- Macron insiste per mandare truppe, Starmer vuol coinvolgere gli Usa (che non ci pensano), altri preferiscono l’«articolo 5» proposto dal premier italiano. Intanto l’Ue si prepara a sganciare 100 miliardi in armi per Kiev.
- Parigi insiste: uomini al fronte. Londra: ci coordineremo con gli Usa per spedirli. Il tycoon invece ne esclude l’invio: «Forse darò supporto aereo». L’Ue sposa il lodo Meloni: «In campo con l’Ucraina qualora sia invasa».
Lo speciale contiene due articoli.
Dopo il dossier dazi, l’Europa è pronta ad accettare anche l’acquisto di armi made in Usa da regalare all’Ucraina. Un’operazione che aiuta il processo di pace, ma dà a Washington il vantaggio di veder finanziata la propria industria degli armamenti, a discapito inevitabilmente dei bilanci europei sulla sicurezza, penalizzando le imprese dell’Ue e di conseguenza togliendo ossigeno al Pil. Un pacchetto che il presidente americano, Donald Trump, ha pensato nei dettagli, forte del fatto di aver ereditato dal suo predecessore dem, Joe Biden, una guerra nella quale non si sarebbe mai impelagato. Così oltre ai costi della ricostruzione, l’Europa si intesta anche finanziamenti di armi per 100 miliardi di euro.
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, parlando ai giornalisti alla Casa Bianca, ha ribadito che è pronto ad acquistare armi dagli Stati Uniti per quella cifra (anche se il conto, come anticipato, lo pagherà l’Unione europea). L’annuncio è arrivato dopo che gli alleati Ue avevano recentemente confermato l’investimento miliardario per sostenere l’Ucraina, nel quale sono compresi i sistemi Patriot.
Il Financial Times aveva spiegato per primo che l’Ucraina acquisterà armi dagli Usa (attraverso Bruxelles) per avere garanzie di sicurezza.
A livello di dichiarazioni ufficiali, la portavoce aggiunta della Commissione europea, Arianna Podestà, ha precisato che il piano proposto dal presidente ucraino sui rifornimenti di materiale bellico dai Paesi comunitari e destinato a Kiev «non è stato discusso durante la riunione multilaterale tra i leader europei, Zelensky e Trump». Poi ha sottolineato che «è noto l’impegno per mantenere il sostegno all’Ucraina, anche sotto il profilo militare, nonché attraverso il nostro programma Safe, e che stiamo cercando di integrare le nostre industrie e sviluppare insieme all’Ucraina la spesa e le innovazioni nel settore della difesa».
«L’Europa si è già impegnata a pagare 10 miliardi di aiuti militari a Kiev, che provengono da depositi di armi americani, divisi in 20 pacchetti da 500 milioni. Non tutti i Paesi si sono resi disponibili, l’Italia è uno di questi. Tre di questi pacchetti sono stati coperti: uno da Svezia, Danimarca e Norvegia, uno da Olanda e un altro dalla Germania. Quindi finora su 10 miliardi ne sono stati garantiti solo 1,5 miliardi. A questo impegno si dovrebbero aggiungere i 90 miliardi dell’accordo con Donald Trump. Questo significa stanziare fondi enormi che verranno distolti dall’industria della difesa europea e andranno a finanziare e a potenziare quella americana. Un grande business per gli Usa, non c’è che dire», commenta Gianandrea Gaiani, noto analista geopolitico, direttore della rivista Analisi Difesa.
La conferma? Basta ascoltare le dichiarazioni del segretario di Stato americano, Marco Rubio, a Fox News: «Non diamo più armi a Kiev, ora gliele vendiamo e i Paesi europei le pagano attraverso la Nato. Stanno usando la Nato per acquistare armi e trasferirle all’Ucraina». E sottolinea che «è un grande cambiamento rispetto al modo in cui è stata affrontata questa guerra negli anni passati, sotto l’amministrazione Biden». Gaiani aggiunge: «la Commissione Ue dovrebbe pretendere commesse dell’industria europea per la fornitura di armi all’Ucraina. Ma stiamo raccogliendo il frutto di errori del passato, quando Bruxelles ha appoggiato in maniera incondizionata la politica dell’ex presidente Biden, seguendolo nella sua follia anti Russia».
Ma c’è di più. Gaiani va giù duro: «Gli Usa stanno vendendo a peso d’oro mezzi e armi che hanno nei magazzini europei». E insinua un sospetto: «Temo che nel piano di progressivo disimpegno militare di Washington dall’Europa con il ridimensionamento della sua presenza, possa rientrare anche lo svuotamento dei magazzini di armi nel Vecchio continente, così da non trasferirli fisicamente oltre oceano, con costi enormi. Ma si tratta solo di un’ipotesi».
Poi c’è il tema delle garanzie di sicurezza. Sul tavolo delle discussioni tra Trump, Zelensky e i leader europei è rispuntata l’ipotesi di una «zona cuscinetto» sul modello coreano. Il problema di fondo, come è noto, è che Kiev non è nella Nato. E bisogna lavorare a un compromesso, basandosi sull’articolo 5, come proposto dal premier Giorgia Meloni. Ovvero garanzie di sicurezza simili, senza che l’Ucraina faccia parte dell’Alleanza atlantica. Washington metterebbe a disposizione mezzi di trasporto, velivoli ma anche strumenti tecnologici avanzati con l’uso dell’Intelligenza artificiale che integrano immagini satellitari, ricognizioni con droni per prevedere movimenti nemici. Per l’uso delle nuove tecnologie verrebbe coinvolta la società americana Palantir, fondata da Peter Thiel, uomo molto vicino a Trump. Una soluzione che dovrebbe funzionare da deterrente a eventuali mire espansionistiche di Mosca.
Su questo punto è nota la pressione di Parigi per portare sul campo soldati europei, che si scontra con il no degli alleati, primo fra tutti quello di Roma. Non solo, il piano contiene il rischio di un impegno indefinito, tant’è che Germania e Italia hanno chiesto chiarezza sulla durata della missione e sui compiti.
«Mi sembra aria fritta», afferma Gaiani. «L’unica garanzia, in caso di attacco russo, sarebbe l’intervento immediato di forze armate europee. Ma quale leader europeo riceverebbe l’autorizzazione dal suo Parlamento a un’azione militare?».
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