Candidatura in tasca per The Donald. Ma la Haley insiste: «Non mi ritiro»
Donald Trump (Ansa)
Donald Trump vince anche in New Hampshire, staccando di 10 punti l’avversaria: «Una nottataccia per lei». Che però resta in pista.

Donald Trump sta consolidando la sua posizione di frontrunner nella competizione per la nomination presidenziale repubblicana. Martedì, l’ex presidente ha vinto le primarie del New Hampshire, conquistando il 54,5% dei consensi. Al secondo posto si è invece piazzata Nikki Haley con il 43,4%. Si tratta di un duro colpo per l’ex ambasciatrice che, pur potendosi permettere di arrivare seconda, avrebbe avuto tuttavia bisogno di collocarsi a una distanza più ravvicinata rispetto al frontrunner. Senza trascurare che su di lei pesa anche la deludente performance in Iowa, dove la settimana scorsa aveva rimediato un magro terzo posto. Ciononostante la Haley non sembra intenzionata a fare un passo indietro. Pur congratulandosi con l’ex presidente per il risultato, ha annunciato di voler proseguire la battaglia elettorale, guardando in particolare alle primarie della Carolina del Sud, previste per la fine di febbraio. Qualcuno dice che alla fine la Haley avrebbe ancora effettivamente delle possibilità di emergere e che il risultato conseguito da Trump risulterebbe meno brillante di quanto appaia. Le cose stanno veramente così? Non esattamente. In primis, martedì Trump, in un colpo solo, è riuscito a superare due soglie psicologiche cruciali: oltrepassare il 50% dei consensi complessivi e staccare l’avversaria di oltre dieci punti. In secondo luogo, l’ex presidente è diventato il primo candidato repubblicano che, non da presidente uscente in cerca di riconferma, ha vinto sia il caucus dell’Iowa sia le primarie del cosiddetto Granite State. Non solo. In entrambe le tornate elettorali, ha conseguito il miglior risultato mai ottenuto da un candidato repubblicano a livello percentuale.

Ulteriore elemento da sottolineare è quello dei voti in termini assoluti. Martedì, Trump ha conquistato circa 170.000 voti a fronte dei 100.000 che aveva ricevuto quando vinse le primarie del New Hampshire del 2016. Ma le buone notizie per l’ex presidente non si fermano qui. Secondo il Washington Post, «gli elettori suburbani del New Hampshire hanno sostenuto Trump». Ricordiamo che le aree suburbane risultano storicamente fondamentali per riuscire a conquistare la Casa Bianca. E che proprio in queste aree l’ex presidente si era sempre trovato politicamente in difficoltà. Il fatto di essere riuscito a crescere in una simile quota elettorale rafforza quindi Trump in vista delle presidenziali del prossimo novembre. Davanti a questi elementi, è abbastanza difficile sostenere che il successo dell’ex presidente sia soltanto apparente.

Ma veniamo alla Haley. Arrivata a questo punto, ha davvero delle chance sul piano squisitamente elettorale? Qualcuno dice che potrebbe rimontare in Carolina del Sud: Stato di cui la diretta interessata fu governatrice dal 2011 al 2017. Eppure non è affatto detto che per l’ex ambasciatrice la strada sia in discesa qui. Innanzitutto Trump ha ottenuto l’endorsement del senatore della Carolina del Sud, Tim Scott, e dell’attuale governatore di questo Stato, Henry McMaster. Inoltre, l’elettore repubblicano medio del cosiddetto Palmetto State è più vicino al trumpismo rispetto a quello del New Hampshire. E qui veniamo allo scoglio principale, verso cui veleggia la Haley. Per cercare di avere realmente successo, l’ex ambasciatrice avrebbe dovuto centrare subito due obiettivi. Primo: arrivare seconda in Iowa, estromettendo Ron DeSantis dalla corsa e intestandosi il merito del suo ritiro. Secondo: ottenere la medaglia d’argento in New Hampshire a pochi punti di distanza da Trump. Solo in questo modo avrebbe avuto lo slancio per giocarsela seriamente in Carolina del Sud e far decollare così la propria candidatura. Purtroppo per lei, ha fallito entrambi gli obiettivi. E adesso diventa ancora più difficile una sua rimonta nel Palmetto State. Proprio ieri, Politico ha pubblicato un’analisi significativamente intitolata: «La Carolina del Sud probabilmente non salverà Nikki Haley».

E allora per quale ragione l’ex ambasciatrice resta in campo? Ci sono due ipotesi. La prima è che voglia mettere sotto pressione Trump per ottenere da lui una candidatura alla vicepresidenza. Un’ipotesi, questa, che, nonostante sia stata smentita da entrambi, è al momento sul tavolo. L’ex presidente potrebbe avere infatti bisogno della Haley per federare le varie anime del Gop e potrebbe ricorrere alla stessa strategia che spinse Ronald Reagan a selezionare George H. W. Bush, suo rivale alle primarie repubblicane del 1980, come proprio running mate alle presidenziali di quell’anno. La seconda ipotesi è invece che la Haley stia scommettendo sulla possibilità che, nei prossimi mesi, Trump venga dichiarato incandidabile. A quel punto, l’ex ambasciatrice potrebbe provare a proporsi come l’unico sostituto possibile. Non è detto che però, in caso, il gioco le riesca. Con questi numeri, è probabile che l’ex presidente possa blindare matematicamente la nomination già verso la metà di marzo. Ebbene, Trump avrebbe a quel punto un gran numero di delegati alla Convention nazionale estiva: delegati che assai difficilmente accetterebbero di puntare sulla Haley, qualora la Corte suprema degli Stati Uniti dichiarasse Trump incandidabile nei prossimi mesi. È quindi verosimile ritenere che, nel caso l’ex presidente dovesse uscire di scena, la nomination possa andare a qualcuno di suo gradimento. Qualcuno che magari non si è nemmeno candidato alle attuali primarie repubblicane. Insomma, al di là di un’eventuale vicepresidenza tutt’altro che remota, sembra proprio che gli spazi di manovra della Haley si siano ormai fatti particolarmente stretti.

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