India e Cina fanno volare il carbone. L’Aie: «Consumi da record nel 2023»
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Per l’Agenzia internazionale dell’energia gli unici a tagliarlo sono Europa e Stati Uniti.

Mentre l’Europa si aggroviglia su politiche pseudo green che altro non fanno che esasperare le popolazioni, alle prese con regolamenti e direttive (vedi il divieto di circolazione delle vetture diesel Euro 5) talmente assurde e illogiche da non poter banalmente essere rispettate, il resto del mondo, e in particolare colossi globali come Cina e India, autoregolano le loro agende e fanno registrare un boom di utilizzo di carbone.

Sono dati estremamente semplici da interpretare quelli che emergono dall’ultima edizione del rapporto annuale sul mercato del carbone dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie), secondo il quale, dal punto di vista globale, la domanda di carbone, la principale fonte di energia per la generazione di elettricità e la produzione di acciaio e cemento e al tempo stesso la più grande fonte di emissioni di anidride carbonica prodotte dall’uomo, dovrebbe diminuire entro il 2026.

Campa cavallo: intanto il 2023 ha fatto registrare il picco massimo di consumo di carbone, con i cali record nell’Unione europea e negli Stati Uniti, di circa il 20% ciascuno, annullati a livello globale dalla crescita della domanda dell’8% in India e del 5% in Cina, due giganti della popolazione (3 miliardi di persone in tutto), con economie di nuovo in crescita dopo la frenata dovuta al Covid, che consumano carbone a volontà. Le previsioni dell’Aie segnalano un calo della domanda globale di carbone del 2,3% entro il 2026, ma sempre collegato alla prospettiva di una grande crescita del consumo di rinnovabili, che dovrebbero avere il loro record nei prossimi tre anni proprio in Cina, che attualmente da sola rappresenta più della metà della domanda di carbone nel mondo. Intorno alle scelte di Pechino, in sostanza, ruota buona parte del futuro delle emissioni di CO2.

«Abbiamo assistito alcune volte a cali della domanda globale di carbone, ma sono stati brevi e causati da eventi straordinari come il crollo dell’Unione sovietica o la crisi del Covid-19. Questa volta sembra diverso, perché il declino è più strutturale, guidato dalla formidabile e sostenuta espansione delle tecnologie energetiche pulite», spiega Keisuke Sadamori, direttore dell’Aie per i mercati energetici e la sicurezza, «Il punto di svolta per il carbone è chiaramente all’orizzonte, anche se sarà il ritmo di espansione delle energie rinnovabili nelle principali economie asiatiche a determinare il futuro, mentre sono necessari sforzi molto maggiori per raggiungere gli obiettivi climatici internazionali».

Il consumo globale, tuttavia, secondo il rapporto, dovrebbe rimanere ben al di sopra degli 8 miliardi di tonnellate fino al 2026. Per ridurre le emissioni a un ritmo coerente con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, l’Agenzia ha osservato che l’uso del carbone non smaltito dovrebbe diminuire molto più rapidamente. Il rapporto rileva anche che lo spostamento della domanda e della produzione di carbone verso l’Asia sta accelerando. Quest’anno la Cina, l’India e il Sud-Est asiatico rappresenteranno i tre quarti del consumo globale, rispetto a circa un quarto nel 1990. Si prevede che il consumo nel Sud-Est asiatico supererà per la prima volta quello degli Stati Uniti e quello dell’Unione europea nel 2023.

Fino al 2026, l’India e il Sud-Est asiatico sono le uniche regioni in cui il consumo di carbone è destinato a crescere in modo significativo. Con tanti saluti alle auto elettriche e ai divieti cervellotici dell’Unione europea.

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