Caro Elkann, ora ho capito cos’è lo «stile Juve»
John Elkann (Ansa)

Caro Jaki Elkann, le confesso che, da tifoso granata, non avevo mai capito lo «stile Juventus». Le scrivo questa cartolina per ringraziarla perché l’altro giorno lei mi ha illuminato grazie al comunicato con cui la società bianconera ha esonerato bruscamente Massimiliano Allegri, subito dopo la vittoria della Coppa Italia e a due giornate dalla fine del campionato.

In quel comunicato, infatti, si dice che la decisione si è resa necessaria per il comportamento dell’allenatore «non compatibile con i valori della Juventus». In effetti, Allegri nel suo sfogo è stato molto trasparente. A differenza invece di alcuni dei vostri ultimi bilanci. E così ho capito: per essere compatibile con i valori della Juventus il mister non doveva sbroccare in quel modo. Al massimo doveva taroccare un paio di plusvalenze.

Lo ammetto, caro Jaki, sono di parte. Allegri l’altra sera mi è stato simpatico. Era vero, umano, genuino. Alterato, si capisce. Ma, mi scusi, se proprio deve esserci qualcosa di alterato, non è meglio un allenatore che un bilancio? Almeno lui ha la scusa dell’adrenalina a fine partita. Sinceramente non riesco a sopportare tutti i benpensanti coricati sull’amaca, con il nasino all’insù, che si indignano contro Allegri che ha sbroccato «in maniera triste, non dignitosa» (pofferbacco), definendolo «pazzo di rabbia» e «uscito di senno» (acciderbolina). Soprattutto non sopporto quando lo fanno su Repubblica, il suo giornale, anche perché ho il sospetto che scrivano solo per leccarle i piedi. E, mi creda, meglio un Allegri schiumante di rabbia che un Michele Serra schiumante saliva.

Però, ecco, sono felice di aver finalmente capito ciò che è compatibile o no con lo stile Juve. Per dire: sono compatibili con lo stile Juve gli «illeciti sportivi gravi e ripetuti», le plusvalenze esagerate, gli accordi sottobanco, le fatture taroccate a penna, le «prolungate violazioni delle regole», i documenti nascosti, pastrocchi contabili e pasticci vari. Sono compatibili pure le dimissioni di un intero consiglio d’amministrazione, i dieci punti di penalizzazione, persino i complicati rapporti con la curva e le estorsioni degli ultras. Quello che non è compatibile con lo stile Juve, invece, è Allegri che sbrocca alla fine di una finale. Ecco, quello no, quello viola lo stile Juventus. E, soprattutto, vi dà la speranza di risparmiare 7 milioni di euro del contratto dell’allenatore. Perché, si sa, lo stile Juve conta. Ma il portafoglio ancora di più.

Lei in questo, caro Elkann, è un maestro. E infatti lo «stile Juve» lo sta applicando in tutto l’impero. Non è forse lei che paga 36 milioni di euro l’anno l’ad Carlos Tavares, che sta di fatto liquidando la nostra industria dell’auto? Non è forse lei che dopo aver incassato per anni miliardi di sussidi dall’Italia ha trasferito tutto il gruppo fra Olanda e Francia, sbattendoci la porta in faccia? Non è forse lei che s’è comprato i giornali di sinistra per poter lasciare a casa gli operai senza avere Landini infuriati in piazza? E non è forse lei che sta facendo una lunga e penosa battaglia sull’eredità contro sua madre, fra tesoretti nascosti e società opache? Se questi sono i valori della casa, è giusto che la sfuriata di Allegri sia giudicata incompatibile. Una cosa così autentica dalle sue parti non s’è vista mai.

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