Immaginate un Paese in cui 9 cittadini su 10 si sentono sempre meno protetti rispetto alla delinquenza giovanile; uno Stato, in cui il 48% degli adulti ha subito un’aggressione da parte di un minorenne; una nazione in cui i custodi della costituzionalità cancellano delle norme votate dal parlamento e destinate a lottare contro i giovani criminali. Credete che questo Paese sia l’inferno? Vi sbagliate, si tratta della Francia presieduta da Emmanuel Macron.
Certo, non è tutta colpa dell’attuale capo dello Stato francese e dei suoi premier se si è arrivati a questa situazione di anarchia che, per qualcuno, si avvia a sfociare in una guerra civile. Già negli anni ‘80, ‘90 e 2010, dei presidenti socialisti quali François Mitterrand e François Hollande, nonché governi dello stesso colore politico guidati da Lionel Jospin, Jean-Marc Ayrault, Manuel Valls e Bernard Cazeneuve, ce l’avevano messa tutta per trovare scuse all’azione penale nei confronti della delinquenza sempre più imberbe. Fatto sta che ormai pare che, nella testa dei francesi, ci si senta sempre più vicini ad una resa dei conti.
L’ipotesi è supportata dai dati dell’ultimo osservatorio sulla sicurezza, realizzato da Odoxa-Groupe Gouron per Le Figaro. L’89% dei francesi ritiene che la delinquenza giovanile sia aumentata negli ultimi anni, che l’età degli autori dei crimini sia sempre più bassa e che i reati commessi dai under 18 siano sempre più gravi. Basta sfogliare le cronache dei giornali degli ultimi due o tre anni per ritrovare i fatti di sangue provocati da minorenni, spesso immigrati o discendenti da immigrati, in molti casi a scapito di altri giovani, ma non solo. L’ultimo caso è l’assassinio di Mélanie, l’assistente scolastica accoltellata e uccisa dal quattordicenne Quentin G. all’inizio di questo mese. Un altro ragazzino, Elias 14 anni , lo scorso gennaio è stato aggredito e sgozzato da due giovani di 16 e 17 anni, già noti alle forze dell’ordine, che volevano rubargli il cellulare. Nel 2023, invece, il giovane Thomas Perotto era stato ucciso da un’orda di giovani di banlieue, letteralmente calata su una festa di paese.
E poi, come dimenticare le molestie collettive, chiamate in arabo taharrush gamea, perpetrate soprattutto contro donne, bambini o persone vulnerabili? I lettori de La Verità ricorderanno le razzie attorno allo Stade de France, in occasione della finale di Champions League del 2022. Per non parlare poi delle devastazioni, perpetrate sugli Champs Elysées e in varie città d’Oltralpe dai soliti «tifosi in festa», registrate dopo vittoria del Paris-Saint-Germain sull’Inter alla finale della Champions di quest’anno. Poi c’è stata l’ondata di punture e palpeggiamenti denunciati da decine di donne, dopo la festa della musica di sabato scorso.
Tornando ai dati dell’osservatorio, per l’87% degli intervistati «l’azione dello Stato non è abbastanza efficace in materia di lotta alla delinquenza minorile», per l’’86% «ci sono sempre più bande di minori delinquenti» per una stessa percentuale di sondati «la giustizia dovrebbe condannare più severamente di quanto faccia ora delinquenti minorenni». Il problema è che, anche in Francia come in Italia, una parte dei magistrati è fortemente ideologizzata dai valori della sinistra. Per questo, spesso, anche dei soggetti recidivi che hanno commesso reati gravi come la violenza sessuale, il furto, l’aggressione o ancora le lesioni gravi, sono «scusati» perché appartengono ad altre culture, mentre per le vittime, spesso francesi d’origine, non c’è la minima considerazione.
Come se non bastassero i giudici rossi, a contribuire all’impunità dei giovani delinquenti ci si è messo anche il Consiglio Costituzionale che, a differenza dalla Consulta italiana, non è composto da giudici ma da nominati dal presidente della Repubblica, da quello del Senato e dal suo omologo dell’Assemblea nazionale. Ognuno di loro indica 3 nomi che, nella maggior parte dei casi, hanno un colore politico ben definito e noto a tutti come quello degli ex presidenti della Repubblica che siedono di diritto salvo rinuncia parziale o totale. Ebbene, negli ultimi anni i nove «saggi» come li chiamano in Francia è come se avessero dato delle sciabolate a delle leggi approvate dal parlamento, eletto dal popolo sovrano francese. Leggi che, guarda caso, puntavano a contrastare l’immigrazione incontrollata (2023) o punire più severamente i minori delinquenti (2025). Quest’ultima norma è nata dal trauma provocato in Francia dalle sommosse scoppiate tra la fine di giugno e l’inizio di luglio 2023, dopo la morte di Nahel Merzouk, un diciassettenne già noto alle forze dell’ordine che non si era fermato a un controllo di polizia. Tale legge sulla violenza minorile era stata ampiamente concepita dai parlamentari macronisti, eppure, i saggi del Consiglio costituzionale l’hanno trovata troppo dura. La loro decisione ha portato addirittura Yves Thréard, editorialista di Le Figaro, testata di solito molto diplomatica, a parlare di «democrazia confiscata».
Ma chi dovrebbe preoccuparsi del buon funzionamento della democrazia francese sembra essere preoccupato da tutt’altro. Ormai condannato all’irrilevanza in questa sua fine regno, Macron moltiplica i viaggi ufficiali o lancia proclami per cercare visibilità all’estero, mentre all’interno, evita accuratamente di innervosire le banlieue. E pazienza se a pagare sono sempre gli stessi. Il premier François Bayrou invece è impantanato in un parlamento in cui non c’è maggioranza e dove si ricomincia a parlare di crisi. E’ di ieri la notizia del naufragio del «conclave» (mai nome fu peggio scelto qualche settimana prima della morte di papa Francesco, ndr) per la riforma della riforma delle pensioni approvata dal governo di Elisabeth Borne. I deputati socialisti presenteranno una mozione per far cadere l’esecutivo. Calcolatrice alla mano, se la votassero tutte le forze di sinistra e il Rassemblement national di Marine Le Pen, Bayrou dovrebbe fare le valigie. D’altra parte, come potrebbe stare in piedi un governo che cerca di emendare una riforma così importante approvata però da un altro esecutivo due anni fa, quello di Borne appunto, senza dibattito parlamentare ? Tutto era perfettamente legale, come previsto dall’articolo 49.3 della Costituzione di Parigi. Ma quando si scavalca un parlamento, in fondo, la democrazia la si confisca davvero.
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