Mentre il sistema mediatico è totalmente concentrato sul conflitto a Gaza il flusso di approdi sulle coste del Sud Italia resta costante: dalla mezzanotte di sabato nei porti siciliani a calabresi sono entrati in totale dieci barconi (tutti a Lampedusa) e un veliero (a Roccella Jonica) con 621 persone. A bordo c’erano da un minimo di 45 a un massimo di 84 passeggeri egiziani, bengalesi, siriani, sudanesi, eritrei, etiopi, marocchini e pakistani. Uno dei barconi, con a bordo 48 persone, è stato messo in sicurezza per evitare che si ribaltasse. Altri 48 sono riusciti ad approdare all’Isola dei Conigli con una barca di legno che è stata trovata dai carabinieri sull’arenile.
I migranti sono stati subito rintracciati. Vanno a sommarsi ai 593 arrivati a Lampedusa con i 12 sbarchi di sabato. E sono tutti salpati dai porti della Libia, che nelle ultime settimane è tornata a essere il canale migratorio più gettonato dagli scafisti trafficanti di esseri umani. Tra i due ultimi giorni solo 33 persone hanno dichiarato di essere partite da Sfax, in Tunisia. Dove l’attività messa in campo dalle autorità tunisine per impedire le partenze sembra funzionare. L’accordo con la Tunisia, per quanto l’Italia stia pressando una Ue distratta dal conflitto in Medio Oriente, dal peso economico dell’assistenza all’Ucraina e dal bilancio pluriennale europeo, non si è ancora perfezionato. Sul piatto l’Ue ha messo 150 milioni di euro di sostegno al bilancio (la Tunisia è vicina al default), ai quali si aggiungono più di 100 milioni per la gestione delle frontiere e 81 milioni per scambi tra le popolazioni europea e tunisina (soprattutto nel settore dell’educazione). A questi fondi, disponibili immediatamente, si somma un prestito pari fino a 900 milioni di euro. Per accedervi, però, la Tunisia dovrà prima impegnarsi ad attuare le riforme indicate dal Fondo monetario internazionale, tramite cui otterrebbe un prestito pari a 1,9 miliardi di dollari in un periodo di 48 mesi.
Lo scorso 12 ottobre, il portavoce della Commissione europea, Eric Mamer, ha ribadito che «nel contesto del Memorandum d’intesa sono previsti altri pagamenti per la Tunisia», ricordando, però, che «questo Paese ha ancora molta strada da fare». Poi ha annunciato: «Il negoziato arriverà a un punto in cui speriamo di essere in grado di erogare questi fondi, anche se chiaramente siamo ancora in una fase prodromica. Ma l’implementazione è qualcosa che ci occuperà per un bel po’ di tempo». Insomma, l’Ue cerca di prendere tempo. Anche se, sempre agli inizi di ottobre, il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, aveva ricordato: «L’intesa sul regolamento sulle crisi migratorie è stato un grande successo, ma ci sono anche le azioni operative. Nel breve periodo agiremo secondo i dieci punti di Lampedusa e nel medio attraverso il memorandum con la Tunisia». «Sul tema della Tunisia noi siamo per accelerare il più possibile non solo l’implementazione della prima parte del memorandum ma anche della seconda, che prevede un investimento in Tunisia per sostenere lo sviluppo», ripete da tempo il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che vorrebbe anche slegare il sostegno alla Tunisia dall’accordo con il Fondo monetario internazionale, ricordando quanto sia strategica la posizione di Tunisi per difendere le frontiere europee. La relazione tra Italia e Tunisi, inoltre, ha già portato a una riduzione delle partenze. Stando agli ultimi dati diffusi dalle autorità tunisine, nella regione di Sfax, epicentro delle partenze verso l’Europa, dal 27 al 29 settembre le forze di sicurezza tunisine hanno bloccato 62 tentativi di migrazione illegale, intercettando al largo di Sfax 681 persone di vari Paesi dell’Africa subsahariana, 228 tunisini e 73 di altre nazionalità, che stavano tentando di raggiungere l’Italia. A conti fatti si tratta di quasi 1.000 migranti in meno che agli inizi di ottobre sarebbero arrivati a Lampedusa.
E mentre l’hotspot di Lampedusa ieri è arrivato a contenere 788 ospiti, con 148 pronti a lasciarlo per Porto Empedocle, altri 80 migranti sono sbarcati in Calabria, a Roccella Jonica. Si tratta del quinto approdo in nove giorni nel piccolo porto di Roccella e del cinquantaquattresimo dall’inizio dell’anno, per un totale di quasi 5.000 persone di varie nazionalità giunte in appena dieci mesi nello scalo portuale reggino. I migranti viaggiavano su una piccola barca a vela (partita dalla Turchia) che è stata localizzata a circa 20 miglia dalla costa dalle motovedette della Guardia di finanza e della Guardia costiera. In Sicilia invece continuano le ricerche dei 15 dispersi del naufragio dell’altro giorno tra Marinella di Selinunte e Porto Palo di Menfi (cinque morti). Lo specchio d’acqua di fronte al punto in cui si è arenata l’imbarcazione è controllato da due elicotteri dell’Aeronautica militare e della Guardia costiera e dai mezzi navali dei Vigili del fuoco e della Capitaneria di porto. Il tratto di spiaggia invece è presidiato da carabinieri e volontari della Protezione civile. Le ricerche al momento non hanno dato alcun esito.
L’arrivo in porto, a Ravenna, della Ocean Viking, con a bordo 47 persone, tra cui undici minori non accompagnati, invece, è previsto per oggi. I migranti sbarcheranno alla banchina di Fabbrica Vecchia di Marina di Ravenna e poi, con i bus della Croce Rossa, saranno portati al Circolo canottieri della Standiana, alle porte della città, per le visite mediche e le procedure di identificazione.
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