Confcommercio rivede le stime al ribasso e chiede interventi contro l’aumento dell’Iva. Mentre Tria apre alla tassa piatta ma senza troppo vigore. Per il 2020 serve invece una riforma fiscale drastica.

La presentazione del Def prevista per il prossimo 10 aprile potrebbe essere l’occasione per iniziare a parlare di una flat tax allargata a una platea maggiore di contribuenti. Anche se il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, parla ma frena al tempo stesso. «È in sede di predisposizione della legge di bilancio che potranno essere esplicitate diverse ipotesi di riforma addizionale» della tassazione e solo in quell’occasione «saranno approfondite tutte le proposte, anche quella richiamata dai senatori interroganti», cioè di una flat tax al 15% sui redditi incrementali, ha sottolineato ieri il ministro rispondendo a una richiesta di Fratelli d’Italia che ha avanzato una proposta in questo senso.

Tria, ieri, ha anche voluto «ribadire che al momento non è stata formulata alcuna stima ufficiale circa l’impatto di una possibile estensione della flat tax». Ieri Tria ha anche sottolineato che al ministero «fin dal luglio scorso sono state condotte molte analisi concernenti varie ipotesi». Si tratta di ipotesi «ex ante delle policy, fondamentali per creare condizioni e basi conoscitive per stimare gli impatti delle misure del governo ma non possono essere utilizzate mediaticamente». Queste «simulazioni», ha aggiunto, sono «doverose per essere in grado di valutare ogni ipotesi nel momento in cui queste si propongono concretamente al decisore politico, è quindi fuorviante usare questi esercizi per speculazioni mediatiche». «Alla luce della novità introdotte», ha continuato Tria, con la manovra «dal 2020 circa 1 milione e mezzo» di contribuenti «fruirà» di una flat tax al 15%, «una platea di circa il 40% dei soggetti titolari di partita Iva».

Il ministro Tria, dunque, al momento non pare essere del tutto sicuro di voler ampliare la flat tax a una maggiore platea di beneficiari. In realtà, la «tassa piatta» potrebbe essere l’asso nella manica del governo per dare un po’ di spinta alla stagnante economia italiana. L’ufficio studi di Confcommercio prevede nel 2019 e nel 2020 «un biennio di stagnazione» con il Pil in crescita rispettivamente dello 0.3% e del 0,5%. Un problema che il Belpaese si porta dietro da troppo tempo. Ieri, il rapporto «L’euro compie vent’anni», stilato dall’ufficio studi Confcommercio e presentato in apertura del Forum di Cernobbio, lo ha messo nero su bianco.

Dallo studio emerge chiaramente che nel ventennio 1999-2018 il tasso medio di crescita dell’Italia (+0,4%) è stato circa un quarto della media dell’Ue (+1,6%), di Francia (+1,5%) e Germania (+1,4%). Un confronto significativo si può fare usando il prodotto interno lodo pro-capite e i consumi trasformati in standard di potere d’acquisto: in questo caso emerge un peggioramento della posizione dell’Italia (96% rispetto alla media Ue), con la sola Spagna (91,6%) a segnare una performance peggiore, mentre la migliore è la Germania (123,5%).

Come ha spiegato ieri il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, il governo dovrebbe «agire subito» rilanciando la crescita e pianificando un Def «rigoroso» per il 2020. Il numero uno della Confederazione generale Italiana delle imprese, delle attività professionali e del lavoro autonomo non ha dubbi: bisogna «rafforzare la nostra posizione con la Ue che nascerà dopo il voto per evitare che scattino le clausole di salvaguardia dell’Iva».

Come spiega Confcommercio, l’ormai tradizionale crisi economica dell’Italia unita al potenziale aumento dell’Iva potrebbe «far salire al 3,7%-3,8% il rapporto defcit-pil nel 2020», sottolinea Mariano Bella, responsabile dell’ufficio studi dell’associazione.

A questo punto, ha detto ieri Sangalli a Cernobbio, l’unica soluzione è ricorrere a interventi sia «sul fronte nazionale e su quello continentale».

Il rischio, dunque, di una crescita dell’Iva è tangibile. La speranza è che, nell’eventualità di un aumento, il governo rileghi questa scelta essenzialmente ai beni di lusso e che capisca che servono degli strumenti di alleggerimento fiscale che possano dare un po’ di ossigeno ai contribuenti. In realtà i commercianti omettono proprio la tassa piatta che invece rilancerebbe i consumi. Così facendo la pressione fiscale scenderebbe e, con ogni probabilità, anche l’evasione diminuirebbe drasticamente dando nuova linfa alle casse dello Stato. Del resto, già da tempo è chiaro che aumentare le tasse tout court ha portato solo danni. Ecco perché la tassa piatta, adottata con successo in molti Paesi europei, potrebbe contribuire a rimettere in piedi l’economia di un Paese, l’Italia, che ormai cammina a fatica.

Da non perdere

I nostri soldi

Si sgonfia l’IA: crollano le Borse Ue

Non bastano i timori legati a Medio Oriente e Ucraina a spiegare la giornata nera dei mercati di ieri. Martedì 23 giugno la pressione è arrivata soprattutto dal comparto tecnologico: una vendita diffusa sui titoli dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale…

Ticket di 50 euro per vedere Venezia
I nostri soldi

Ticket di 50 euro per vedere Venezia

Un superticket che potrebbe arrivare fino a 50 euro. È questa l’idea lanciata dal primo cittadino, che ha annunciato la richiesta al governo di alzare la soglia del biglietto di ingresso per i turisti nella città lagunare dagli attuali 5-10…

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra
I nostri soldi

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra

È ormai da quasi sei anni che sosteniamo che l’accordo politico concluso da Giuseppe Conte all’alba del 21 luglio 2020, che poi ha portato al Pnrr, sarà ricordato come un’enorme e dannosa ipoteca sul futuro degli italiani. Avevamo previsto -…