Dopo aver avallato i diktat pandemici Amato osa ancora parlare di diritti
Su Repubblica il Dottor Sottile si dice preoccupato dalle minacce del sovranismo mondiale a libertà e dissenso. Eppure, da capo della Consulta lasciò che gli italiani fossero messi ai domiciliari e discriminati.

Giuliano Amato, povero, è particolarmente angosciato. Proprio così: lo ha «confessato» ieri a Repubblica in una intervista di quasi due pagine. E che cosa lo preoccupa? Il fatto che i diritti, in Occidente e non solo, non siano abbastanza rispettati. «Dall’Afghanistan all’Iran, dalla rivolta dei trumpiani a Capitol Hill ai ribelli di Bolsonaro, oggi siamo molto distanti da quei valori comuni che permisero ai fondatori delle Nazioni Unite di dichiarare universali i diritti», dichiara l’ex presidente della Corte costituzionale. Non sfugge all’osservatore attento il fatto che egli insista particolarmente sui sovranisti e sui pericoli che essi rappresenterebbero per l’ordine costituito e la democrazia liberale. Sentite infatti con quale tono accorato si esprime: «Oggi assistiamo», sospira, «a una sorta di egolatria che colpisce le nazioni o singole parti della nazione, persuase di avere l’esclusiva nel rappresentare la volontà del popolo: chi non sta con loro diventa automaticamente nemico del popolo. Questo è già accaduto in Europa, in Ungheria, dove chi ha vinto le elezioni ha liquidato gli avversari in quanto nemici. Ma è accaduto in forma rovesciata anche a Washington e a Brasilia dove chi ha perso le elezioni non accetta l’esito del voto ma accusa l’avversario, ossia il nemico del popolo, di aver vinto con l’inganno». Capito? Siamo proprio alle solite: bisogna guardarsi della insidia permanente rappresentata dalle destre.

Certo, Amato in parte grazia l’attuale esecutivo italiano: «Il governo di destra sa bene che non può deragliare dai binari fissati dall’Europa. Il legame con l’Unione risponde infatti a una necessità vitale che va molto oltre scelte contingenti», dichiara.

Ma ciò non gli impedisce di invitare la nazione (e soprattutto la sinistra) a tenere la guardia alta. Il Dottor Sottile, oggi rientrato al vertice della Treccani, ha deciso di rimettersi i panni del «socialista» attento ai destini degli ultimi e dei diseredati e sente gravare sulle proprie spalle una enorme responsabilità: deve ricordare a tutti quanto siano importanti i diritti umani.

Per quanto ci riguarda, condividiamo eccome la sua preoccupazione. Anche noi riteniamo che, da qualche tempo a questa parte, l’Occidente si sia incamminato su una pessima china. Il problema è che Amato è fra coloro che hanno contribuito a spingerci lungo tale sentiero. A noi pare di rammentare, infatti, che egli sia stato al vertice della Consulta fino a non molti mesi fa. Ciò significa che gli sono passati allegramente sotto gli occhi tutti i soprusi che la popolazione italiana ha dovuto subire negli ultimi anni di scriteriata gestione della pandemia.

Ne citiamo alcuni: le chiusure forzate, i divieti di passeggiare intorno a casa, l’imposizione della atroce tessera verde. Ebbene, mentre i diritti venivano violati sotto il suo portone dove stava Amato? Non ci sembra che si sia molto sbracciato per fare in modo di frenare certe tendenze liberticide. E dire che avrebbe avuto ripetute occasioni per fare valere il suo ruolo e la sua influenza.

Ancora nell’aprile del 2022, da presidente della Corte, rivendicava la decisione presa nei riguardi della Valle d’Aosta che aveva provato e imporre una legislazione meno severa sul Covid: «La pandemia», disse ai giornali, «ha richiesto interventi uniformi rientranti nella materia della profilassi internazionale di competenza esclusiva dello Stato, evitando il rischio di un grave e irreparabile pregiudizio all’interesse pubblico e ai diritti dei cittadini, nel caso di misure regionali derogatorie». Amato occupava lo scranno alla Consulta quando i giudici costituzionali decisero che i dpcm di Conte – di cui troppo facilmente tendiamo a dimenticarci – erano legittimi: in quel caso, i diritti delle persone non si tennero poi in così grande conto… Non solo: la stessa Corte dichiarò inammissibili tutti i ricorsi promossi da parlamentari che chiedevano di essere esentati dalla applicazione delle norme relative al green pass. Qualcuno all’epoca esultò, dicendo che in quel modo si impediva ai politici di ottenere l’ennesimo privilegio.

Beh, non era del tutto vero: di fatto si impose una restrizione a chi avrebbe voluto votare contro la restrizione medesima. Per altro, la Corte respinse quei procedimenti perché – disse Amato – «chiaramente volti a sollevare, impropriamente, questioni di legittimità costituzionale delle misure di contrasto alla pandemia». Già: guai a mettere in discussione la costituzionalità delle discriminazioni. In buona sostanza, Amato era (e in posizione non del tutto irrilevante) fra coloro che hanno approvato le norme segregazioniste e autocratiche di Conte, che hanno difeso il green pass e che hanno benedetto le restrizioni. E adesso, come se nulla fosse, ci viene a raccontare che i diritti umani sono in pericolo per via del sovranismo globale. Chissà, forse ritiene che non ne abbiamo avuto abbastanza, e che dopo i danni ci meritiamo pure le prese in giro.

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