La Corte dei conti Ue stronca la gestione dei fondi dell’Unione: «Troppi errori»
Paolo Gentiloni (Ansa)
Emesso un audit negativo. Timori sul bilancio per gli aiuti a Kiev. Intanto Gentiloni tesse le lodi del Pnrr, ma i dati lo smentiscono.

Aumenta la spesa irregolare nel bilancio dell’Unione. È quanto indica la relazione annuale sulle finanze dell’Ue pubblicata ieri dalla Corte dei conti europea il cui compito è controllare che il denaro dei contribuenti sia speso bene e adottando le strategie giuste. Ebbene, secondo la Corte il tasso di errore nella spesa di 191,2 miliardi di euro finanziata dal bilancio è stato del 5,6% per il 2023 (nel 2022 era al 4,2% e nel 2021 al 3%). Non solo. Il dispositivo di ripresa post Covid (48 miliardi di spesa) è inficiato da debolezze sistemiche e da pagamenti irregolari e il crescente indebitamento pesa sempre più sulle finanze della Ue. Sono state individuate dall’audit alcune debolezze nella concezione dei traguardi e degli obiettivi, nonché problemi persistenti connessi all’attendibilità delle informazioni incluse dagli Stati membri nelle rispettive dichiarazioni di gestione. La Corte ha riscontrato pagamenti effettuati senza che fossero state soddisfatte tutte le condizioni applicabili, nonché debolezze nei sistemi di controllo degli Stati membri.

I giudici di Lussemburgo esprimono, dunque, preoccupazione e hanno emesso un giudizio di audit negativo sulla spesa relativa al 2023 sottolineando che l’ingente aumento del tasso di errore stimato è causato in gran parte dagli errori rilevati nella spesa per la coesione, che raggiungono il 9,3% (2022: 6,4%). Una delle ragioni per cui le amministrazioni nazionali stentano ad assicurare un finanziamento appropriato dei progetti di coesione, viene spiegato nella relazione, potrebbe risiedere nel fatto che devono spendere in tempi stretti denaro proveniente da fondi Ue che sono in concorrenza tra loro.

Ma cosa alimenta l’allarme della Corte dei conti europea sui rischi finanziari per il bilancio? Tre fattori: la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, l’elevato tasso di inflazione e soprattutto il debito record. Partiamo dal primo. L’assistenza finanziaria all’Ucraina è più che raddoppiata nel 2023, passando da 16 a 33,7 miliardi. La Corte avverte che trasferire nel futuro i rischi di eventuali inadempienze nei rimborsi dei prestiti potrebbe mettere il bilancio Ue sotto pressione. Inoltre, mette in evidenza i notevoli rischi associati allo strumento per l’Ucraina istituito nel 2024 per fornire sostegno finanziario di un importo aggiuntivo massimo di 33 miliardi sotto forma di prestiti per il periodo 2024-2027, a fronte del quale non è previsto l’obbligo di costituire accantonamenti.

A incidere negativamente c’è poi l’elevato tasso di inflazione: basandosi sulle previsioni della Commissione, la Corte stima che il bilancio possa perdere quasi il 13% del proprio potere d’acquisto entro la fine del 2025. L’esposizione complessiva del bilancio dell’Ue, che misura il rischio connesso alle garanzie prestate dal bilancio Ue e alle passività potenziali, era di 298 miliardi alla fine del 2023 (in aumento rispetto ai 248,3 miliardi del 2022). I riflettori, però, sono accesi soprattutto sul debito record. L’importo totale di impegni non ancora liquidati, che rischiano di tradursi in futuri obblighi di pagamento, ha raggiunto il livello record di 543 miliardi alla fine del 2023 (dai 452,8 miliardi di fine 2022). Al contempo, il debito ha subito un’impennata del 32%, raggiungendo i 458,5 miliardi nel 2023 (348 miliardi nel 2022), per effetto principalmente dei nuovi prestiti assunti per il Nextgenerationeu, pari a 268,4 miliardi. Il debito adesso è quasi raddoppiato rispetto al 2021, quando si collocava a 236,7 miliardi. Così la Ue «è ora uno dei maggiori emittenti di debito in Europa, benché non sia chiaro se la proposta sulle risorse proprie presentata dalla Commissione genererà entrate sufficienti a rimborsare il debito connesso al Recovery fund», viene evidenziato nel documento. Dove si stima che i costi aggiuntivi dell’indebitamento per il Recovery siano compresi tra i 17 e i 27 miliardi. Per quanto riguarda l’operazione Pnrr, la Corte ha rilevato che circa un terzo dei pagamenti a fondo perduto a fine 2023 non rispettava le norme e le condizioni applicabili. Dai dati della Procura europea (Eppo) emerge inoltre che a fine 2023 erano aperte 206 indagini relative ai fondi per il Pnrr con potenziali danni stimati in oltre 1,8 miliardi.

Insomma, un giudizio pesante. Di fronte al quale stonano le lodi dell’operazione cantate proprio ieri dal commissario Ue per l’Economia, Paolo Gentiloni, secondo cui «Nextgenerationeu sta facendo una differenza concreta sul campo in tutta Europa, con riforme e investimenti che stanno rafforzando la competitività e la resilienza a lungo termine dell’Ue». Una «straordinaria opportunità», per Gentiloni. Che però, se si vanno a vedere i numeri, sta caricando i governi di burocrazia rallentando anche la percentuale dei soldi erogati rispetto a quelli promessi.

Come si legge nella terza relazione annuale pubblicata ieri dalla Commissione Ue sull’attuazione del Fondo Rrf (Recovery and resilience facility), che con 648 miliardi in sovvenzioni e prestiti è il principale strumento per il finanziamento dei Pnrr. A oggi, viene riportato, la Commissione ha ricevuto 69 richieste di pagamento da 25 Stati membri e ha erogato oltre 267 miliardi, ovvero oltre il 40% dei finanziamenti disponibili. Entro la fine dell’anno, si prevede che saranno stati erogati, in totale, oltre 300 miliardi di euro di fondi, arrivando così a circa il 50%.

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