«Knives Out 2» sbarca su Netflix con un cast stellare

Dall’investigatore interpretato da Daniel Craig a Kate Hudson e Dave Bautista, il film, sequel di Knives Out – Cena con delitto, debutta online venerdì 23 dicembre. Una trama complessa, un omicidio e una narrazione incentrata sulle indagini che ne conseguono.

Un primo passaggio al cinema. Poi, la promessa di poter essere visto su Netflix, nei giorni leggeri che accompagnano le feste. Knives Out – Glass Onion, il cui debutto online è stato fissato al 23 dicembre, non è una prima visione, non nel senso stretto del termine. In sala, è rimasto una settimana, alla fine di novembre. Allora, Ryan Johnson, regista, ha chiesto a stampa e spettatori di non perdersi in spoiler. Il film, sequel di Knives Out – Cena con delitto, è parte del genere che gli angolofoni chiamano «whodunit», si è giustificato: ha una trama complessa, un omicidio e una narrazione incentrata sulle indagini che ne conseguono. È sufficiente un nonnulla, dunque, la rivelazione di un solo dettaglio, perché il gioco perda valore e il mistero all’apparenza sibillino sia svelato senza più bisogno di immagini o di ulteriori parole. Johnson ha chiesto riserbo. Ma la richiesta, che pur è stata accolta, ha finito per produrre altro: dissertazioni infinite non sul film, ma sul genere del quale è stato definito parte. Perciò, per evitare altre – e inutili – polemiche, lo diciamo, e pure con una certa solennità. Glass Onion, nel cui titolo risuonano echi musicali («Looking through the glass onion / I told you about the fool on the hill / I tell you man he’s living there still / Well here’s another place you can be / Listen to me», cantavano i Beatles), non è un «whodunit», non davvero. Johnson, il cui Knives Out, capitolo originale, è stato un piccolo capolavoro di scrittura, ironico, intelligente, divertito, ha dato vita a qualcosa di spurio. Consapevolmente, però.

Glass Onion, il cui unico rimando a Cena con delitto sta nella presenza di Benoit Banc, l’investigatore interpretato da Daniel Craig, è un susseguirsi di citazioni e riferimenti. E per alcuni, pochi, annoverabili nel genere tanto discusso, altri, molti, sono da considerarsi a se stanti: perle pop, utili a raggiungere un effetto composito, il grottesco, la satira, la volontà di prendere a sassate certe ipocrisie sociali. Glass Onion è una maschera, sotto cui batte un cuore che di giallo ha poco. Johnson l’ha confezionata con cura. Si è divertito a mescolare generi e stili. A volte, s’è spinto troppo oltre. Il suo film non è perfetto. Ma godibile, perfino bello, questo sì. E il merito, in parte, una buona parte, è del cast.

Daniel Craig, smessi i panni di James Bond, ha trovato in Benoit Blanc un contrappunto meraviglioso. È diventato la caricatura composta di quel che è stato, ha imparato a ridere del suo passato, degli archetipi e degli stereotipi che si agitano nella figura dell’investigatore. Benoit Blanc gli ha restituito una vita nuova e Glass Onion, come Cena con delitto, da questa sua nuova vita ha tratto infinito giovamento. La pellicola, nel cui cast compaiono anche Kate Hudson e Dave Bautista, è il trionfo di Daniel Craig, la storia di un gioco in cui distinguere realtà e finzione è diventato pressoché impossibile. Craig, il suo Benoit Blanc, è stato invitato sull’isola privata di un riccone, magnate delle nuove tecnologie, un cervellone di nome Miles Bron. È stato invitato con il pretesto di prendere parte ad un gioco, un murder mystery. Bron, che sull’isola ha fatto costruire una villa sfarzosa, sormontata da una cupola in cristallo a forma di cipolla, ne ha stabilito le regole: avrebbe fatto il morto e chiamato amici suoi, miliardari e artisti, politici e giovani rampanti, ad indagare. Sarebbe stato tutto finto, o così hanno creduto gli ospiti, ciascuno dei quali si scoprirà avere un motivo reale per vedere morto Miles Bron. Se il padrone di casa, però, sia destinato a morire, se ci sia qualcun altro di sacrificabile, se ci debba poi essere un morto che muoia per davvero, non è cosa di immediata comprensione. Johnson indugia, Daniel Craig, deus ex machina della vicenda, con lui. È un balletto. Una danza dove le citazioni e i riferimenti pop si cedono il passo le una con gli altri. C’è musica, tanta, scelta con una maestria rara. C’è divertimento. C’è leggerezza. E, alla fine, allora, poco importa cosa sia Glass Onion, se un whodunit, un film che gli somiglia, che ne ride o che altro. Nel passo a due di Johnson e Craig ci si perde, capendolo poi che a contare, per regista e attori.

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