Libano, nuovi scontri Idf-Hezbollah Tajani: «Da Ben-Gvir frasi indegne»
Ansa
L’esercito di Tel Aviv bombarda Tiro, civili in fuga. Caso Flotilla, tensioni con l’Italia.

Il fragile cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah sembra ormai compromesso. Nelle ultime ore il movimento sciita libanese sostenuto dall’Iran ha rivendicato 16 attacchi contro le Forze israeliane nel Libano meridionale.

Hezbollah sostiene di aver colpito con droni un veicolo per le comunicazioni nei pressi del castello di Beaufort e una postazione di artiglieria israeliana nell’area di Odaisseh.

La risposta di Israele è arrivata nel giro di poche ore. Il portavoce in lingua araba dell’Idf, Avichay Adraee, ha invitato tutta la popolazione ad abbandonare immediatamente Tiro, comprese le aree cristiane della città e i campi profughi circostanti. «Alla luce della violazione dell’accordo di cessate il fuoco da parte del partito terroristico Hezbollah e degli attacchi contro il fronte interno israeliano, le Forze di difesa sono costrette ad agire con forza», ha dichiarato Adraee. Israele ha precisato di non voler colpire la popolazione civile, sostenendo tuttavia che combattenti e infrastrutture di Hezbollah sono presenti anche nelle zone interessate dagli ordini di evacuazione. Poco dopo l’avvertimento, l’aviazione israeliana ha effettuato diversi raid nel Libano meridionale, compresa la città di Tiro. Secondo la Protezione civile locale, almeno nove persone sono rimaste uccise in un attacco contro una zona residenziale particolarmente popolata.

Il bilancio complessivo delle ultime 24 ore è però ben più grave. Il ministero della Sanità libanese riferisce che almeno 29 persone sono morte e altre 133 sono rimaste ferite nei bombardamenti israeliani condotti in diverse aree del Paese. Dall’inizio della nuova fase del conflitto, ripresa il 2 marzo scorso, le vittime sarebbero salite a 3.666, mentre i feriti hanno raggiunto quota 11.321. L’inclusione del quartiere cristiano di Tiro negli ordini di evacuazione rappresenta uno degli elementi più significativi di questa nuova escalation. Fino a oggi, quella zona era stata sostanzialmente esclusa dalle principali operazioni militari, ma l’esercito israeliano sostiene che Hezbollah abbia esteso la propria presenza anche in quelle aree. Nel frattempo Hezbollah ha ringraziato apertamente l’Iran per aver colpito Israele in risposta ai recenti attacchi dell’Idf contro Beirut. Il gruppo sciita ha invitato il governo libanese a rafforzare i rapporti con Teheran, affermando che «è l’Iran a sostenere il Libano, non il contrario» e chiedendo una normalizzazione delle relazioni ufficiali tra i due Paesi. Una posizione che si scontra con quella espressa dal presidente libanese Joseph Aoun: «Non abbiamo altra scelta che negoziare». Aoun ha spiegato di voler sfruttare l’interesse di Donald Trump per favorire una soluzione diplomatica e ha parlato della possibilità di un accordo di sicurezza o di non aggressione, escludendo però un vero trattato di pace.

La crisi mediorientale ha intanto provocato nuove tensioni anche tra Roma e Gerusalemme. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha duramente criticato il ministro israeliano della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, dopo le sue dichiarazioni contro l’Italia («Paese delle ciabatte»), arrivate in seguito all’iscrizione di quest’ultimo nel registro degli indagati della Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla Global Sumud Flotilla. «Le sue parole sono inaccettabili e non degne di un ministro», ha dichiarato Tajani, ricordando di aver chiesto all’Unione europea di valutare sanzioni nei confronti di Ben-Gvir. Pronta la risposta da Gerusalemme: «Israele respinge con fermezza le vergognose misure adottate da governi stranieri contro cittadini israeliani, entità israeliane e un ministro del governo», si legge sull’account X del ministero degli Esteri israeliano anche in riferimento alle misure adottate da diversi Paesi occidentali nei confronti di coloni e al divieto di ingresso imposto dalla Francia al ministro delle Finanze Bezalel Smotrich.

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