All’improvviso, i politici di mezza Europa parlano e agiscono come Matteo Salvini: cercano di fermare i barconi di clandestini in arrivo, promettono rimpatri rapidissimi, minacciano i trafficanti di uomini e li perseguitano, chiudono le frontiere e limitano gli ingressi.
Il primo ministro britannico Keir Starmer, benché laburista e dunque sinistrorso, da giorni pubblica sui social post durissimi. In settimana si è rivolto direttamente ai migranti intenzionati ad attraversare la Manica spiegando che sarebbe stati rispediti al punto di partenza. Ieri ha diffuso un «messaggio ai trafficanti di esseri umani: rimanderemo indietro le persone che contrabbandate attraverso la Manica, grazie al nostro nuovo accordo con la Francia. Inseguendo le barche che usate, grazie al nostro nuovo accordo con la Germania. Distruggeremo il vostro modello di business, pezzo per pezzo». In effetti, Starmer ha siglato un accordo pilota con i francesi che prevede uno scambio uno a uno. In buona sostanza, il Regno Unito potrà rispedire in terra francese i migranti irregolari che sono partiti da lì e per ciascun espulso accoglierà in modo regolare uno straniero arrivato in Francia che dimostri di avere legami con l’Inghilterra (parenti presenti sul territorio e simili). Poca cosa in realtà: è difficile che si riescano a respingere grandi masse di persone (secondo il quotidiano Le Monde, la Gran Bretagna rimpatrierebbe solo 2.600 persone all’anno, ovvero circa il 6% del numero totale di attraversamenti della Manica). Ma comunque è un segnale di cambiamento. La stretta, a quanto risulta, è gradita anche al governo francese, lo stesso che tempo fa aveva il fegato di darci lezioni di accoglienza e antirazzismo.
Poi ci sono i tedeschi. Starmer ha siglato un patto pure con il cancelliere Friedrich Merz e lo ha ringraziato per aver modificato le norme tedesche in modo da bloccare i barchini gestiti da organizzazioni di trafficanti attive sul suolo tedesco. «È un chiaro segnale che facciamo sul serio», ha detto Starmer.
Quanto a Merz, è persino più rigido del suo collega inglese. In questi giorni ha dichiarato che la Germania «non riesce a gestire» i richiedenti asilo. Ci ha tenuto a ribadire che gli ingressi di stranieri sono diminuiti del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. E ha promesso che farà molto altro per contrastare l’immigrazione di massa. A suo dire «la cooperazione tra Regno Unito e Francia deve essere completata da un accordo» che includa anche la Germania al fine di ridurre l’immigrazione irregolare.
Nel frattempo, il governo tedesco ha provveduto a rimpatriare 81 migranti irregolari afgani rispedendoli direttamente a Kabul, iniziativa che ha suscitato le proteste di molte Ong e persino di Volker Türk, alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, il quale ha chiesto a tutti i Paesi di porre immediatamente fine alle deportazioni verso l’Afghanistan. «Gli Stati devono fare tutto ciò che è in loro potere per aiutare gli afghani e garantire che i rimpatri in Afghanistan siano volontari, sicuri, dignitosi e in linea con il diritto internazionale», ha detto Türk. A quanto pare sono molto lontani i tempi di Angela Merkel e dei cartelli con scritto «refugee welcome».
Nel frattempo, il ministro degli Interni tedesco Alexander Dobrindt ha ospitato diversi omologhi europei in cima allo Zugspitze, la montagna più alta della Germania nelle Alpi bavaresi, al confine con l’Austria, proprio per discutere di come inasprire le norme che regolano l’immigrazione. Al meeting erano presenti i ministri di Francia, Polonia, Austria, Repubblica Ceca e Danimarca oltre al commissario europeo per gli Affari interni Magnus Brunner. Al centro della discussione c’era l’idea di «accelerare il ritmo» delle espulsioni per i migranti illegali. «L’Ue è una regione tollerante e rimarrà tale, ma non vogliamo che siano le bande di trafficanti criminali a decidere chi entra nella nostra regione», ha affermato il tedesco Dobrindt. «Siamo tutti preoccupati che il sovraccarico dei nostri Paesi dovuto all’immigrazione clandestina contribuisca in modo significativo alla polarizzazione della società. Vogliamo contrastare questa polarizzazione». Dobrindt ha anche fatto sapere che, secondo i partecipanti all’incontro, in futuro le richieste di asilo dovranno essere esaminate anche in Paesi terzi, nei centri di rimpatrio al di fuori dei confini Ue.
È tutto davvero strepitoso. I furbastri europei che si atteggiavano ad accoglienti dal cuore puro mentre noi venivamo invasi, oggi si trovano per discutere di come rispedire indietro i migranti e rendere più severe le norme sugli ingressi nell’Unione. Un tempo lo attaccavano, oggi tutti si comportano come fossero Salvini. È una presa in giro, come no. Ma in fondo ce la meritiamo. Mentre gli altri si attrezzano per chiudere e respingere, noi siamo in balia di Procure e tribunali che si oppongono a ogni tentativo di proteggere le frontiere, potendo per altro contare sul plauso e il supporto di tutta l’opposizione. Destra, sinistra e liberali Ue difendono i confini, da noi si difendono i clandestini dai governi regolarmente eletti.
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