Il neutrino di Grace. «Il mondo deve rivalutare l’energia nucleare, la nostra sopravvivenza dipende da questa presa di coscienza». A spiegarlo nei convegni di fisica, nelle piazze del Midwest, a migliaia di follower su Instagram e davanti a senatori ammirati o perplessi è il testimonial più atomico che si riesca a immaginare: Miss America. Appunto Grace Stanke, biondissima con un sorriso Colgate e gli shorts ascellari, 21 anni e una passione singolare per la fissione, a tal punto da organizzare shooting (i vecchi servizi fotografici a narrazione digitale) non di fronte all’oceano Pacifico al tramonto ma davanti ai reattori di Beaver Valley. Indossando al posto del micro bikini stringato un giubbotto giallo fosforescente da addetto allo smaltimento delle scorie.
Nel Paese dei 93 reattori in funzione in 30 Stati nessuno può bluffare. Dopo il mondo di Greta arriva quello di Grace, con un significato molto preciso: Washington ha capito che serve un cambio di rotta e di passo. E che i 6,8 miliardi di dollari investiti nella transizione energetica (anche grazie all’energia atomica) dall’amministrazione di Joe Biden vanno supportati da un marketing adeguato che passa attraverso gli occhi verdi della studentessa di Ingegneria nucleare del Wisconsin.
C’è da recuperare uno storytelling devastante, quel No Nukes che caratterizza dagli anni Settanta l’approccio all’argomento da parte delle élites cultural-rocchettare del mondo occidentale. Il terrore della bomba è latente, persiste, avvelena ogni dibattito. Così, accanto ai numeri, tornano di moda i volti: da una parte quello di Robert Oppenheimer (film, occhialini proto-nerd e la frase cult: «Fossi in voi restituirei Los Alamos agli indiani»), dall’altra la ragazza dal volto pulito, da un anno in tour promozionale: visita scuole, residenze per anziani, parlamenti locali di 20 Stati dell’Unione raccontando perché bisogna cambiare idea sull’energia atomica.
«È l’industria che alimenta il 20% dell’America e ha salvato due volte mio padre dal tumore con la radioterapia». Grace Stanke è cresciuta a Wausau nel Wisconsin, suona il violino e, da quando aveva 13 anni, partecipa ai concorsi di bellezza con notevole successo. «Cominciai a interessarmi di energia nucleare al liceo, volevo continuare nel ramo e quando mio padre mi disse che era un settore senza speranza feci ciò che ogni figlio adolescente fa: il contrario di ciò che mi consigliava».
Ora lavora per la Constellation Energy, la società che possiede più impianti nucleari negli Stati Uniti (un bel conflitto d’interessi) e i suoi messaggi sono arrivati anche in Europa: due settimane fa è salita sul palco a Londra a un convegno della World nuclear association.
«Da sempre l’energia atomica fa la parte del cattivo, anche perché ha creato Godzilla. Ma è un dono meraviglioso al quale abbiamo voltato troppo in fretta le spalle. Oggi l’America è annoiata, vuole una nuova macchina elettrica, una nuova tv, costanti migliorie tecnologiche. Allora è arrivato il tempo di chiederci tutti: cosa c’è che non va nell’energia nucleare di ultima generazione?».
Un ragionamento che va oltre Chernobyl, oltre Fukushima, oltre i treni con le scorie bloccati dagli ambientalisti quando si ricordano di esistere (e quando scarseggiano di fondi dell’upper class californiana). Un omerico corto circuito culturale perché l’energia atomica serve per supportare i nuovi progetti climatici finanziati dall’Inflaction reduction act: miliardi di fondi federali per sviluppare centrali in grado di fornire elettricità 24 ore al giorno senza emissione di gas serra.
Per i democratici, Grace Stanke è un elemento di corto circuito, sottolinea soluzioni ideologicamente indigeste a problemi di bandiera, costringe a innestare retromarce, a ridefinire slogan ormai largamente anacronistici. In America il dibattito è frontale: il 57% è favorevole a nuovi reattori di ultima generazione, solo due anni fa la percentuale era del 43%. La svolta è interessante e arriva da opinioni inaspettate raccolte da un reportage del Wall Street Journal: Oliver Stone ha girato il documentario Nuclear now, Elon Musk è un sostenitore granitico dell’energia atomica, Sam Altman (il numero uno di Open Ai, intelligenza artificiale a go-gò) sponsorizza la startup Okla con l’obiettivo di quotarla in borsa. Lo stesso Bill Gates innaffia di denaro le piccole società che studiano reattori infallibili.
Ma è Grace a trascinare l’opinione pubblica millennial. Riguardo al suo intervento a Londra, scrive su Instagram: «Spesso mi chiedono delle differenze generazionali quando si parla di energia nucleare. Il fatto che la mia generazione sia cresciuta con il cambiamento climatico ovunque dimostra che non abbiamo paura di spingere gli attuali decisori a fare semplicemente meglio. Parteciperò al Cop 28 per far sentire una voce giovane sulla creazione di energia pulita con il nucleare. Net zero nuclear deve avere successo». Il tour continua e Miss Usa non sbaglia un colpo: ha festeggiato i 21 anni facendosi fotografare non davanti a una torta a sette strati ma alla centrale di Atlanta. «E alla fine dei convegni ho sempre una sorpresa». Toglie il violino dalla custodia, ammicca con lo sguardo atomico e attacca Mozart.
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