ufficiosamente i motori, in attesa di un suo (probabile) passo indietro.

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