Israele avvisa Damasco con un raid: «Il regime stia lontano dai drusi»
La nave Freedom Flotilla in rotta verso Gaza colpita da un drone israeliano al largo di Malta (Ansa)
  • Colpita dai droni la nave dell’Ong Freedom Flotilla che trasportava aiuti per Gaza.
  • I jihadisti stranieri che hanno aiutato i ribelli siriani a prendere il potere ora sono problema.

Lo speciale contiene due articoli.

Nella notte tra giovedì e venerdì l’Aeronautica militare israeliana ha effettuato una serie di raid in Siria. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e il ministro della Difesa, Israel Katz, hanno confermato che Israele ha colpito anche un obiettivo vicino (500 metri) al palazzo presidenziale a Damasco. «Un messaggio chiaro al regime siriano. Non permetteremo alle truppe siriane di avanzare a Sud di Damasco, né di minacciare la comunità drusa», hanno affermato in una dichiarazione congiunta. Successivamente, il portavoce delle Idf ha confermato: «Poco fa, i caccia delle Idf hanno colpito la zona adiacente al Palazzo di Ahmed Hussein Al-Sharaa a Damasco». L’attacco è avvenuto a poche ore di distanza dalle proteste esplose nel Nord di Israele, dove membri della comunità drusa sono scesi in piazza dopo aver appreso del massacro compiuto dai jihadisti di Al-Sharaa contro i drusi a Jaramana, periferia drusa di Damasco: almeno 13 le vittime, decine i feriti. La rabbia, alimentata dai continui attacchi subiti dai loro parenti in Siria da parte del regime jihadista, ha acceso un’ondata di mobilitazione e tensioni nel Paese che ha appena superato l’emergenza degli incendi di Gerusalemme orditi da Hamas. Dalla caduta del regime di Bashar Al Assad, la Siria è precipitata nell’anarchia e nella violenza come provano i massacri operati della squadracce di Ahmed Al Sharaa/Mohammed Al Jolani contro gli alawiti (migliaia di vittime) e ora i drusi con i cristiani che vivono nel terrore.

La presidenza siriana ha condannato «con la massima fermezza» l’attacco lanciato nella notte da Israele nei pressi del palazzo presidenziale. In un comunicato, ha sottolineato che il raid «costituisce una pericolosa escalation contro le istituzioni e la sovranità dello Stato». La presidenza della Repubblica ha quindi invitato «la comunità internazionale e gli Stati arabi a schierarsi al fianco del Paese nel contrastare questi attacchi aggressivi, che violano le leggi internazionali». Mai come ora occorre ricordare che mentre la stampa mainstream ci raccontava che il tagliagole Al Jolani era diventato «buono» e i politici di mezzo mondo sono andati a stringere le sue mani insanguinate, noi abbiamo sempre ricordato chi fosse e del pericolo che lui e il suo gruppo terroristico Hayat Tahir Al Sham (Hts) rappresenta per la Siria e per l’intera regione. Al Jolani è stato bravissimo a recitare la parte del «jihadista buono» e in molti ci sono cascati ad esempio l’Ue. In occasione della conferenza annuale sulla Siria promossa dall’Unione europea, lo scorso 17 marzo Bruxelles ha accolto il ministro degli Esteri siriano, Asaad al-Shibani, esponente del governo di transizione e al termine degli incontri, il capo della diplomazia siriana è tornato a Damasco con un pacchetto di aiuti economici da 5,8 miliardi di euro, «destinati a sostenere la difficile ripresa del Paese».

Nel quadro del conflitto in corso con Hamas, una nave carica di aiuti umanitari e attivisti filopalestinesi è stata colpita da droni israeliani nella notte tra giovedì e venerdì, mentre si trovava in acque internazionali al largo di Malta. Secondo quanto riportato dal canale saudita Al Arabiya, citando fonti di sicurezza occidentali, il convoglio sarebbe stato orchestrato da Hamas. Le stesse fonti sostengono che i passeggeri avessero in programma un attacco contro le forze israeliane una volta raggiunta la costa della Striscia di Gaza. Ieri si è anche appreso che Hamas ha di nuovo rifiutato di disarmare e di rilasciare gli ostaggi e, secondo una nostra fonte a Gerusalemme, l’Idf ha presentato al primo ministro un piano per l’espansione delle operazioni militari, in attesa della sua approvazione. «Siamo vicini a un’escalation significativa e a un ampliamento della campagna militare. Nei prossimi giorni è previsto un ampio richiamo di riservisti e tutte le indicazioni portano in quella direzione. Un alto funzionario è a conoscenza della questione. Ci stiamo avvicinando a una manovra su vasta scala, come all’inizio della guerra», afferma la fonte.

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