«Sarà un grande fratello digitale», promette il governatore del Veneto, Luca Zaia. Ma anche un’inesauribile macchina da schei. Insomma, siamo in un romanzo di George Orwell o in un fumetto di Zio Paperone? Di sicuro, lo sbandierato intento primario della Ztl sulle Dolomiti, vette a numero chiuso e gabella salata, è ambientale: ridurre l’inquinamento. Dal 2024 sarà dunque necessario prenotare i parcheggi per entrare a bordo di macchine e moto. Il trionfale annuncio arriva da ministeri, regione ed enti locali. Ma i dati sulle emissioni giustificano davvero una misura che rischia di trasformare le già elitarie Dolomiti in un approdo ancor più esclusivo? «In piena stagione turistica invernale, come in quella estiva, la grande affluenza di automobili produce un notevole inquinamento» assicura Zaia.
Beh, proprio «notevole» non sembrerebbe. La celeberrima catena montuosa è Patrimonio mondiale dell’umanità. Nel 2015 la Fondazione Dolomiti Unesco commissionò un apposito studio al centro di ricerca Eurac di Bolzano: «I passi dolomitici. Analisi del traffico e dei suoi impatti e proposta di misure di gestione». Quello studio, tra l’altro, riguardò proprio il valico dei Pordoi: uno di quelli con accesso limitato, assieme a Gardena, Sella, Campolongo.
Le conclusioni del lavoro, lungo 252 pagine, sono lampanti: «Le concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto, monossido di carbonio, biossido di zolfo, metalli e benzopirene risultano contenute e sensibilmente inferiori rispetto a quanto registrato nella zona di fondovalle». Certo: la Statale 48 in alcuni orari è più trafficata del normale. Eppure, assicura la ricerca, è «del tutto evidente che l’intensità di tali fonti di inquinamento non è in alcun modo sufficiente a innalzare le concentrazioni né a valori paragonabili a quelli delle stazioni a fondovalle, né tantomeno a livelli prossimi ai limiti normativi previsti per la tutela della salute umana e dell’ambiente».
Ci sarebbe da rallegrarsi. Invece, rintocca l’allarme. Da quello studio sono passati sette anni. È possibile che, nel frattempo, lo smog sulle Dolomiti abbia eguagliato quello della Pianura padana? È probabile il contrario, piuttosto: il Covid ha fatto diminuire il traffico e le auto adesso sono meno inquinanti. Quindi, torniamo al sospetto iniziale: vogliono trasformare una bellezza universale in un privilegio particolare? Giovanni Campeol, ex docente di valutazione ambientale all’Università Iuav di Venezia, è stato segretario generale della Fondazione Dolomiti Unesco fino al 2011, oltre che consulente dell’agenzia parigina per 15 anni. Adesso è rappresentante del Veneto per la mobilità nell’Eusalp, la macroregione europea alpina. Insomma, nessuno conosce meglio le dinamiche sociali e ambientali della zona. E Campeol non esita: «Vogliono creare una riserva indiana per soli ricchi. Va contro gli interessi del territorio. E soprattutto gli obiettivi dell’Unesco: proteggere, promuovere e rendere fruibile». L’ultimo aspetto, aggiunge, è quello determinate: un bene Patrimonio mondiale dell’umanità, se non è accessibile muore». Dunque? «Si sono inventati la bufala dell’inquinamento per legittimare questa Ztl. Una mossa alla Greta. Se il problema sono i parcheggi, basta farne di nuovi. Lo spazio abbonda».
Una scorsa sul Web conferma. Molti non l’hanno presa benissimo. E pure diversi albergatori della zona, già provati da pandemia e bollette, pare non stiano stappando bottiglie di prosecco. «Avere un monitoraggio che parte dalla georeferenziazione dei livelli di traffico è una cosa che ancora mai nessuno ha fatto» gongola però Zaia. Del resto, le Olimpiadi invernali incombono: nel 2026 ci sarà Milano Cortina. L’immagine è tutto. Cosa c’è di meglio della roboante «Dolomiti low emission zone»? L’obiettivo, difatti, ricalca quello dell’accordo di Parigi: ridurre le emissioni di CO2 del 55 per cento entro il 2030. Traffico sui passi monitorato, dunque. Sviluppo della mobilità sostenibile, poi. E non si pagheranno solo i parcheggi. Sono previste anche limitazioni del traffico, decise in tempo reale, per contenere lo smog (quale?). Si studia un ticket di ingresso, come a Venezia.
Il 23 gennaio 2023 scatterà difatti la gabella per entrare nella città lagunare. I turisti pagheranno un biglietto per la visita giornaliera: da tre a dieci euro a persona. Raggiunta la massima capienza, si potrebbero perfino chiudere i tornelli. Esattamente quello che si farà con la Ztl dolomitica: posti contingentati e solo su prenotazione. E non saranno certo a buon mercato. Basti pensare che nel vicino Lago di Braies, dove quest’estate hanno fatto da apripista, uno stallo arriva a costare anche venti euro per mezza giornata. Paradisi riservati solo a chi può. Eppure, fra le motivazioni con cui l’Unesco nel 2009 dichiarò queste montagne patrimonio dell’umanità si legge: «I paesaggi sublimi, monumentali e carichi di colorazioni delle Dolomiti hanno da sempre attirato una moltitudine di viaggiatori e sono stati fonte di innumerevoli interpretazioni scientifiche e artistiche dei loro valori». Ecco, quella «moltitudine di viaggiatori» si rassegni. O si prepari a tirar fuori gli schei.
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