Svolta del governo sulla difesa: l’Italia acquisterà i tank tedeschi
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L’annuncio del sottosegretario Isabella Rauti. Dovrebbero essere tra i 150 e i 230 Leopard 2 con un costo di 4 miliardi. Possibile il coinvolgimento di Leonardo e Fincantieri. Ci allontaniamo dal progetto del carro armato europeo.

Ci servono nuovi carri armati, non è una novità, tanto che nel documento di programmazione delle spese militari (Dpp) erano già stati stanziati i fondi ritenuti necessari affinché l’esercito potesse mantenere uno stato di approntamento adeguato. Vero è che dopo vent’anni di servizio operativo, nel 2018 cominciò il programma di ammodernamento degli Ariete C1 oggi in dotazione, e che questo si estenderà fino al 2034, rendendo meno urgente un nuovo progetto. Ma con l’allargamento della Nato e del relativo fronte confinante con la Russia, quindi con lo scoppio della guerra russo-ucraina, che ha accelerato gli investimenti nel comparto militare, le esigenze sono cresciute e devono prevedere maggiori numeri come sistemi più moderni. L’esercito italiano aveva chiesto di modernizzare con modifiche notevoli (motore più potente, sistemi e dotazioni), parte dei duecento Ariete realizzati negli anni Novanta in modo da poter gestire con maggiore tranquillità la transizione verso il nuovo carro armato europeo in gestazione, definito Mgcs, ovvero il franco-tedesco «Eurotank» fabbricato dalla francese Nexter insieme con Kmw e con Rheinmetall (che ce lo venderebbe), ma si tratta di un carro che, a essere realisti, rischiamo di non vedere prima del 2040.

Troppo tempo, così ci occorre un mezzo pesante che traghetti le nostre esigenze fino a quel momento e l’acquisizione di Leopard-2 diventa l’opzione percorribile. Magari non nelle versioni A7 o A8, l’ultima annunciata, ma in quella A4 che costa 15 milioni al pezzo al posto di 25, ma con l’opzione che sia Leonardo a dotarla dei sistemi elettronici necessari. Non sarebbe un piegarsi alla Germania, ma trattare come contropartita che un’azienda come Hensoldt resti italiana e che si possano aprire opportunità anche per Fincantieri. Ieri mattina però, rispondendo a un’interrogazione in sede di Commissione Difesa della Camera, il sottosegretario alla Difesa, Isabella Rauti, ha affermato che il programma di acquisizione dei nuovi carri Leopard-2 sarà contemplato dal Dpp 2023-2025 attualmente in corso di pubblicazione. Sappiamo dal precedente Dpp che la necessità comunicata sarebbe di circa 150-230 nuovi carri, ma sebbene sia abbastanza chiaro che potrebbe trattarsi di modelli Leopard-2 e Ariete Amv (modernizzati), le dichiarazioni del sottosegretario hanno sorpreso gli stessi militari per varie ragioni. La prima: la versione dei Leopard-2, come abbiamo detto, non sarebbe definita e quindi neppure il valore della commessa, probabilmente 4-6 miliardi di euro; secondo, nel completamento del complesso processo di acquisizione, mentre scriviamo questo articolo, il Segretariato generale della difesa – Direzione nazionale degli armamenti (Segredifesa) – non ha ancora ricevuto la lettera di mandato necessaria per chiudere la procedura. Le regole procedurali sono particolarmente elaborate e, almeno in Italia, prevedono un iter che cerchiamo di spiegare: la forza armata che necessita di nuovi mezzi ed equipaggiamenti rileva un gap capacitivo (e l’abbiamo), ovvero si accorge che quel tipo di sistema, arma o dotazione non è più sufficiente o idonea all’uso che, ovviamente, cambia insieme con le esigenze operative (oggi appunto mutate per la guerra e la situazione geopolitica). Nasce quindi un requisito operativo generale che viene comunicato allo Stato Maggiore della Difesa. Si armonizza quindi la necessità determinando le priorità d’acquisizione per poi comunicarle al ministro della Difesa che le approva e le passa a Segredifesa, ovvero l’istituzione che ha contatti diretti con l’industria e che quindi può chiedere alle aziende con quale prodotto e come intendono risolvere l’esigenza. Dal canto loro le aziende propongono un modello specifico (o versione) dichiarando una quotazione economica e un tempo di consegna, generalmente ricomprendendo anche assistenza tecnica, formazione, ricambistica e possibili aggiornamenti. La soluzione viene quindi presentata alla Forza armata che l’aveva chiesta e, in caso positivo, questa invia a Segredifesa la lettera di mandato, ovvero ciò che in questo caso dei nuovi carri armati italiani mancherebbe. Rheinmetall, produttrice del Leopard 2, sta costruendo i primi esemplari in variante A4 destinati all’Olanda, che insieme con la Danimarca sta finanziando l’ordine come parte della coalizione internazionale per fornirli all’Ucraina. La consegna del primo veicolo è prevista per gennaio 2024, mentre l’ultimo dovrebbe essere spedito nel corso dell’anno. Difficilmente, quindi, le linee produttive potrebbero supportare nel breve periodo anche le unità destinate all’Italia, così come il nostro esercito difficilmente potrà attendere le decisioni relative al nuovo Eurotank, programma per il quale Germania e Francia non sono ancora d’accordo a proposito di gestione finanziaria (ricordiamo la lite durata tre anni per il caccia Fcas), ma neppure sull’armamento principale, ovvero su quale cannone metterci, e neanche su vari sistemi di bordo. E che una partecipazione italiana al Leopard 2 con elettronica Leonardo ucciderebbe prima ancora che sia sulla carta. E ovviamente l’idea di pagarsi per intero un nuovo progetto non piace né a Parigi né a Berlino.

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