Luisa Toeschi (Soriso, 1949) si laurea in lettere moderne e inizia a collaborare con Italia Nostra, la creatura fondata a Roma nel 1955 da un gruppo di intellettuali e amanti delle bellezze e del paesaggio italiano tra cui Giorgio Bassani, Elena Croce e Umberto Zanotti Bianco; dapprima si occupa di istruzione, giovani e verde pubblico, quindi si dedica al Progetto Milano che vede uno studio delle realtà presenti in e intorno alla città, portando alla pubblicazione di un’opera in dieci volumi. Nel 1974 partecipa ad un impegnativo quanto innovativo percorso di riqualificazione di un ampio terreno di proprietà comunale, all’inizio costituito da 35 ettari, nella zona Ovest di Milano, con l’intento che venga trasformato in Parco-Bosco pubblico con l’aiuto di volontari. Il progetto parte e viene accolto dalla città sicché l’amministrazione aggiunge altro terreno a quello dato in concessione inizialmente insieme alla storica e abbandonata Cascina Romano e quel luogo si trasforma negli anni in un parco pubblico di 120 ettari, conosciuto come Boscoincittà, all’interno del Parco Agricolo Sud Milano. Attualmente Luisa Toeschi è presidente di Italia Nostra Nord Milano, nel cui territorio di competenza è compreso Boscoincittà.
Giornalista, educatrice, anima di Italia Nostra e cofondatrice di Boscoincittà a Milano: da cosa nasce tutta questa passione?
«Nasce da una storia di vita. Nasce dall’incontro con persone speciali, vitali e creative che mi hanno coinvolto, assai giovane, in una nuova possibile diversa visione di Milano; verso una città di partecipazione e condivisione e naturalmente una città più verde. Il tutto nell’ambito dell’associazione Italia Nostra».
Ai nostri occhi può apparire scontato che ad un certo punto, in un’Italia tutta tesa verso la meta dell’industrializzazione del paesaggio, qualcuno abbia alzato la mano e detto: «Ora basta!» Cerchiamo e tentiamo una strada diversa, non ci siamo dimenticati delle nostre radici agricole. E così nasce il seme di Boscoincittà. Ma quanto era difficile al tempo? E quanto lo è stato prima di arrivare alla realtà consolidata che conosciamo ora?
«Torniamo a “quel tempo”: siamo nei primi anni Settanta, aria mefitica in città, raffinerie che ancora contornavano Milano e ne ammazzavano l’aria, poco verde, davvero poco verde con Tonino Cederna che riempiva pagine del Corriere della Sera con descrizioni di centinaia di metri quadrati di verde per abitante nella città del Nord Europa. Dunque arriva lo choc petrolifero, vengono imposte le domeniche a piedi senza uso di auto, indispensabili per le fughe dei fine settimana. Quella è stata la “scintilla” che ha dato vita alla proposta di Italia Nostra: “il verde lo facciamo noi, subito con l’aiuto di tutti” Aldo Aniasi, allora sindaco e Carlo Tognoli, allora assessore al Demanio, hanno risposto positivamente alla provocazione e in due mesi ci hanno assegnato il primo lotto di terreno lungo via Novara. Era il febbraio 1974. Tra un anno festeggiamo i cinquant’anni».
Italia Nostra ha superato un periodo di difficoltà, ma oggi pare aver ripreso lo slancio dei primi decenni: quali sono le iniziative che state curando e quali interventi e campagne prevedete di fare?
«Voglio riferirmi, per questa risposta, alla realtà che meglio conosco ed è quella che attiene la nostra attività. Oltre ai 120 ettari del bellissimo Boscoincittà, oggi la nostra Sezione di Italia Nostra Milano Nord, Centro Forestazione Urbana vanta al proprio attivo anche il salvataggio e la messa in sicurezza di un altro, ormai bellissimo parco: il Porto di Mare. Là dove per decenni, su alcune colline a fianco della stazione di Rogoredo e davanti alla Certosa di Chiaravalle, si svolgeva il più pesante e terribile mercato di stupefacenti (il famoso boschetto della droga) oggi esiste una realtà completamente diversa, inimmaginabile al tempo: il nostro intervento è iniziato nel 2017 e solo dopo quattro anni tutto è cambiato. Bisogna andar là a vederlo, a percorrere su è giù le colline coi prati rinati, i laghetti puliti, retaggio degli scavi di un secolo fa quando il Comune voleva fare a Milano un Porto collegato al mare, con sei chilometri di pista per mountain bike frequentatissimi».
L’Italia è un paese costellato di problemi, eppure, come sappiamo bene, ricco di potenziali risorse, culturali e individuali, umane e sociali. Secondo lei, che cosa manca di più al momento?
«Manca una vera disciplina nell’uso e stra-uso del suolo. Manca un reale e coscienzioso senso del limiti nel continuo spreco e attacco all’unica grande risorsa della vita che è il territorio: lo si vede bene, ad esempio, dall’espandersi degli impianti dedicati alla logistica che non “riusano” mai le tante strutture abbandonate o fatiscenti per ridar loro nuova vita. È tutto un consumar suolo. Basta vedere lungo le autostrade, soprattutto le nuove autostrade del Nord Italia. Chi mai li fermerà?»
Noi? Chissà. Quali rapporti sussistono tra Italia Nostra e le altre entità che si occupano di curare questa nostra Italia? Penso, ad esempio, al Wwf o al Fai?
«Sussiste un rapporto istituzionale, ma ci impegniamo spesso su singole iniziate e molto spesso a livello locale, dove è più facile collaborare. Oppure ci ritroviamo nella formulazione di cartelli per affermazioni di tutela a livello nazionale. Noi, qui a Milano, lavoriamo molto con gli altri parchi, dal parco Nord Milano, alla Bam di Porta Nuova, al parco Agricolo Sud e molto coi comitati di quartiere spontanei e altri parchi e piccole aree verdi gestite da volontari in città, e anche nell’hinterland, con la sua storia particolare di lungo abbandono e disinteresse, conoscendo la nostra storia e il successo di Boscoincittà ci chiedono talora suggerimenti e apporti di lavoro. Noi ne siamo ben felici».
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