• L’uomo che da anni curava gli interessi delle ditte di famiglia ebbe un alterco con papà Tiziano e si sfogò con la signora Laura: «Certe cose non le scrivo, cercate altri». Detto, fatto. Il sostituto mise nero su bianco che Matteo al governo nuoceva agli affari.
  • L’immobiliarista Luigi Dagostino portava il babbo dai politici, però tutti negano o dicono di non averne memoria.

Lo speciale contiene due articoli.

«Io non sono più il loro commercialista. Facevo anche le loro dichiarazioni personali, ma hanno portato via tutto». Il professsionista fiorentino Stefano Cherici non si scompone quando il cronista lo interroga sulla mail pubblicata dalla Verità domenica scorsa. Il documento è depositato nel procedimento per emissione di fatture false contro Tiziano Renzi e Laura Bovoli, i genitori dell’ex premier Matteo. Il messaggio di Cherici è accorato e viene inviato l’8 aprile 2016 alla Bovoli. Ricordiamo il contesto storico in cui avviene l’invio per meglio inquadrare la vicenda. Nella primavera di due anni fa l’ex Rottamatore è premier da 26 mesi e gli affari della famiglia dopo un lungo periodo di crisi stanno migliorando, sebbene a complicare le cose ci siano le notizie di cronaca giudiziaria. Infatti, anche se il bilancio del 2014 era passato da 1,9 milioni a 4,3 milioni e quello del 2015 era stato chiuso con 5,6 milioni di ricavi, in quel momento Tiziano si trova ancora sotto inchiesta a Genova con l’accusa di bancarotta fraudolenta: è invischiato da più di due anni nelle indagini che riguardano il fallimento della sua vecchia Chil post e i giornali non hanno mancato di parlarne. «Forse era un po’ nervoso lui, forse ero un po’ nervoso io», prova a ricostruire Cherici, fatto sta che il loro rapporto va in frantumi e l’8 aprile il professionista scrive a Laura Bovoli, moglie di Tiziano e presidente della Eventi 6: «Lalla ieri sera tra me e Tiziano c’è stato qualche momento di tensione (…) Ora devo rivolgermi a te in quanto sei l’amministratore della società. Io volevo ribadire con assoluta serenità, ma con fermezza che non sono disponibile a inserire in nota integrativa quanto indicato da Tiziano; non ritengo infatti la nota integrativa la collocazione giusta di simili esternazioni. Ricordo che la nota integrativa fa parte del bilancio e quindi è compresa nel mio incarico professionale. Sarei ben lieto di parlarne magari con un vostro legale. Aggiungo infine che sono amareggiato, soprattutto per i nostri cordiali rapporti ormai ventennali, per il tono non certo amichevole con cui mi si chiedono certi adempimenti». Gli inquirenti fiorentini hanno voluto allegare agli atti anche questa mail, considerandola probabilmente utile per delineare la gestione degli affari da parte dei coniugi Renzi. Cherici conclude la missiva offrendo la propria testa sul piatto: «Ti dico anche che puoi ritenerti libera, nel caso Tiziano insistesse nelle sue richieste, di affidare le operazioni di bilancio a un altro professionista». Offerta che venne subito accolta. «Io non feci quello che chiedeva il cliente e lui mi disse: “Bene allora mi rivolgo ad altri”» ricorda il professionista con La Verità. Ma di che tipo di esternazioni si trattava? «Voleva inserire delle considerazioni che riguardavano la sua posizione», continua Cherici. «Pretendeva di fare dei riferimenti a degli aspetti che non riguardavano la società e cioè che la Eventi 6 poteva avere subito effetti negativi dalle cose che si dicevano intorno alla famiglia». Ma il commercialista non ritenne di mischiare conti e recriminazioni: «La rottura del rapporto c’è stata perché non mi piacque il tono con cui mi furono chieste certe cose. In ogni caso vorrei precisare che non era illegale ciò che Tiziano voleva far scrivere nel bilancio, tant’è che il collega che mi ha sostituito penso che lo abbia inserito». E infatti in fondo al bilancio del 2015 della Eventi 6 si leggono le conclusioni che Cherici non ha voluto redigere e che hanno portato alla sua defenestrazione. Dieci righe di considerazioni che si risultano essere una sorprendente autodifesa di babbo Renzi, quasi un’excusatio non petita per la crescita del volume d’affari: «In un mercato di riferimento in profonda evoluzione abbiamo compreso che la grande distribuzione presenta ancora spazi di crescita per chi ha idee e suggerimenti di marketing originali. Come impresa familiare abbiamo focalizzato la nostra attenzione sul core business della società (la distribuzione di volantini e giornali, ndr) – anche in conseguenza della grande campagna mediatica falsa, avversa e talvolta denigratoria nei confronti del responsabile commerciale Tiziano Renzi – il quale aveva avuto intuizioni importanti legate alla promozione ed allo sviluppo di mall di lusso, che sono naufragate, nonostante un business plan di assoluto interesse. I 30 anni di rapporti positivi e corretti con i clienti – hanno consentito non solo di limitare le perdite, ma di conseguire un fatturato che sta tornando verso i livelli del 2008 – prima, per intendersi, che un familiare in politica creasse oggettive limitazioni di contesto- (…)».

In sostanza Tiziano voleva che fosse messo nero su bianco che gli affari erano peggiorati per colpa della discesa in campo di Matteo. Una teoria che potrebbe apparire fantasiosa a chi prendesse in considerazione la prodigiosa ripresa dei fatturati dell’azienda con l’ascesa al potere di Matteo. Ma nelle conclusioni finali Renzi senior, oltre ad attaccare i giornalisti, rivela pure il sogno imprenditoriale che sta covando in quei mesi: «Affacciarsi sul mercato internazionale». Un’espansione con precisi confini: «Pensiamo di partire grazie alle conoscenze in loco, dalla creazione di filiali in Montenegro, Spagna e Brasile». Forse i problemi giudiziari e le dimissioni del figlio premier hanno ridimensionato le ambizioni.


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