È tornata quindici anni indietro, quando a 31 anni divenne ministro per la gioventù nel quarto governo Berlusconi. Pensando ai giovani ora da presidente del Consiglio lancia il liceo del Made in Italy. Chissà se il suo viaggio nel tempo è scorso fino al 1990. Dicevano i greci che frequentando Dioniso il tempo perdeva consistenza e qui al Vinitaly (la fiera prosegue con quattromila espositori fino a mercoledì e celebra il primato economico delle nostre cantine) si va a braccetto col dio greco. In quell’anno entrava all’Istituto professionale Amerigo Vespucci di Roma. Ne uscirà con 60/sessantesimi alla maturità e il diploma linguistico. Quando ci si stupisce del suo ottimo inglese, dello spagnolo fluente, forse bisogna considerare quella sua formazione.
Ne va orgogliosa Giorgia Meloni che ieri ha «applaudito» gli studenti degli Istituti tecnici agrari riuniti dal Crea – il consiglio per la ricerca in agricoltura – per la premiazione del loro concorso enologico. Ha vinto l’Istituto romano Emilio Sereni – è intitolato al partigiano agronomo, un mito del Pci – col Rosso Doc Roma Bio 2022. Ha scandito la Meloni agli studenti e alla preside dei presidi degli agrari Patrizia Marini: «Vi voglio fare i complimenti perché in un mondo nel quale è stato detto che se avessi scelto il liceo avresti avuto sicuramente un grande sbocco nella tua esistenza e che invece se avessi scelto un istituto tecnico le tue opportunità sarebbero state minori, voi avete fatto la scelta dell’agrario. Forse dimentichiamo che in questi istituti e nell’agrario in particolare c’è una capacità di sbocco professionale spesso molto più alta di quella che danno altri percorsi di formazione. Per come la vedo io questo è il liceo, perché non c’è niente di così profondamente legato alla nostra cultura di quello che questi ragazzi sono in grado di studiare, tramandare e portare avanti. È il motivo per cui ragioniamo del liceo del Made in Italy; fare un’operazione che spieghi il legame tra la nostra cultura e la nostra identità che è la cosa più preziosa che abbiamo. Ragazzi, siete stati molto lungimiranti e per questo l’Italia vi ringrazia». I ragazzi hanno contraccambiato con una bottiglia di San Michele all’Adige – il più prestigioso istituto enologico d’Europa – e Giorgia Meloni ha ribadito: «Siamo il primo Paese produttore, il terzo esportatore, il secondo consumatore e io faccio la mia parte; darò il voto a questo vino».
Per Giorgia Meloni il Vintaly è stato un bagno di folla: gli imprenditori le hanno riservato un’accoglienza da star. Lei non ha mancato di sottolineare la centralità del settore vitivinicolo, con accanto il ministro per la sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il presidente di Fiera Verona Federico Bricolo: «È nostro interesse e dovere sostenere questo mondo. Il vino non è solo un fatto economico, ma anche un fatto culturale, è un pezzo fondamentale della nostra identità». Per ribadirlo ha fatto leva su due elementi: a Verona sono esposti, su iniziativa del ministero della Cultura, il Bacchino malato di Caravaggio e il Bacco fanciullo di Guido Reni; e le cifre: il vino vale 30 miliardi (8 dall’export) e dà lavoro a oltre 870 mila addetti. Giorgia Meloni preannunciando il liceo del Made in Italy ha sottolineato: «Ci sono famiglie che portano avanti tradizioni importanti, ma fondamentale è anche il ricambio generazionale perché dobbiamo tenere insieme tradizione e innovazione». Nel suo percorso tra gli stand la premier ha sostato a quello del Veneto dove Luca Zaia le ha regalato il Leone di San Marco: «Mi servirà per essere più leonessa», ha commentato la Meloni quasi a dire: siamo pronti a battaglie decisive. Anche in Europa, dove si parla di etichette allarmistiche, di Nutri-score, di polvere d’insetti e carne finta, perché il messaggio che viene dal Vinitaly è: il vino italiano, così come la nostra agricoltura e la nostra cucina, sono valori non negoziabili e Bruxelles se ne faccia una ragione. La Meloni fa sapere: «Chiederemo che nella Pac ci siano fondi per i giovani in agricoltura, per la ricerca». Quasi a dare continuità al ministro Francesco Lollobrigida il presidente del Consiglio è tornata a ribadire: «Abbiamo fatto e faremo sgravi contributivi per chi assume giovani in agricoltura, per le imprese giovani con titolari fino a 36 anni». E la Coldiretti – oggi Ettore Prandini inaugura la mostra sul vino sovranista col meglio dell’Italia in bottiglia – ha ricordato che ci sono già ora 20.000 posti per giovani tra vigne e cantine.
Sul liceo del Made in Italy è tornata anche il ministro del Turismo Daniela Santenchè (a Verona c’erano il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, il ministro per le Riforme, Maria Elisabetta Casellati, e il vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio) che ha sottolineato: «L’enoturismo è fondamentale. Aiuta la destagionalizzazione, dato che si può fare al di fuori dei mesi canonici di luglio e agosto, e fa scoprire territori e itinerari diversi da quelli classici. Solo per la prossima vendemmia sono attesi in Italia 10 milioni di turisti. Il turista vuole sempre più esperienze e turismo sostenibile, e l’enoturismo è il modo giusto per poterlo attuare». La Santanchè ha insistito sulla necessità della formazione. Dunque per il governo l’idea del liceo del Made in Italy è la coniugazione di tutto ciò che sostanzia, rende appetibile economicamente e promuove il valore Italia: dal vino all’arte, dalla cucina, candidata a patrimonio mondiale dell’Unesco, alla creatività.
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