L’esercito israeliano avanza a Gaza. Familiari dei rapiti sotto casa di Bibi
Ansa
  • Massiccia invasione via terra e raid con droni ed elicotteri. Crosetto: «Decisione sbagliata». Il Papa chiama il parroco Romanelli: «Preoccupato». Ira dei parenti degli ostaggi: «Così Netanyahu li uccide».
  • Mobilitazione indetta per venerdì. Liti nella Flotilla, Greta lascia il direttivo e cambia imbarcazione. Il dem Scotto, in navigazione: «Sempre in contatto con la Farnesina».

Lo speciale contiene due articoli.

Nella notte tra lunedì e martedì Israele ha lanciato l’offensiva terrestre più vasta dall’inizio del conflitto con Hamas. I carri armati delle Forze di difesa israeliane (Idf) hanno superato le linee del movimento islamista entrando nei quartieri periferici di Gaza City, in particolare nel settore nord-occidentale, fino a via Al-Jalaa, nel cuore della città. L’operazione è stata preceduta da un fitto bombardamento: nei 20 minuti che hanno preceduto la mezzanotte, secondo fonti mediatiche, si sono registrati 37 raid con droni ed elicotteri. Dal quartier generale dell’Idf trapela che questa è soltanto la prima fase, con una lunga lista di obiettivi già individuata. I raid aerei hanno colpito quartieri come Sabra e Daraj, oltre al campo profughi di Shati. Il ministro della Difesa Israel Katz ha rivendicato l’azione dichiarando: «Gaza brucia. L’Idf sta smantellando l’apparato terroristico con pugno di ferro e i nostri soldati combattono per liberare gli ostaggi e annientare Hamas. Non ci fermeremo finché la missione non sarà compiuta». Benjamin Netanyahu, parlando dalla sala operativa del ministero della Difesa a Tel Aviv, ha spiegato: «Mi trovo qui nella sala operativa della Kirya insieme al ministro della Difesa, al vice capo di Stato maggiore, al capo del consiglio per la Sicurezza nazionale e ad alti comandanti dell’Idf. Le nostre forze stanno operando nella città di Gaza con l’obiettivo di sconfiggere il nemico, ma allo stesso tempo anche evacuare la popolazione civile. Stiamo facendo sforzi per aprire ulteriori corridoi che permettano un’evacuazione più rapida della popolazione di Gaza, per separarla dai terroristi, che sono il nostro bersaglio». Secondo fonti israeliane circa 320.000 abitanti hanno già lasciato Gaza City in direzione sud, verso le cosiddette «zone umanitarie». Un funzionario della sicurezza citato da Channel 12 ha spiegato che l’esodo massiccio ha consentito l’avvio dell’operazione. Per la prima volta nella storia dello Stato ebraico, un capo di Stato maggiore, il generale Eyal Zamir, ha guidato le truppe direttamente sul fronte, affiancato dal comandante del fronte Sud Yaniv Asor. Un responsabile militare israeliano stima che siano tra 2.000 e 3.000 i miliziani di Hamas ancora presenti a Gaza City.

Il portavoce dell’Idf, il generale Effie Defrin, ha dichiarato che la città di Gaza rappresenta «il fulcro del potere militare e politico di Hamas», trasformata in «un enorme scudo umano». Defrin ha spiegato che sotto le strade si estende una vasta rete di tunnel che collega centri di comando, rampe di lancio e depositi di armi, deliberatamente nascosti sotto aree civili. L’Idf afferma di permettere le evacuazioni e stima che oltre 350.000 persone abbiano già lasciato la città. «Nell’ambito del piano operativo – ha aggiunto – abbiamo adattato gli sforzi umanitari in conformità con il diritto internazionale. Non ci sarà fame nella Striscia di Gaza. Gli aiuti saranno consegnati anche a Gaza City». Sul fronte esterno Israele ha confermato di aver colpito una base Huthi nel porto yemenita di Hodeidah, che sarebbe servita come hub per il trasferimento di armi iraniane. Poco dopo un missile balistico lanciato dagli Huthi contro Israele è stato intercettato dalle difese aeree. Le sirene hanno suonato a Gerusalemme e in diverse comunità della Giudea e Samaria, ma non si registrano danni o vittime.

Le reazioni internazionali sono state immediate. Il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha dichiarato: «La lotta ad Hamas è legittima, ma non può trasformarsi in una deportazione di massa. Non è questo a garantire sicurezza né a Israele né al Medio Oriente». Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato Netanyahu di aver creato una «rete omicida fascista», paragonandolo a Hitler. Dal Vaticano Papa Leone XIV ha telefonato a padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia di Gaza, per esprimere vicinanza alla comunità cristiana e preoccupazione.

Il ministro degli Esteri britannico Yvette Cooper ha definito l’incursione «irresponsabile e terribile», chiedendo un cessate il fuoco immediato. Mentre da Berlino il ministro Johann Wadephul ha parlato di «errore», pur precisando che la Germania non appoggerà le accuse di genocidio contro Israele né un congelamento degli accordi Ue. L’Alto rappresentante Kaja Kallas ha parlato di «carneficina» e annunciato possibili sanzioni contro ministri e coloni estremisti.

«Ciò che sta accadendo a Gaza è moralmente, politicamente e legalmente inaccettabile. Gli sforzi di mediazione che il Qatar ha annunciato di essere pronto a riprendere riguardo a Gaza sono molto importanti. Denuncerò alla Corte penale internazionale la terribile situazione a Gaza e in Cisgiordania». Lo ha affermato il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar ha invece accusato Bruxelles di «rafforzare Hamas» con la proposta di sospendere l’accordo di associazione con Israele, definendo l’iniziativa «piena di false accuse e difetti legali» e un segnale di grave cedimento morale da parte dell’Europa, a suo dire paragonabile al tradimento della memoria dell’Olocausto. Sul fronte diplomatico, il ministro italiano Antonio Tajani ha ribadito la necessità di un percorso verso la soluzione dei due Stati, mentre dal Qatar il portavoce Majed al-Ansari ha dichiarato che i negoziati per la tregua «non hanno valore» dopo i raid israeliani contro rappresentanti di Hamas a Doha, pur sottolineando che l’emirato resta al centro della mediazione. Dagli Stati Uniti Donald Trump che vedrà Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca tra due settimane, ha avvertito che «Hamas sarà in grossi guai se userà gli ostaggi come scudo umano». Intanto cresce la pressione interna in Israele: le famiglie dei rapiti continuano a chiedere azioni concrete al governo, con testimonianze come quella di Einav Tzangauker, madre di Matan, che davanti alla residenza di Netanyahu ha lanciato un appello disperato contro l’immobilismo politico.

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