Le operazioni belliche in Ucraina si sono trasformate in una logorante guerra d’attrito. È per questo che, negli ultimi tempi, sono iniziate le grandi manovre per una risoluzione diplomatica del conflitto. Anche perché, se non viene chiusa in fretta, la guerra rischia di allargarsi. Ha fatto molto scalpore, infatti, il ritrovamento di alcuni frammenti di un drone russo sul territorio della Romania. L’aeromobile era stato utilizzato in un attacco delle truppe di Mosca contro un porto ucraino sul Danubio. Nei giorni scorsi, Bucarest aveva smentito la notizia, ma ieri è arrivata la retromarcia, con il presidente romeno, Klaus Iohannis, che ha parlato di «una grave violazione della sovranità e dell’integrità territoriale di uno Stato alleato della Nato». L’Alleanza atlantica ha prontamente espresso solidarietà a Bucarest.
Il tempo, insomma, è tiranno, soprattutto per Volodymyr Zelensky. Se la controffensiva non avrà raggiunto i suoi obiettivi strategici entro l’arrivo delle grandi piogge autunnali, il piano sarà ufficialmente fallito. Ecco perché il presidente ucraino ha azionato la sua macchina della diplomazia. Qualora dovesse disattendere le altisonanti promesse di riconquista integrale dei territori occupati, è infatti necessario coprirsi le terga. Non altrimenti si possono leggere le timide aperture dei giorni scorsi su una risoluzione politica della disputa sulla Crimea.
Ma c’è di più: ieri si è insediato il nuovo ministro della Difesa, Rustem Umerov: «Farò tutto il possibile e l’impossibile», ha scritto su Facebook, «per la vittoria dell’Ucraina, quando libereremo ogni centimetro del nostro Paese e ogni persona lì residente». Per ovvi motivi, non poteva esprimersi diversamente. Eppure, la sua nomina è quantomai significativa. Il predecessore, Oleksij Reznikov, era un importante esponente dell’ala oltranzista del governo: con i russi non si parla, si combatte e basta. Totalmente differente è il profilo di Umerov: in passato, il deputato tataro ha dimostrato più volte le sue spiccate doti diplomatiche. Pur in frangenti molto complicati, è riuscito a interagire con Mosca in maniera spesso efficace.
Tra l’altro, Reznikov è sempre stato piuttosto chiacchierato per il suo coinvolgimento in un grave scandalo che risale a circa un anno fa, riguardante le forniture militari, il cui prezzo è misteriosamente triplicato sotto la sua gestione. In altri termini, con il suo siluramento, Zelensky prende due piccioni con una fava: al posto di un falco piazza una colomba e, inoltre, mostra a tutto l’Occidente come si stia seriamente impegnando nella lotta contro la corruzione, ossia uno dei sette requisiti che l’Ucraina deve soddisfare per poter entrare nell’Unione europea.
Sempre in quest’ottica, del resto, si può leggere la vicenda di Igor Kolomoisky, arrestato nel fine settimana per ordine diretto del presidente (il procuratore generale che ha spiccato il mandato di cattura è stato nominato da Zelensky in seguito alle purghe di qualche mese fa). Non si tratta di un’epurazione da poco. Magnate ebreo ricchissimo, Kolomoisky è uno degli oligarchi più potenti dell’Ucraina che, peraltro, nel 2018-2019 ha sostenuto fattivamente l’ascesa di Zelensky alla presidenza: in qualità di proprietario dell’emittente 1+1, ha contribuito alla crescita della popolarità dell’attuale leader ucraino, allora comico televisivo, anche per ostacolare la rielezione di Petro Poroshenko, con cui non è mai corso buon sangue. Nel periodo di Euromaidan, inoltre, Kolomoisky finanziò diverse milizie nazionaliste, tra cui Azov. Accusato di frode e riciclaggio, nel 2021 è stato colpito dalle sanzioni degli Stati Uniti «a causa del suo coinvolgimento in una significativa corruzione».
Insomma, Zelensky sta facendo di tutto per ingraziarsi i suoi alleati occidentali. In questo senso va interpretato pure il recente colloquio tra il presidente ucraino ed Emmanuel Macron, con la Francia pronta a fornire «garanzie di sicurezza» all’Ucraina tramite un accordo bilaterale tra Kiev e Parigi. Mossa previdente, vista l’indisponibilità di Washington a parlare di ingresso nella Nato. Eppure, malgrado la fermezza di Joe Biden su questo punto, ieri è volato a Kiev Antony Blinken, il segretario di Stato Usa, che ha espresso apprezzamenti sull’andamento della controffensiva e ha ribadito la vicinanza a Zelensky: «Vogliamo essere sicuri che l’Ucraina abbia ciò di cui ha bisogno», ha affermato Blinken. «Ci aspetta un inverno difficile, ma siamo felici di non essere soli ad affrontarlo. Lo faremo insieme ai nostri partner», ha dichiarato Zelensky. In proposito, si parla di circa 1 miliardo di dollari di ulteriori aiuti militari, senza contare l’invio delle controverse munizioni all’uranio impoverito. «Le munizioni all’uranio impoverito sono molto efficaci e diversi studi dimostrano che non c’è il rischio di radiazioni», ha dichiarato il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale Usa, John Kirby, in un briefing con la stampa estera, dopo che il Pentagono ne ha annunciato l’invio all’Ucraina.
L’impressione, comunque, è che le manovre diplomatiche stiano entrando nel vivo. Una prossima fine delle ostilità, d’altronde, vorrebbe dire anche risparmiare innumerevoli vite dei civili coinvolti. Sempre ieri, ad esempio, un raid russo ha colpito il mercato di Kostiantynivka, città ucraina nella regione di Donetsk, provocando 17 morti e decine di feriti. «Purtroppo il numero delle vittime e dei feriti potrebbe aumentare», ha dichiarato il presidente ucraino.
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