«Dalla rosa può sbocciare di nuovo la poesia»
Elisabetta Motta
La scrittrice Elisabetta Motta: «Ho raccolto le opere di nove poeti contemporanei che si lasciano ispirare da questo fiore. L’idea mi è venuta nel giardino antistante la Villa Reale di Monza. Un luogo magico in cui organizzo eventi artistici, tra letteratura e musica».

Elisabetta Motta (1966, Seregno) è docente di lettere, saggista, organizzatrice di eventi culturali, curatrice di collane di libri d’arte, vicepresidente della Casa della Poesia di Monza e condirettrice artistica del Festival della Poesia e delle arti di Monza. Tra i libri che ha cucito Immagini religiose nella poesia di Eugenio Montale (1996); La cosa inaudita. Un itinerario poetico e religioso negli scritti di Davide Rondoni (2014); La poesia e il mistero. Dodici dialoghi (2016); Degli animali. Viaggio nel bestiario di Giampiero Neri (2018); Mostri e prodigi. Mito, arte e letteratura dall’antichità ai giorni nostri (2021) e Le voci della rosa. Letture di nove poeti contemporanei (2023).

Tra una manciata di stagioni saranno 60 anni: come e quanto sono cambiate la poesia e l’editoria, rispetto a quando lei ha iniziato a occuparsene?

«Non è facile rispondere a questa domanda in quanto la mia esperienza di curatrice di libri d’arte è limitata a piccoli editori che sono sempre rimasti fedeli a sé stessi e all’idea editoriale che hanno sposato all’inizio della loro attività. In questa piccola realtà, che è quella che amo di più, i libri vengono fatti artigianalmente, con passione, senza lo scopo principe di guadagnare, ma attenendosi al solo principio di realizzare opere belle e di qualità. Si tratta di una logica totalmente estranea alle grandi case editrici che mi pare puntino invece molto al profitto e per questo non investono sulla poesia, considerata da sempre un settore di nicchia. In questo ambito non è poi così raro il caso di giovani esordienti che si ritrovano con la loro prima raccolta in collane prestigiose, spinti da editor intraprendenti, o di case editrici che pur di tenersi stretti un narratore che vende molto pubblicano anche le sue poesie, ma in realtà senza crederci più di tanto. Resta il fatto che un tempo acquistare un volume che usciva in una collana prestigiosa, recensito sulle pagine di qualche testata autorevole, era per il lettore un investimento sicuro, garanzia di qualità, ma ora non è più così. Il proliferare di blog legati alla poesia e l’autopromozione non fanno che aumentare la confusione: critici autorevoli hanno lasciato il posto a poeti che recensiscono altri poeti, in uno scambio di favori a dir poco imbarazzante, fra lo sconcerto dei lettori che faticano a orientarsi in un panorama che appare fin troppo ricco e variegato. Il mio bilancio sulla poesia contemporanea in realtà non è del tutto negativo, ci sono dei bravi poeti: occorre saper scegliere».

Come nasce il progetto della Casa della Poesia di Monza? Quali sono i programmi e quali i progetti?

«La Casa della Poesia di Monza, che ha sede nel Parco, è stata fondata il 21 marzo 2012, nella Giornata mondiale della Poesia da Antonetta Carrabs, che ne è tutt’ora la presidente e da altri soci, in Villa Mirabello, la residenza preferita del cardinale Angelo Maria Durini (1725-1796), che la rese un luogo di cultura e di incontri mondani. Tale associazione culturale ha come finalità principe quella di mantenere alto il valore della poesia, valorizzare le diversità culturali, espressive e anche linguistiche che sono una grandissima fonte di ricchezza. Fra le tante finalità si propone anche quella di creare sinergie con le scuole, promuovendo l’alternanza scuola lavoro con i licei del territorio e collaborazioni con le università attraverso la condivisione di progetti e iniziative culturali volte a valorizzare il Parco e il territorio brianteo riportando alla luce le tradizioni e la storia del nostro territorio. Fra le tante iniziative di successo La rassegna Mirabello Cultura giunta alla XIII edizione, che promuove incontri con poeti e scrittori ma anche eventi teatrali e musicali, passeggiate poetiche; Il Concorso poetico dedicato a Isabella Morra; Il Festival della Poesia e delle Arti che quest’anno sarà dedicato al disagio giovanile. Nel corso degli anni il seguito della Casa della Poesia è fortemente aumentato anche grazie alla sinergia che si è venuta a creare con la nascita nel 2017 del Parco Letterario Regina Margherita e Parco Valle Lambro con il quale collabora nel tentativo di promuovere un turismo culturale di qualità, puntando alla salvaguardia dell’ambiente e alla valorizzazione storica ed economica del nostro territorio».

La sua ultima pubblicazione è un’antologia dedicata alla scrittura naturalistica di nove poeti, Le voci della rosa: com’è nata l’idea, come ha scelto i poeti e che risposta c’è stata da parte dei festival e del pubblico dei lettori?

«Le voci della rosa (Pendragon, 2023) raccoglie il mio contributo critico su nove poeti contemporanei (Mariangela Gualtieri, Davide Ferrari, Fabio Pusterla, Alberto Nessi, Fabio Franzin, Donatella Bisutti, Tiziano Fratus, Corrado Bagnoli, Franco Loi) penetrando nel cuore della loro poetica dalla strada maestra, toccando uno dei più fastosi emblemi della poesia: la rosa. L’idea di lavorare su questo tema è legata al Roseto Niso Fumagalli, che si trova nel giardino antistante la Villa Reale, luogo dove con la Casa della Poesia organizzo ogni anno un evento che si intitola La Bella di Monza, per celebrare la bellezza e unicità di questo fiore. Ho raccolto così nel corso degli anni diversi testi inediti, alcuni dei quali pubblicati in due libri d’arte dal titolo Quaderni del Roseto, che ho curato per Il Ragazzo innocuo (2017-2019). In seguito ho deciso di approfondire ulteriormente questo tema, selezionando i nove poeti per Le voci della rosa, autori la cui poetica ha un legame indissolubile con questo fiore. Il progetto ha poi ispirato la formula della presentazione sotto forma di “concerto poetico” con la partecipazione di Vincenzo Zitello all’arpa, che esegue alcuni dei pezzi tratti dal progetto musicale che accompagna il libro, e uno o più poeti ospiti che si alternano nella lettura dei testi. È una formula che piace molto e che permette di raggiungere un pubblico più ampio rispetto a quello che segue solitamente gli eventi poetici. L’abbiamo presentato oltre che nella Reggia di Monza in vari roseti d’Italia, in ville, castelli, biblioteche, teatri, Festival, e sempre con un buon riscontro di pubblico».

Da non perdere

«I paesaggi vanno letti come una storia»
I nostri libri

«I paesaggi vanno letti come una storia»

La docente e scrittrice, Serenella Iovino: «I luoghi che vediamo non sono solo una esperienza estetica, ma corpi vivi che parlano. Come gli umani, sono esposti alle contaminazioni. Sia derivanti da sostanze inquinanti, che da discorsi, decisioni politiche e comportamenti».