La schizofrenia dell’accoglienza Ue. Non vale per i russi in fuga dalle armi
  • Migliaia di persone scappano da Vladimir Putin per non combattere in Ucraina ma Paesi baltici, Polonia, Finlandia e Repubblica ceca li respingono. Altre bombe su Zaporizhzhia. Josep Borrell: «Minaccia nucleare di Mosca reale»
  • Si voleva «conquistarla» con l’ingresso nel Wto. Ma Pechino ha una visione del mondo inconciliabile con quella dell’Occidente. E sarà inevitabile lo scontro con gli Stati Uniti

Lo speciale contiene due articoli

Di fronte alla fuga dei cittadini russi chiamati da Vladimir Putin a combattere in Ucraina, l’Europa mostra la sua totale schizofrenia e chiude le frontiere. Quello dei civili che ribellandosi al «regime» avrebbero fatto la differenza era il sogno occidentale e, ora che si sta avverando, misteriosamente non si traduce in un’accoglienza calorosa da parte degli Stati europei.

Nei giorni scorsi il leader del Cremlino aveva annunciato la mobilitazione parziale, nella Federazione, per la guerra in Ucraina. Da allora molti cittadini russi hanno tentato di abbandonare il Paese, provando a varcare i confini con l’Europa o quello con la Georgia. Proprio per tentare di arginare tali «effetti indesiderati» della chiamata alle armi, il presidente Putin ha firmato una legge che inasprisce le pene per i renitenti e per tutti coloro che si rifiutano di andare a combattere. I rischi per chi voglia sottrarsi all’arruolamento sono dunque altissimi e le conseguenze per chi dovesse essere sorpreso mentre cerca di attraversare il confine sono immaginabili.

Ma ciò non ha mosso a pietà l’Europa, anzi i Paesi che già invocavano come sanzione un irrigidimento delle norme per il rilascio dei visti turistici per i cittadini russi, si sono affrettati a ribadire il concetto, come se chi fugge da una guerra fosse un turista. Paesi baltici, Polonia e Finlandia hanno chiuso i confini, la Repubblica ceca tratta questi casi come normali visti, non umanitari. Solo Berlino ha lasciato uno spiraglio ai disertori russi, attirandosi le ire di Kiev. Il presidente del Consiglio Ue Charles Michel, preso da imbarazzo per la situazione, si è detto favorevole a tenere le porte aperte ai russi in fuga: l’Ue, ha detto, dovrebbe mostrare «apertura a coloro che non vogliono essere strumentalizzati dal Cremlino».

Il suo appello è caduto nel vuoto e le scomposte reazioni di una Ue allo sbando non faranno altro che mettere in pericolo cittadini inermi e che avrebbero diritto quanto gli altri a essere considerati «profughi di guerra». Tra l’altro l’atteggiamento di chiusura potrebbe risultare ancora più cervellotico se a fuggire dovessero essere gli ucraini mobilitati nelle zone occupate dai russi. La notifica di convocazione annunciata da Vladimir Putin starebbe arrivando infatti, secondo Kiev, anche nelle aree occupate dai russi nella regione di Zaporizhzhia e nell’oblast di Kherson, agli uomini che hanno ricevuto passaporti della Federazione.

Zelensky ha chiesto a coloro che vivono in queste regioni di contrastare gli sforzi di mobilitazione russa «con ogni mezzo» e di provare a raggiungere le terre controllate dall’Ucraina. Ma se dovessero spingersi oltre e cercare la strada per l’Europa, cosa accadrebbe? Si creerebbero ribelli di serie A e ribelli di serie B?

Il caos europeo è assoluto proprio mentre, nel secondo giorno dei referendum nelle zone occupate dell’Ucraina, la comunità internazionale cerca di mostrarsi coesa, chiarendo la sua intenzione di non riconoscerne il risultato. Netta la posizione della Turchia che, pur barcamenandosi da mesi nel tentativo di essere il Paese mediatore, l’«amico di tutti», non ha usato mezzi termini nel bocciare l’iniziativa russa. «Non riteniamo corretti i tentativi di referendum unilaterale, poiché non abbiamo riconosciuto il referendum in Crimea nel 2014 e il suo risultato, e la nostra posizione su tali referendum è chiara. Riconosciamo l’integrità territoriale del popolo e dello Stato ucraini. Stiamo con l’Ucraina», ha affermato il portavoce della presidenza turca Ibrahim Kalin.

Sulla stessa linea Joe Biden, che ha assicurato che gli Stati Uniti e i suoi alleati imporranno nuove sanzioni economiche «rapide e severe alla Russia» se annetterà territori in Ucraina, nel quadro dei referendum per cui si continua a votare nelle zone occupate fino al 27 settembre. In precedenza, in una dichiarazione congiunta, i Paesi del G7 avevano invitato «tutti i Paesi a respingere inequivocabilmente questi referendum fittizi». L’atmosfera che regna nelle città viene descritta dal governatore ucraino di Lugansk, Serhiy Gaidai, come caratterizzata da ricatti e intimidazioni.

«A Starobilsk, alla popolazione è stato vietato di andarsene e le persone sono state costrette a lasciare le case per votare. Nella città di Bilovodsk, un direttore dell’azienda ha detto ai dipendenti che chiunque si fosse rifiutato di partecipare sarebbe stato licenziato e il suo nome sarebbe stato dato ai servizi di sicurezza», ha detto Gaidai.

L’ampliamento del territorio russo che conseguirebbe all’esito positivo delle votazioni, spaventa la comunità internazionale per la minaccia di Mosca di adottare la «dottrina» che prevede l’uso del nucleare come risposta ad eventuali lesioni all’integrità territoriale della Federazione. Un’eventualità che, secondo il rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, non va presa sottogamba. «È certamente un momento pericoloso perché l’esercito russo è stato messo all’angolo e la reazione di Putin, che minaccia di usare armi nucleari, è molto grave», ha detto Borrell.

Di certo la Federazione può minacciare una reazione immediata e senza mediazioni, disponendo di missili nucleari nazionali: in tutta Europa un arsenale nucleare nazionale lo possiede solo la Gran Bretagna. Per quanto riguarda gli altri Paesi europei, dispongono esclusivamente di testate nucleari Nato.

Di certo, comunque, Mosca si sta riorganizzando per una nuova fase della guerra, anche attraverso le sostituzioni di alti vertici militari. Proprio ieri è arrivata la nomina del nuovo responsabile della logistica dell’esercito russo, il generale Mikhail Mizintsev, che ha sostituito Dmitry Bulgakov. Mizintev, soprannominato da Kiev «il macellaio di Mariupol» per gli attacchi contro la città ucraina e il comportamento crudele coi civili, ha guidato anche l’operazione russa in Siria. Sul campo, gli scontri non si placano. Un missile russo ha colpito un edificio residenziale a Zaporizhzhia, secondo quanto riferito dal sindaco Kurtiev. Intanto Zelensky se la prende con Israele: «Non ci ha datto alcun mezzo per difenderci, zero, nulla.

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no
Geopolitica

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no

Siglato un patto quadro che però non piace ai filo-iraniani. Il presidente Aoun ha anche accolto con favore la guida di Italia e Francia nella coalizione post-Unifil. I media d’Oltralpe traducono male le parole di Meloni per metterla contro Le…