- Il premier spegne le polemiche sui numeri: previsti 2,37 miliardi in più nel 2025 e altri 4,12 nel 2026. Le risorse serviranno ad assumere medici e a detassare le buste paga. Protestano le associazioni dei sanitari: dateci subito la maggior parte dei fondi.
- Il presidente dei privati, Gabriele Pelissero: «Sistema in difficoltà, ma noi facciamo sempre formazione».
Lo speciale contiene due articoli.
Una girandola di cifre, la polemica delle categorie di settore, smentite e precisazioni e sullo sfondo l’occhio vigile di Bruxelles. È il consueto balletto della legge di bilancio ma complicato quest’anno dai vincoli stringenti del nuovo Patto di stabilità. Così tra impegni europei e promesse di legislatura, per il governo far quadrare i conti è un gioco di equilibrismo, un lavoro di cesello soprattutto per la sanità, un comparto sul quale il premier Giorgia Meloni si è spesa in prima persona. Le carte della manovra sono ancora coperte, mancano i dettagli, si ha la cornice ma tanto è bastato a far scattare la protesta dei medici ospedalieri che già minacciano la mobilitazione mentre il Pd soffia sul fuoco dimenticando di aver chiuso cento e più ospedali e falcidiato la spesa sanitaria, nei passati dieci anni di governo.
Meloni ieri è dovuta intervenire a chiarire le «molte falsità» che circolano sui fondi per la sanità inseriti nella legge di bilancio: «Più 6,5 miliardi per la sanità in due anni (+2,37 miliardi nel 2025 e +4,12 miliardi nel 2026). Record della storia d’Italia per il fondo sanitario nazionale: 136,48 miliardi nel 2025 e 140,6 miliardi nel 2026. Questi i numeri. Il resto sono mistificazioni». Per personale e assunzioni ci sono 1,25 miliardi per il 2025 (quindi più degli 880 milioni netti di cui si era parlato in un primo momento) cui si deve sommare il miliardo già previsto dalla precedente manovra. Si arriva così a un incremento di circa a 2,3 miliardi. Per il 2026 le somme aggiuntive saliranno invece a oltre 3 miliardi come emerge dal Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles.
Lo stesso Quotidiano della Sanità scrive che è «una cifra in linea col tetto massimo di 2 miliardi in più preventivato nei mesi scorsi dal ministero dell’Economia». Pertanto la sanità evita i tanto temuti tagli e ottieni più risorse ma rischia di rinviare al 2026 gli interventi più pesanti e i importanti. Certo il ministro Orazio Schillaci si aspettava di avere già il prossimo anno 3,7 miliardi per far partire subito il suo maxi piano di assunzioni da oltre 30.000 medici e infermieri ma la rotta di rientro dal deficit eccessivo non consente molti margini di manovra.
Il quadro delineato dalla premier conferma che la crescita delle risorse c’è ma il trend sarà più lento e graduale di quanto era atteso. Nel 2024 il fondo sanitario nazionale supererà di poco i 134 miliardi, il prossimo anno, grazie appunto ai 2,3 miliardi in più, raggiungerà i 136,5 miliardi e poi nel 2026, appunto 140 miliardi. Queste risorse in più serviranno a finanziare la detassazione della busta paga del personale sanitario e ad attuare le assunzioni di medici e infermieri. Il rischio però, se non verranno inserite altre risorse, è di veder slittare al 2026 il grosso degli ingressi di nuovo personale. La flat tax sulla busta paga dei sanitari dovrebbe scendere al 15% tra due anni mentre nel 2025 si fermerebbe al 30%.
Queste cifre che si desumono dal Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles e confermati dalla premier Meloni hanno scatenato un vespaio di polemiche.
«Siamo pronti a forti azioni di protesta», ha annunciato il segretario del maggiore sindacato dei medici ospedalieri, l’Anaao Assomed, Pierino Di Silverio mentre il ministro Schillaci si trincera dicendo che «la suddivisione tra questo anno e l’anno prossimo è in corso. Appena abbiamo i dati, li daremo». Va giù duro il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta: «Nonostante l’encomiabile impegno del ministro Schillaci per aumentare il finanziamento della sanità pubblica, i dati emersi mostrano chiaramente che il ministero della Salute può ormai essere considerato senza portafoglio». E poi: «L’incremento di soli 900 milioni di euro per il 2025 è del tutto insufficiente per affrontare le urgenti necessità di un sistema sanitario nazionale in codice rosso, oltre che per sostenere le riforme avviate, in particolare quella sulle liste di attesa. Con questa cifra irrisoria nel 2025 non vi sarà alcun potenziamento della sanità pubblica con ulteriore aumento della spesa privata e della rinuncia alle cure da parte di milioni di persone» Cartabellotta chiede che parte dei 3 miliardi previsti per il 2026 vengano resi disponibili già sul prossimo anno «per evitare che l’accesso alle cure diventi un privilegio riservato a chi può permetterselo, invece di essere un diritto garantito per tutti».
La polemica è cavalcata dalla segretaria del Pd, Elly Schlein, che sul web ha inscenato un duello a distanza con Meloni: «Alla sanità il minimo storico. Il governo ci dà una buona dose di propaganda quotidiana. Annunciano 3,7 miliardi in più sulla sanità pubblica, ma la verità è che per il 2025 mettono soltanto 900 milioni che si aggiungono al miliardo già stanziato. Quindi meno della metà di quello che hanno già stanziato, di certo non i 4 miliardi che noi chiedevamo per fare nuove assunzioni e abbattere per davvero le liste d’attesa».
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