Altro che nuovo partito. Il Giglio magico nei prossimi mesi dovrà pensare soprattutto a difendersi nei tribunali. Ieri a Firenze si è svolta la quarta udienza del processo ai genitori di Matteo Renzi, Tiziano e Laura, per false fatturazioni (relative al pagamento di 195.200 euro da parte della Tramor srl). Il giudice Fabio Gugliotta aveva messo a calendario l’esame degli imputati, ma nessuno dei tre (con i Renzi è imputato anche Luigi Dagostino) ha accettato di sottoporsi alle domande della pm Christine von Borries. Alla Verità risulta che Dagostino intendesse farsi interrogare, ma poi il suo legale, Alessandro Traversi, lo ha consigliato diversamente.
Nei giorni scorsi i tre imputati si erano esercitati con gli avvocati in prove di spontanee dichiarazioni. Ma le simulazioni non hanno convinto. Renzi senior ha dimostrato di non avere il dono della sintesi e Dagostino non è sembrato pronto a difendersi dall’accusa di truffa aggravata nei confronti del gruppo Kering e nel test si è un po’ «aggrovigliato». «La spiegazione è molto tecnica e in un contraddittorio, fatto di interruzioni, non sarebbe stata comprensibile», ci ha spiegato Traversi. Dagostino era pronto al corpo a corpo in aula: «Nel week end al mare avevo rivisto i miei appunti. Me la sentivo eccome di rispondere alle domande della pm, sono gli avvocati che non hanno voluto. Stamattina (ieri per chi legge, ndr) il mio legale mi ha detto che non era il caso. Però lunedì prossimo (il 15 luglio, data della prossima udienza, ndr) renderò spontanee dichiarazioni. E a quanto mi risulta anche gli altri due. Conoscendo il carattere di Tiziano si dilungherà, andrà fuori tema e farà un mezzo show».
E infatti gli avvocati dei Renzi, Federico Bagattini e Lorenzo Pellegrini, sono orientati, «all’85-90%», a depositare spontanee dichiarazioni scritte. Nell’udienza di ieri è stato sentito come testimone a difesa Stefano Bovoli, fratello di Laura, «residente a Rio de Janeiro». Ha informato la corte di aver fatto, attraverso una società spagnola, una consulenza per i congiunti. La pm non ha trovato il nesso con le fatture in contestazione, precedenti a quel lavoro. L’1 ottobre potrebbe arrivare la sentenza.
Nel frattempo la von Borries ha fatto mettere agli atti del processo il verbale reso da Dagostino nell’ambito del procedimento madre per reati fiscali. «La pm lo ha fatto per collegare i pagamenti della Tramor al fatto che Tiziano mi accompagnasse a incontrare Luca Lotti e altre persone», chiosa l’imprenditore. In effetti nel verbale del 13 aprile 2018 si leggono queste affermazioni di Dagostino: «Conosco la famiglia Renzi perché ho avuto la fortuna, la bravura e l’ingegno di costruire il The Mall (un centro commerciale, ndr) a Rignano sull’Arno dove essi vivono […] E in quell’ambito ho fatto lavorare anche alcune società di Tiziano Renzi e di sua moglie […] dopo alcuni articoli che mi accreditavano come amico di Renzi mi arrivarono moltissime telefonate di persone interessate ad avvicinarlo».
L’interrogato fa l’esempio del pm Antonio Savasta (arrestato a gennaio per corruzione in atti giudiziari anche per i suoi rapporti con Dagostino) «che era interessato a presentare un disegno di legge in materia di rifiuti a Roma»: «Io ci pensai e siccome tramite Tiziano Renzi l’unico politico che avevo visto tre-quattro volte era Luca Lotti, all’epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio, decisi che lo potevo portare da lui. Effettivamente fissai con Lotti tramite Tiziano Renzi dicendogli che volevo portargli un magistrato che aveva interesse a mostrare una proposta di legge. Prima avevo chiesto a Tiziano Renzi di chiedere a Lotti se era lui la persona adatta per quell’appuntamento o se mi indicava qualcun altro e Lotti fissò lui l’appuntamento».
Su quell’abboccamento proseguono le indagini per traffico di influenze illecite aperto dalla stessa von Borries a carico di Renzi senior e Dagostino. Secondo il magistrato i pagamenti della Tramor ai Renzi erano giustificati da questa attività di lobbying. Invece Dagostino sembra orientato a spiegare quelle sovrafatturazioni con la «sudditanza psicologica» e cioè che fosse per lui impossibile sindacare gli onorari richiesti dai Renzi per le loro consulenze nel settore della ristorazione.
I guai per i genitori non sono finiti. Il procuratore aggiunto di Firenze Luca Turco sta completando le investigazioni in due procedimenti per bancarotta e false fatture che li coinvolgono. Per il crac della coop Marmodiv è indagato pure Andrea Conticini, il cognato di Renzi, per il quale, nei giorni scorsi, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per riciclaggio nella cosiddetta inchiesta Unicef.
Ma sembrano avere problemi con la giustizia un po’ tutti i petali del Giglio magico. Lotti, per esempio, imputato per favoreggiamento nel processo Consip, è stato intercettato mentre cercava di rendere innocuo Paolo Ielo, il procuratore aggiunto che lo scorso ottobre aveva chiesto il suo rinvio a giudizio. Ielo è lo stesso magistrato che ha in mano il fascicolo sull’ex tesoriere del Pd Francesco Bonifazi (accusato di finanziamento illecito e false fatturazioni) e che deve deciderne il destino.
Per quanto riguarda Consip, il gip Gaspare Sturzo ha sul tavolo da nove mesi la richiesta di archiviazione delle accuse di traffico di influenze illecite contro Tiziano Renzi. «Sto lavorando» è l’unica dichiarazione che ci concede il giudice.
Qualche dispiacere per il Giglio magico arriva pure da Arezzo, dove il procuratore Roberto Rossi, già consulente del governo Renzi e in attesa di essere confermato dal Csm nel suo incarico, ha inviato a giugno l’avviso di chiusura indagini (propedeutico alla richiesta di rinvio a giudizio) a Pier Luigi Boschi, padre dell’ex ministra Maria Elena (la quale aveva frettolosamente annunciato l’archiviazione delle accuse contro il genitore), e ad altri manager sospettati di aver sperperato centinaia di migliaia di euro di consulenze che avrebbero contribuito al dissesto dei conti di Banca Etruria.
Resta, infine, il capitolo delle numerosissime cause penali e civili avviate da Matteo Renzi e dai genitori, spesso con la richiesta di rimborsi esorbitanti. Ma pure da questo fronte iniziano ad arrivare cattive notizie. Ieri il tribunale civile di Firenze ha rigettato una richiesta di risarcimento da 100.000 euro nei confronti del deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli da parte della ditta Eventi 6 della famiglia Renzi, considerando «insindacabili» le dichiarazioni contestate. La disputa riguardava le affermazioni che Donzelli fece alla stampa, ma che inserì anche in un’interrogazione al Consiglio regionale, a proposito di un «passaggio di denaro fra il Partito democratico e la Eventi 6 della famiglia Renzi». Appresa la decisione, Donzelli non ha nascosto la soddisfazione: «Si tratta dell’ennesimo tentativo fallito nei miei confronti da parte del Giglio magico: dopo il sindaco di Firenze Dario Nardella e il padre dell’ex ministro Lotti, ora la giustizia mi dà ragione anche contro la famiglia Renzi».
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