C’è un altro video della giudice pro migranti
Iolanda Apostolico (Ansa)
Spunta una seconda ripresa di Iolanda Apostolico mentre contesta la polizia: a filmarla un reporter dell’agenzia «Lapresse». La prima clip di Catania sarebbe stata girata da un carabiniere: avvisati i pm.

Forse chi ha avuto fretta di schierarsi a difesa di Iolanda Apostolico avrebbe fatto bene ad attendere. Oltre all’inutilmente contestato video della polizia del 2018 ora ne spunta uno di un’agenzia di stampa, La Presse. Ieri l’ha rilanciato Open e mostra la toga siciliana in primo piano mentre protesta contro le forze dell’ordine, accusate di aver usato la mano pesante con alcuni manifestanti. Dalle immagini sembra proprio che non cerchi di adoperarsi per portare la calma. Anzi, si rivolge contro i poliziotti con il braccio teso e urlando qualcosa.

A cosa grideranno ora gli strenui difensori d’ufficio, visto che il video precedente era diventato per le toghe progressiste «un uso spericolato di ingerenze» nella vita privata della collega siciliana che ha attirato su di sé l’attenzione di media e politica con l’escamotage giuridico con il quale ha trovato il modo per bandire i Centri per il rimpatrio? Apostolico in quel caso era stata ripresa in prima fila a una manifestazione in cui volarono insulti ai poliziotti: «Assassini». Ma il Consiglio nazionale di Md ritiene che «la difesa di Apostolico sia la difesa dell’intera indipendenza di tutta la magistratura. Difesa, dunque, della democrazia».

La tesi, che appare subito come abbastanza corporativa, prova ad agitare uno spauracchio, quello dei pericoli per la democrazia. Per provare a buttarla in caciara, invece, la sinistra di spauracchio ne ha usato un altro: il dossieraggio. Pronta la replica del Carroccio: «L’esclusivo video di Lapresse è sconvolgente e spazza via le ridicole difese d’ufficio e i comici tentativi di spostare l’attenzione da un fatto evidente e gravissimo: un giudice in piazza contro le forze dell’ordine». I leghisti provano a riportare la questione sulla strada più logica: «Ci chiediamo cosa debba succedere ancora affinché tutte le istituzioni, unanimemente e rapidamente, intervengano di fronte a questa pagina oscena della nostra democrazia. Dimissioni, immediate».

Applausi alla toga arrivano, invece, dal leader di Libera don Luigi Ciotti: «Ha applicato la legge e il diritto europeo». Per le opposizioni il colpevole è chi ha diffuso il primo video, quello sul molo di Catania nel 2018. L’avvocato del popolo ed ex premier Giuseppe Conte ha dato il via alla caccia alle streghe: «La Digos fa sempre dei filmati quando ci sono delle manifestazioni, ma poi come arrivano questi filmati a un ministro delle Infrastrutture che non c’entra nulla? Salvini chiarisca come e perché ha avuto quei filmati, che sono nella disponibilità delle forze di polizia per altri compiti e non per attaccare i magistrati». Filmato che, secondo alcune indiscrezioni rilanciate dalle agenzie di stampa, sarebbe stato girato da un carabiniere con il proprio cellulare. Secondo quanto si apprende da fonti qualificate, sarebbe stato lo stesso militare a riferire spontaneamente ai suoi superiori la circostanza, chiarendo inoltre che la clip non sarebbe stata allegata ad atti interni o informative. Immediatamente sono stati informati i pm.

Una sonora bacchettata è arrivata alla collega dal procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo: «Io a quella manifestazione non ci sarei mai andato. Sono stato una fiera vedetta dell’indipendenza del magistrato, ma anche del principio che meno appare e più un giudice è credibile. Vale per i social, dove vedo foto e commenti di fronte ai quali un cittadino non può essere rassicurato. Vale per le manifestazioni». Un concetto condiviso dal vicepremier Antonio Tajani: «Chi ha un ruolo istituzionale deve rispettare innanzitutto l’istituzione».

Il premier Giorgia Meloni sulla questione ha tagliato corto: «Il dossieraggio si fa su cose occulte, ma se uno era lì e lo rivendica…». E il carico da 90 è arrivato da sinistra. Il giudizio dell’ex presidente della Camera ed ex magistrato Luciano Violante è netto: «Un magistrato non può partecipare a manifestazioni conflittuali e pensare di essere ritenuto imparziale. La contraddizione, in termini di etica professionale, è palese». Non solo. Secondo Violante, «la legittimazione del magistrato non sta più nell’essere “la bocca della legge”, ma nell’essere un soggetto che interpreta la legge in modo credibile. Dunque, io magistrato posso fare le migliori sentenze in assoluto, ma se mi schiero con chi è parte di un conflitto non sono più credibile e ledo la mia funzione costituzionale». Nella sua lunga filippica Violante smonta tutti i motivi d’appello avanzati da toghe e sinistra: «Si deve stare dalla parte dei diritti dei più deboli con le sentenze, non con le manifestazioni. Non si può rivendicare indipendenza, e poi tenere comportamenti che la mettono in discussione. Lì come mediatrice? Non mi pare fosse il suo compito». E anche sulla diffusione del filmato Violante deve aver scontentato più di qualcuno tra i dem: «Può darsi che qualcuno abbia violato un segreto d’ufficio rendendo inconsapevolmente ricettatore chi ha usato il video. Ma questa è una polemica deviante». Il caso è chiuso.

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