Le critiche del Quirinale? Uno sparo a salve
Per la sinistra, il Colle ha preso le distanze sulla legittima difesa. In realtà, ha solo sottolineato aspetti già presenti nel testo.
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Per la sinistra, il Colle ha preso le distanze sulla legittima difesa. In realtà, ha solo sottolineato aspetti già presenti nel testo.
Non si tratta di difendere Armando Siri, come accusa il giornale di Carlo Verdelli, ma di chiarire: l'intercettazione non c'è.
Avvocati pronti a controllare le trascrizioni delle microspie. Paolo Arata si farà interrogare. Manipolazioni? Non è la prima volta.Se la maggioranza saltasse, la segreteria di Nicola Zingaretti è pronta ad appoggiare Roberto Fico per mettere insieme un nuovo esecutivo.
Mentre Luigi Di Maio insiste, il premier fa il grillino dal volto buono: prima di martedì non ci sarà nessuna decisione sul «licenziamento» di Armando Siri. Ne approfitta l'ex governatore lombardo per alzare il tiro sul numero due leghista.
Il presidente della Repubblica scrive al Parlamento: «Il turbamento deve essere obiettivo». Matteo Salvini: «Ora i cittadini si possono proteggere».A Manduria, in Puglia, 14 indagati, di cui 12 minorenni. Sono accusati di aver torturato per anni un uomo con problemi…
Per rimuoverli c'è una procedura: se il presidente propone la revoca, il Consiglio deve esprimersi a maggioranza. C'è il precedente di Vittorio Sgarbi, allontanato dal Cav nel 2002.
Il ministro grillino per il Sud Barbara Lezzi: «Non si può sostenere per mesi il fardello di un'accusa così grave come quella a Siri per corruzione. La questione dell'intercettazione che non esiste mi colpisce, ma bisogna essere rigorosi».
Per Corriere e Repubblica i presunti complici del leghista dissero: «Ci è costato 30.000 euro». Ma nel fascicolo l'audio non c'è. Un tarocco, attribuito però alla Dia.Giuseppe Conte sulle dimissioni: «La politica può scegliere prima delle sentenze». Luigi Di Maio:…
Dall'insulto ad Angela Merkel attribuito al Cav, alle relazioni piccanti tra ministre Fi, non è la prima volta che i giornali sparano registrazioni false. Contro il nemico, vale tutto.
Il giorno dopo lo scontro nel Consiglio dei ministri, Nicola Zingaretti tende una mano ai grillini: «Sono vittime del Carroccio». La maggioranza scricchiola ma resiste: fino alle europee non ci sono alternative.
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