C’è anche un’élite culturale che contesta la carta verde: «È contro la costituzione»
Intellettuali, giuristi, scienziati, medici, artisti firmano una petizione avversa all’obbligo di lasciapassare. Decine di migliaia di adesioni per un’istanza sociale sempre più forte

Non soltanto sbandati o violenti, ma cittadini che conoscono a menadito la Costituzione, la prassi democratica e i fondamenti di uno Stato di diritto. Naturalmente, nel circuito dell’informazione mainstream non sono certo questi ultimi a figurare nelle scalette dei telegiornali o nei titoli dei quotidiani e questo autorizzerebbe a pensare che, nell’Italia dell’era Covid, solo chi minaccia azioni estreme o sabotaggi possa attirare l’attenzione dei media, lesti così a generalizzare e a screditare un’intera corrente di opinione. Nonostante ciò, un gruppo particolarmente attivo di intellettuali, giuristi, scienziati e medici che potremmo definire la «maggioranza silenziosa» degli oppositori all’obbligo generalizzato del green pass, hanno lanciato un appello, dal profilo alto, alle maggiori istituzioni politiche del Paese e, a giudicare, dai numeri, hanno avuto ragione di chi invece suggeriva la via della «caciara» (per dirla alla romana).

Si tratta di una petizione rivolta principalmente al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e – attraverso quest’ultimo – al Parlamento, che sarà chiamato a breve a convertire il decreto che stabilizzerà, convertendolo in legge, il giro di vite sulla certificazione verde. Nel testo della petizione, che nella sua versione online è accompagnata dal frontespizio della Costituzione italiana, si premette che «da oltre un anno e mezzo il popolo italiano subisce limitazioni radicali a diritti e libertà considerate fondamentali dalla Costituzione, dalla Cedu e dalla Dichiarazioni dei diritti fondamentali dell’uomo», per poi passare allo specifico della nuova normativa sul green pass, che ad avviso dei promotori dell’iniziativa «implica l’esclusione in radice dell’accesso ad attività, servizi e luoghi pubblici (teatri, cinema, attività sportive, locali pubblici, fiere, manifestazioni, congressi, etc.), a una specifica categoria di persone, ovvero coloro che non si sono vaccinati o non hanno prenotato la vaccinazione (con la sola eccezione di coloro che sono guariti dalla malattia e salva la possibilità di sottoporsi a tamponi a pagamento, ripetuti nelle 48 ore antecedenti al godimento di quelle libertà o diritti)».

Uno stato di cose non compatibile, quindi, con «la libertà della scelta di non sottoporsi al trattamento sanitario della vaccinazione, garantita dall’art.32 co. 2 della Costituzione che, pur prevedendo la possibilità che vi siano deroghe stabilite con una legge formale, ammonisce che in nessun caso è possibile violare i limiti imposti dal rispetto della dignità della persona umana». Ne discende, sempre secondo i promotori della petizione che «le restrizioni di accesso allo sport, alle attività sociali, culturali, formative, lavorative e di istruzione stabilite tramite il green pass colpiscono una categoria di persone che esercita una libertà costituzionalmente garantita, che viene penalizzata in quanto tale, per via di una propria qualità personale, di una propria condizione e di una libera scelta» e in conclusione che «il green pass contrasta, dunque, con i principi fondanti il nostro ordinamento, sia di matrice costituzionale che comunitaria ed internazionale».

Da qui, la richiesta alle massime istituzioni di non rendere permanente il vulnus democratico prodotto con le ultime norme approvate, che ha raccolto già più di 46.000 firme e può vantare, sia tra i promotori che tra gli aderenti, giuristi, magistrati, accademici e nomi di spicco della cultura, come ad esempio l’ex dirigente Mediaset e Rai Carlo Freccero. Carlo Cuppini, uno dei principali animatori dell’iniziativa, ha fatto sapere che quando il numero delle firme raggiungerà l’importante soglia psicologica di 50.000 firme il «faldone» verrà simbolicamente consegnato «alle Camere, al presidente della Repubblica, alle forze politiche e ai media, con l’intento di rappresentare un’istanza sociale che sta emergendo sempre più forte e plurale». Oltre a Cuppini, il documento è promosso dall’avvocato Olga Milanese e tra le personalità aderenti meritano di essere citate, accanto a Freccero, il filosofo Giorgio Agamben, gli scrittori Marco Guzzi e Enrico Macioci e l’ex magistrato Augusto Sinagra.

Particolarmente nutrita è la parte della petizione che elenca quelle che ad avviso dei promotori sono le violazioni al quadro normativo nazionale e sovranazionale, come ad esempio gli articoli 2 e 3 della nostra Costituzione e la Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, oltre allo stesso Trattato istitutivo dell’Ue e alla Convenzione Onu sull’eliminazione delle discriminazioni. Sempre secondo gli autori del documento, col green pass obbligatorio «il governo italiano ha diviso la cittadinanza in due gruppi, i titolari e i non titolari, ai quali vengono garantiti diritti e opportunità diversificati, con esclusione del secondo gruppo da una serie di attività, servizi, luoghi di primaria importanza per il benessere personale, la crescita intellettuale, la partecipazione alla vita culturale, sociale e produttiva del Paese, la sfera relazionale». Una serie di punti che, al di là della loro condivisione o meno, inducono a una riflessione che a qualcuno potrebbe risultare molto più faticosa dello sbattere il no vax violento in prima pagina.

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