Israele al voto: Netanyahu è pronto a tornare
Benjamin Netanyahu (Ansa)

Le elezioni israeliane del primo novembre potrebbero ridare centralità a Benjamin Netanyahu.

Martedì si terranno le prossime elezioni parlamentari israeliane: una situazione sorta dalla crisi di governo verificatasi lo scorso giugno. Con ogni probabilità, il partito di centrodestra dell’ex premier Benjamin Netanyahu, il Likud, conquisterà circa 30 seggi: vale a dire un quarto di quanto disponibile nella Knesset. In tutto questo, secondo Cnn, l’attuale primo ministro, Yair Lapid, spererebbe che il suo partito di centrosinistra, Yesh Atid, si aggiudichi secondo posto. Dall’altra parte, il ministro della Difesa, Benny Gantz, concorre con il suo nuovo schieramento, Unità nazionale, e – anche lui – punta a lasciare il segno.

Come sottolineato dalla Cnn, “ogni partito che ottiene almeno il 3,25% del voto popolare ottiene un certo numero di seggi alla Knesset in base alla percentuale del numero totale di voti che ha vinto”. “La soglia del 3,25% ha lo scopo di tenere i partiti molto piccoli fuori dalla Knesset, un tentativo di facilitare la costruzione di coalizioni di governo”, prosegue la testata. Obiettivo fondamentale per Netanyahu è che il blocco dei suoi alleati raggiunga almeno 61 seggi: se questa soglia non dovesse essere conseguita, la situazione per lui potrebbe risultare assai problematica, visto che il numero totale di seggi parlamentari è di 120. Non è quindi detto che l’ex premier sarà necessariamente in grado di formare un nuovo governo. E, qualora fallisse in questo tentativo, non si può escludere che il presidente israeliano, Isaac Herzog, provi a dare l’incarico allo stesso Lapid. Resta ciononostante il fatto che, almeno al momento, Netanyahu sembra pronto a ritornare premier.

Va da sé che, qualora tale scenario dovesse concretizzarsi, è probabile che i rapporti tra Gerusalemme e l’attuale Casa Bianca peggiorerebbero. Le relazioni tra Joe Biden e Netanyahu non si sono infatti mai rivelate idilliache soprattutto a causa della volontà dell’attuale presidente americano di rilanciare il controverso accordo sul nucleare con l’Iran. Tra l’altro, va rammentato che, nonostante si tratti di un leader di centrosinistra, anche Lapid non ha mancato di evidenziare il proprio disappunto sul tema all’attuale inquilino della Casa Bianca.

Ma le turbolenze sorgono anche su altri fronti. Secondo quanto riferito il 29 ottobre dal sito Axios, “l’amministrazione Biden è preoccupata che se il leader dell’opposizione Benjamin Netanyahu vincerà le elezioni di martedì, formerà un governo con partiti di estrema destra e che suprematisti ebrei, tra cui Itamar Ben Gvir e Bezalel Smortich, saranno nominati alti ministri e faranno parte del gabinetto di sicurezza”. In particolare, secondo i sondaggi, la lista di Gvir e Smortich potrebbe arrivare a conquistare fino a 13 seggi. La stessa fonte ha riferito che, durante la sua recente visita a Washington, Herzog avrebbe provato a rassicurare i vertici dell’amministrazione Biden su questa questione. Un elemento che, lo si capisce, già prefigura nuove tensioni tra Netanyahu e l’attuale presidente americano. Insomma, la situazione complessiva resta per ora sospesa. E, nel frattempo, lo spettro dell’ingovernabilità continua ad aleggiare.

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